La zona d’interesse e la storia vera che ha ispirato il film di Jonathan Glazer

Dopo aver scioccato Cannes, La zona d’interesse diretto da Jonathan Glazer si pone al servizio del pubblico per raccontare una storia che, purtroppo, sappiamo essere tragicamente vera. Gli elementi romanzati non bastano a celare una verità ancora oggi carica di dolore.
Sandra Hüller in una scena del film La zona d'interesse

Da qualche giorno è uscito nelle sale La zona d’interesse, pellicola drammatica diretta da Jonathan Glazer. Il film, presentato al Festival di Cannes 2023 e vincitore del Gran Prix della giuria, è l’adattamento dell’omonimo romanzo scritto da Martin Amis. L’intreccio segue Rudolf Höß, comandante del campo di concentramento di Auschwitz trasferitosi, insieme alla famiglia, in una piccola villa situata sul bordo esterno del campo. Sulla famiglia del comandante nazista esistono pochi documenti pubblici, pertanto molto è frutto di speculazioni e concessione creative.

Il film, di cui trovate qui la nostra recensione, sceglie comunque un approccio realistico, a partire dai suoi protagonisti. Rudolf Höß è stato il primo comandante del campo, dopo averne seguito dall’inizio alla fine la costruzione. Non solo il comandante ebbe un ruolo determinante durante la fase di costruzione del campo, ma si deve a lui l’impiego del Zyklon B nelle camere a gas. Negli anni precedenti, Höß aveva prestato servizio in campi come Dachau, distinguendosi per le sue capacità. Il nazista si trasferì insieme alla famiglia in una villetta adiacente al campo, a poche centinaia di metri dai crematori. 

Nel 1943 Höß venne sostituito da un altro comandante. I motivi non sono ancora del tutto chiari, soprattutto perché l’uomo era solitamente elogiato per la sua gestione del campo. Probabilmente, a causa di una sua relazione clandestina con una prigioniera politica austriaca, Höß iniziò ad attirare le attenzioni sbagliate, decidendo così di cambiare aria per un po’. Nel 1944 Höß torna a ricoprire il suo ruolo nel campo di Auschwitz per sovrintendere lo sterminio dei deportati ungheresi. I treni, arrivati direttamente al campo, scaricavano i deportati condotti direttamente nelle camere a gas. 

Con la fine della guerra, i crematori iniziarono ad essere distrutti, insieme a tutte le prove dello sterminio. Höß, nonostante i tentativi di fuga, venne tradito dalla moglie e catturato nel 1946. Testimoniò al processo di Norimberga, descrivendo, con freddezza e apatia, il funzionamento dell’enorme macchina di Auschwitz. Il 2 aprile del 1947 venne condannato a morte, avvenuta per impiccagione il 16 aprile dello stesso anno. L’esecuzione avvenne davanti l’ingresso del crematorio del campo. Il suo corpo venne cremato e le ceneri sparse in un bosco vicino al campo.

La zona d’interesse è un film potente, sia nelle immagini che nel sonoro, che descrive quella banalità di cui parlava Hannah Arendt. Sicuramente un film che, come ricorda Cuarón, ricopre una certa importanza. Vi invitiamo a recuperarlo se ancora non l’avete fatto. Noi rimaniamo in attesa, aspettando nella sezione commenti la vostra opinione sul film di Glazer.

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