Il figlio di Saul: cos’erano i “Sonderkommando” mostrati nel film?

Il cinema ha sempre mosso i suoi ingranaggi per far sì che non potessimo mai dimenticare gli orrori dell’Olocausto. Il figlio di Saul è uno dei tanti lungometraggi che porta sulle spalle l’arduo compito. Ma chi sono i Sonderkommando nel film?
Géza Röhrig in una scena del film Il figlio di Saul

Oggi, 26 gennaio 2024, andrò in onda, alle 20:51 su TV2000, Il figlio di Saul, pellicola del 2015 diretta da Laszlo Nemes. Vincitore del Grand Prix della giuria al Festival di Cannes 2015 e del Premio Oscar come miglior film straniero, il lungometraggio racconta la storia di Saul, ungherese del Sonderkommando alla ricerca di una degna sepoltura per il figlio. Il tutto è ambientato all’interno del campo di concentramento di Auschwitz, nel quale avrà luogo una protesta realmente avvenuta.

Nello specifico l’odissea di Saul non rimanda a nessun fatto realmente accaduto. Ciò che invece sappiamo essere reale è tutto il contesto storico attorno al quale si costruisce il film, come accade nel film Il bambino con il pigiama a righe. Con tutto quello che avvenne all’epoca, una storia come quella del nostro protagonista potrebbe effettivamente aver avuto luogo, magari proprio nello stesso campo di sterminio. Campo nel quale ognuno rivestiva un ruolo: i nazisti, i prigionieri e poi i Sonderkommando.

Con questo termine, tradotto in italiano come unità speciale, si indicava un gruppo di deportati, per la maggior parte di origine ebraica, obbligato a collaborare con le SS naziste. I membri di questa “compagnia” venivano scelti il giorno stesso del loro arrivo al campo. Spesso erano uomini giovani e robusti. Vivevano in strutture separate dagli altri deportati e ricevevano un trattamento migliore. I loro compiti andavano dall occuparsi dei nuovi arrivati, tagliando loro i capelli e rimuovendo oggetti personali, fino alla pulizia delle camere a gas e al trasporto dei corpi nei forni crematori. 

Coloro che si rifiutavano venivano giustiziati, altri organizzavano vere e proprie resistenze, ma la maggior parte di loro metteva da parte la propria umanità. La loro speranza infatti era quella di sopravvivere rispettando gli ordini dei tedeschi. In realtà i sopravvissuti dell’unità erano molto pochi. Per evitare fughe di notizie, i nazisti uccidevano i membri dell’unità per formarne ogni volta di nuove. Chi faceva parte dei Sonderkommando generalmente non viveva più di tre mesi. Proprio a causa di questa loro “collaborazione” con i nazisti, gli uomini della Sonderkommando sono ancora oggi delle figure controverse.

A differenza dell’esordio alla regia di Claudio Bisio, che racconta la guerra da un’altra prospettiva, Il figlio di Saul pone l’attenzione su questi uomini che la storia fa ancora fatica a perdonare, cercando forse di fare luce su un fenomeno ancora oggi dibattuto. Se decidete di recuperare il film ricordate di lasciarci un commento con il vostro pensiero.

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