L’ultima volta che siamo stati bambini, recensione: un JoJo italiano

L'ultima volta che siamo stati bambini rappresenta l'esordio di Claudio Bisio alla regia. Un film che racconta la guerra con l'innocenza tipica dell'infanzia. Un film legato al ricordo, che tramite l'ironia riporta alla luce ferite profonde del nostro paese.
I protagonisti di L'ultima volta che siamo stati bambini in una scena del film

L’ultima volta che siamo stati bambini, l’ultima volta che abbiamo guardato la vita con occhi innocenti. Questo vuole dirci Claudio Bisio con il suo nuovo film, esordio alla regia. Una commedia che parla di guerra, che ricorda ferite del passato, ma lo fa facendoci sorridere e divertire, come solo i bambini sanno fare. La pellicola racconta come la guerra abbia condizionato intere generazioni; nei discorsi dei bambini, in gruppo tra di loro, risuonano parole adulte, sprezzanti, arcigne, parole di violenza e sofferenza. Una storia fatta di ricordo e speranze, tutta da scoprire.

L’ultima volta che siamo stati bambini, tratto dall’omonimo romanzo di Fabio Bonifacci, dopo aver aperto la 53ª edizione del Giffoni Film Festival è uscito nelle sale cinematografiche italiane il 12 ottobre, distribuito da Medusa. Qui tutto quello che dovete sapere sul film.

L’ultima volta che siamo stati bambini: la trama

Il film, nonostante alcune libertà di regia, si ambienta storicamente nel 1943, raccontando il rastrellamento del Ghetto di Roma, avvenuto il 16 ottobre dello stesso anno, e le sue conseguenze. Il tutto è mostrato attraverso gli occhi dei bambini. I protagonisti sono Italo, Cosimo, Vanda e Riccardo, di appena dieci anni, pieni di sogni e voglia di scoprire il mondo. La spensieratezza della loro infanzia rimane intrappolata in una quotidianità inquinata dal clima del ventennio fascista e dalla Seconda Guerra Mondiale. Molto diversi tra loro, soprattutto per le origini, i quattro rappresentano lo specchio di tutti i bambini italiani dell’epoca.

Seppur non esplicitamente, il film trasmette l’idea che in guerra non esistono vincitori. A veicolare questo messaggio è principalmente Italo, interpretato da Vincenzo Sebastiani. Figlio di un Federale (Claudio Bisio), è cresciuto sotto la pressione di dover essere il più cattivo di tutti, un soldato all’altezza del fratello Vittorio (Federico Cesari).

Inizialmente, lui è il capo. Il primo a insultare Riccardo in quanto ebreo, colui che spiega, attraverso il gioco, come si fa la guerra, come essere un bravo “balilla” e un fascista degno di medaglia. Dalla sua bocca risuonano parole adulte, di un tentativo di indottrinamento che cozza con la realtà dei comportamenti di Italo. Sarà lui a decidere di partire per un viaggio che avrà l’obiettivo di liberare Riccardo dai tedeschi.

Gli altri componenti del gruppo sono Cosimo (Alessio Di Domenicantonio), il quale, con il papà al confino accusato di essere comunista e dopo la morte della madre, vive con un nonno che lo intima di stare lontano dai guai e un fratellino che cerca spesso di unirsi al suo gruppo di amici. Vanda invece, interpretata da Carlotta De Leonardis, è una bambina sveglia e molto intelligente, che vive in un orfanotrofio, accudita principalmente da Suor Agnese.

Nonostante la guerra e le discriminazioni imposte dal regime, i bambini non hanno mai perso la voglia di giocare tutti insieme, unendosi in un legame forte, segnato da patti e promesse. Quando uno di loro viene portato via quindi, ci sono pochi dubbi; al mattino presto, dopo aver preparato in fretta l’occorrente, partono da Tiburtina alla volta del salvataggio del loro amico. La trama si gioca così sul viaggio lungo un binario, che attraversa un’Italia disastrata dalla guerra. Dietro di loro, nel tentativo di intercettarli e riportarli a casa, viaggiano suon Agnese e Vittorio.

Equipaggiati con l’incoscienza, cifra stilistica di ogni bambino, una misteriosa mappa e un’amicizia che si rafforza di giorno in giorno, Cosimo, Italo e Vanda portano avanti con caparbietà la loro missione, tra avventure spericolate e voglia di libertà, finché non si troveranno a dover fare i conti con la dura realtà di un’epoca difficile.

La guerra non è un gioco per bambini

Il regista Claudio Bisio sul set del film L'ultima volta che siamo stati bambini

Bisio si mostra in questo film sotto vesti diverse, pur mantenendo, nel tono, la sua cifra stilistica. Perché sì, il dramma storico viene comunque narrato con il ritmo di una commedia. Il giusto equilibrio tra leggerezza e tragedia. L’orrore della guerra, tranne in pochissime scene, non viene mai mostrato direttamente. Viene raccontato attraverso gli occhi dei bambini, nati già sotto le bombe, i quali non possono far a meno di giocare e parlare condizionati dalla particolare, tragica, condizione in cui versa il paese.

Non mancano alcune falle, soprattutto legate alla narrazione, di una regia al suo esordio. Bisio appare anche in una mezza posa costruita ad hoc per far sì che, colui che nasce come attore, abbia un ruolo nel suo stesso film. Un personaggio, il suo, la cui interpretazione rende molto labile il confine tra parodia e iper realismo.

Il film si gioca quasi interamente sui tre bambini. Già pieni di tecnica e talento, ricoprono perfettamente il simpatico ruolo assegnatogli dalla storia. Alternati a sequenze con protagonisti personaggi adulti, sono loro il vero fulcro d’interesse del film. Quelle parti, come la trama che lega suor Agnese e Vittorio, perdono l’interesse, come se essere perdessero quella magia. Sono i bambini a far divertire e tenere incollato il pubblico allo schermo. Si potrebbe definire un tentativo di risposta italiana al capolavoro di Taika Waititi, JoJo Rabbit.

“La guerra non è un gioco per bambini” pronunciato da Italo in una scena del film, è la giusta rappresentazione di quanto detto. L’antifona di una pesantezza troppo grande per l’innocenza infantile.

I bambini sono il sinonimo di speranza. Elevano l’amicizia partendo, uniti, all’avventura, lottano per i loro affetti, ammirando i loro esempi adulti. Il finale commovente, che ricorda quello de Il bambino con il pigiama a righe, rappresenta uno degli esempi del fallimento umano di una pagina di storia, di un sistema malato, fatto di violenza, che non lascia vincitori ma solo vittime.

E voi? Andrete a vedere L’ultima volta che siamo stati bambini? Nel frattempo, qui trovate tutte le altre uscite al cinema a ottobre. Questo e altro su CiakClub.it

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