Dopo 17 anni di onorato servizio, il santo patrono di tutti i talent-show canori e non, The X Factor, chiude i battenti. La cancellazione del format riguarda, per ora, solo il Paese che vide nascere la sua prima edizione in assoluto: il Regno Unito. La notizia è stata riportata a Variety da un portavoce dell’emittente britannica ITV, che si è così espresso: “Al momento non ci sono piani per la prossima serie di X Factor“. Un altro modo per dire che il rinnovo per una nuova stagione viene messo in naftalina a tempo indeterminato. Dietro la decisione dello stop – completamente inaspettato – ci sarebbe la casa di produzione Syco Entertainment, che finanziava lo show in collaborazione col gruppo Fremantle e fa capo al juggernaut – come lo definiscono alcune testate – Simon Cowell.
Mettendo insieme il suo fiuto in ambito artistico con l’esperienza imprenditoriale, qualità impartite rispettivamente dalla madre e dal padre, Cowell aveva incentrato il suo impero dell’intrattenimento sulla creazione di tutta una serie di contest on stage che, ormai, fanno parte dell’immaginario televisivo internazionale. La prima creatura era stata proprio The X Factor, fucina di talenti globali – su tutti, fece incontrare i One Direction – poi esportato all’estero: i diritti del format, replicabile, erano stati venduti da Cowell alle emittenti di 40 nazioni sparse su tutti e cinque i continenti. Successivamente, spostandosi oltreoceano, avrebbe ideato il talent – fonte di altrettanto profitto – America’s Got Talent. Secondo quanto dichiarato da Kevin Lygo, amministratore delegato di ITV: “Simon controlla lo spettacolo molto più di noi. Quando vuole che torni, come vuole che torni? Speriamo di poterne far parte“.

A partire dal 2004, The X Factor ha totalizzato 445 episodi e 15 stagioni solo nel Regno Unito, l’ultima nel 2018. Era già stata annunciata una pausa per il 2020 – anno non facile soprattutto a causa della pandemia da Covid-19 – ma lo show sarebbe dovuto tornare nel 2021. Oggi invece, arriva il dietro-front ufficiale. La decisione non dovrebbe sortire effetti immediati sulle trasmissioni estere – in onda fra l’altro da molti meno anni e quindi ancora in voga – i cui diritti, come detto, sono saldamente in mano alle rispettive emittenti. Ma è difficile crede che la cancellazione della matrice originale non avrà conseguenze in altri Paesi e in particolare in Italia, seconda per numero di edizioni dopo il Regno Unito. E che, dopo l’Eurovision, può vantare di aver scoperto un talento di fama ormai mondiale: i Måneskin, che ormai capeggiano sulle insegne di Time Square.
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