Woody Allen: gli editori si rifiutano di pubblicare le sue memorie dopo l’accusa di molestie

Purtroppo rimangono tempi bui per Woody Allen e, dopo lo schiaffo ricevuto da Hollywood, ora arriva un’ulteriore batosta da parte del mondo dell’editoria.

Le vecchie accuse di molestie nei confronti del regista continuanoa farsi sentire, anche a distanza di più di un anno. Ora si tratta del manoscritto dell’autobiografia del regista a farne le spese. Ben quattro grandi case editrici americane ne hanno rifiutato la pubblicazione, dichiarando al New York Times che questo sarebbe stato un investimento rischioso nell’attuale clima.

Mentre tempo fa si sarebbe fatto a gara per avere l’esclusiva di una pubblicazione di un regista importante, ora non è più così. Woody Allen diventa uno dei personaggi più martoriati dagli effetti del #MeToo, tanto che Tim Gray, vicepresidente di Variety, l’ha definito una delle sue vittime più illustri e “ormai senza futuro”.

E se le parole potrebbero sembrare categoriche, i fatti che hanno coinvolto l’artista newyorkese nell’ultimo anno dicono il contrario. Dopo che la figlia Dylan Farrow lo accusò di molestie, e nonostante un’inchiesta risoltasi senza alcuna accusa, il mondo di Hollywood si è schierato in merito alla questione. Molti attori presero le distanze da lui. Così come prese le distanze da lui Amazon, annullando il contratto firmato per i suoi 4 prossimi film e bloccando la produzione dell’ultimo, A Rainy Day in New York. E come se non bastasse si aggiunse anche Broadway: la versione teatrale di un suo film venne annullata.

Dylan Farrow - Woody Allen

La risposta del mondo dell’editoria diventa la ciliegina sulla torta. Giudicando l’impresa troppo rischiosa e impaurita da possibili boicottaggi del pubblico, essa ha lasciato da parte il povero Woody Allen. E se siamo sicuri che altre case editrici più piccole o straniere saranno contattate in merito, questa si rivela essere l’ennesima umiliazione per il regista. Allen, infatti, si ritrova al momento senza prospettive professionali per i prossimi anni. E per uno abituato a far uscire un film all’anno, la questione pesa ancora di più!

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