Tutti contro Woody: gli effetti di Time’s Up su chi è stato già assolto

Un'analisi sull'ondata di accuse, nate principalmente da Time's Up, nei confronti di Woody Allen. Qual è il legame tra il regista e le molestie?

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Woody Allen

Vige una regola nel mondo, sacrosanta e intoccabile, secondo cui si è innocenti fino a prova contraria. Chi si fa carico di una denuncia, quindi, deve essere anche in grado di dimostrare che le accuse siano vere a chi di dovere; nel caso contrario, lasci perdere. Una filosofia figlia del pensiero di Cesare Beccaria, tra gli altri, che nel settecento si fece carico di difendere i prigionieri e di riformare l’approccio ai tribunali e alle carceri. “Si è innocenti fino a prova contraria” dovrebbe essere anche legge, crediamo, per lo meno in occidente.

Allora, veniamo al punto. Cosa c’entra Woody Allen con Time’s Up? Questi sono i fatti: nel 1992 il regista venne accusato da Mia Farrow, attrice ed ex compagna, di aver molestato la figlia Dylan. La bambina, ormai donna, confermò tutto. Tutt’ora sostiene di essere stata vittima di abusi da parte del padre. Allen, però, venne assolto da ben due tribunali. La veridicità delle accuse non è mai stata dimostrata. La teoria – dissero – è che la bambina sia stata condizionata e manipolata dalla madre, la quale decise di scagliarsi contro l’ex nel corso di una separazione controversa e complicata. Woody Allen, infatti, stava lasciando Mia Farrow anche per stare con la figlia della stessa, di un suo ex matrimonio, Soon Yi-Previn. Discutibile moralmente, certo, ma non legalmente. Non che Allen sia un santo, lo sappiamo; da qui a parlare di criminale e pedofilo, però, ce ne passa. Soprattutto senza prove.

Woody Allen
Woody Allen

Sulla scia delle giustissime polemiche sugli abusi e le molestie nel mondo nel cinema, nonostante l’assoluzione in tribunale di 25 anni fa, ci è quindi finito anche lui. In un primo momento, a farlo tornare nell’occhio del ciclone ci ha pensato un giornalista del Washington Post; Richard Morgan sostiene, dopo aver letto centinaia di appunti del regista newyorkese donati all’università di Princeton, che egli sia “ossessionato dalle minorenni. I 56 scatoloni di archivio sono pieni di riflessioni misogine e lascive. […] Vi è un’insistente e vivida ossessione verso le giovani donne e ragazze”. Non è una grande novità, basti vedere molti dei suoi film. Da allora Allen è entrato in un vortice di prese di posizione contro di lui senza fine. Metà Hollywood lo ha rinnegato, molte attrici e attori si sono pentiti di aver lavorato con lui e non lo faranno mai più. Il movimento Time’s Up, dunque, lo ha coinvolto in un dramma collettivo che poco lo riguarda.

Timothée Chalamet e Selena Gomez, protagonisti del suo ultimo film, hanno deciso di donare il ricavato al movimento. La stessa madre della Gomez aveva consigliato alla figlia di evitare Woody Allen. Dylan Farrow ha preso la palla al balzo, con ritmo incalzante, tornando a parlare del padre con continuità. È anche intervenuta in televisione, per la prima volta nella sua vita, a parlare dei fatti: “Perché non dovrei volerlo distruggere?”. È stato poi il turno di Natalie Portman, convinta attivista di Time’s Up, la quale è anch’essa intervenuta a commentare le sue parole: “Io credo in Dylan. Volevo dire questo. Credo in te Dylan”. Lo ha detto di fronte alla telecamera, sollevando l’approvazione di tutti i presenti. “Io spero che il tempo di Woody sia finito”, ha incalzato Shonda Rhimes. Anche Reese Witherspoon Kathleen Kennedy hanno dimostrato solidarietà nei confronti della Farrow, così come Mira Sorvino e Ellen Page.

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Natalie Portman

Colin Firth, il quale ha lavorato con Allen in Magic in the Moonlight accanto a Emma Stone nel 2014, si è anch’esso distaccato da Allen. Queste le parole dell’attore premio Oscar: “Non vorrei lavorare ancora con lui. Chi continua a farlo perpetua la cultura del silenzio e dovrebbe riconoscere la propria complicità”. Anche Greta Gerwig, recentemente vincitrice del Golden Globe con il suo Lady Bird, ha assunto una netta presa di posizione sostenendo che non lavoreranno mai più insieme. Si è pentita – ha detto – avendo commesso un gesto che non rappresenta i suoi ideali.

L’unica voce fuori dal coro, in questo oceano di dichiarazioni, è rappresentata da Alec Baldwin. L’attore, che ha più volte lavorato con Allen, ha preso le sue difese: “Woody Allen è stato processato in due stati (New York e Connecticut), senza che alcuna condanna gli venisse inflitta. L’allontanamento da lui e dal suo lavoro ha senza dubbio un qualche proposito. Ma per me è qualcosa di ingiusto e triste. Ho lavorato con Woody Allen tre voltre ed è stato uno dei privilegi della mia carriera. È possibile sostenere le vittime di pedofilia e di abusi sessuali o stupri e contemporaneamente credere che Woody Allen sia innocente? Io credo di sì. L’intenzione non è di rigettare o ignorare queste denunce. Ma bisognerebbe essere cauti ad accusare persone di tali crimini. Anche per il bene delle vittime”.

Woody Allen
Alec Baldwin

Il nuovo film di Woody Allen, adesso, rischia anche di non uscire nelle sale. La notizia è da confermare, ma sembrerebbe che Amazon voglia limitarsi a distribuirlo online senza alcuna campagna pubblicitaria. A Rainy Day in New York, con la Gomez e Chalamet, dovrebbe uscire nel corso del 2018.

L’autore di Io e Annie e Midnight in Paris ha sentito l’esigenza di difendersi ribadendo, attraverso un post su Facebook, la propria innocenza e il fatto di essere stato assolto 25 anni fa. Ha lungamente argomentato le sue ragioni.

Woody Allen
Woody Allen con Timothée Chalamet e Selenza Gomez sul set di A Rainy Day in New York

Da Weinstein a Spacey, passando per Dustin Hoffman e Louis C.K., il ciclone di accuse riguardanti molestie e ricatti sessuali ad Hollywood è arrivato a coinvolgere anche Woody Allen. Un movimento nobile e sostenibile, che sta giustamente cercando di cambiare le cose, è forse andato incontro a un inciampo dovuto all’eccessiva foga; quell’entusiasmo nel modificare il sistema che, però, ha forse fatto calare leggermente la lucidità. Non una parola, inoltre, sul latitante Roman Polanski che continua a produrre film o sull’omertà di Quentin Tarantino. Questo fa riflettere. Chi è stato già assolto, invece, è costretto a difendersi. Ma d’altronde si sa che un personaggio controverso come Woody Allen o si ama o si odia; non ci sono mezze misure. Non ci sono mai state. Così come nel mondo di Hollywood.

Per ora, quello che possiamo fare è ribadire il nostro sostegno a chi viene accusato senza prove; ribadiamo il nostro sostegno a Woody Allen e al suo cinema. Accanirsi su di lui, francamente, sembra la cosa più facile da fare al momento. Nella speranza che, un bel giorno, non sarà più il tribunale del popolo a decidere chi è cattivo e chi buono, ma  che ci possa pensare esclusivamente quel tribunale composto da giudici e giurati.

 

 

 

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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