Thais di Anton Giulio Bragaglia: esperimenti di Cinematografia Futurista

Thais di Anton Giulio Bragaglia fu il primo film ad appropriarsi delle determinanti concettuali del Futurismo convogliandole in una delirante pellicola che non convinse il pubblico.

Terzo appuntamento con la Rubrica: Loving Arts

Nonostante Boccioni, seguace di Marinetti e del suo Manifesto del Futurismo, ritenesse di avere “un cinematografo dentro”, egli fu di fatto, piuttosto ostile nei confronti del cinematografo e di qualunque arte avesse bisogno di essere suddivisa artificialmente in parti per poter risultare intera. In Fondamento plastico spiega:

L’accusa di cinematografia ci fa ridere come una volgare imbecillità. Noi non suddividiamo delle immagini visuali, noi ricerchiamo un segno, o meglio, una forma unica che sostituisca al vecchio concetto di divisione, il nuovo concetto di continuità”.

Di diverso avviso è Balla, figlio di un fotografo che vede nel cinematografo l’espressione compiuta del dinamismo futurista.

“Col perfezionamento della fotografia la pittura statica passatista ha perso ogni pregiudizio; il cinematografo uccide la contemplazione statica. Assistendo ad una rappresentazione cinematografica ci troviamo davanti ad una pittura in moto che successivamente si trasforma per riprodurre una data azione”.

Nel 1916 viene prodotto Il Manifesto della cinematografia futurista, sottoscritto da Balla, unico pittore futurista a firmarlo e poi, a comparire in Vita Futurista, il primo film prodotto da Marinetti, Ginna, Corra e Balla. Ginna intendeva creare un film sperimentale nel quale le ricerche sulla pittura avrebbero avuto modo di condensarsi con i trucchi cinematografici. Il film, composto di scene autonome, presentava un (bizzarro) stile di vita futurista.

Thais
Fotogramma tratto da “Vita Futurista” 1916

Realizzato in contemporanea con Vita Futurista, Thais è l’esaltazione di un secondo momento del Movimento Futurista, quello in cui, dopo un’iniziale presa di distanza, il cinematografo entra negli interessi non solo dei Futuristi, ma di Bragaglia in particolare, incarnando l’assimilazione dei precetti di matrice Futurista, pur nella varietà estetica che si riscontra nella scelta di gusto Secessionista, del pittore Enrico Prampolini, responsabile delle scenografie.

I geometrismi di Enrico Prampolini determinano una scenografia delirante, che si appropria delle linee di forza dell’estetica Futurista e, descrive un’ambientazione capace di amplificare l’impatto emotivo, di una narrazione di ordinario struggimento cinematografico.

“Un ambiente geometrico, astratto, decorativo, con spunti simbolistici anche molto pronunciati [e con] grandi occhi dipinti sulle pareti ed altri con grandi cerchi intersecati” 

(Savio, 1972)

La riquadratura geometrica, le ricche volute, la ricercatezza estetica di Prampolini, rievocano la pittura viennese e la bellezza algida e ambigua delle donne di Gustav Klimt, l’artista simbolo dell’Art Noveau.

Il diretto precedente di questo film è la ricerca, da parte del suo regista Anton Giulio Bragaglia, di un procedimento adatto a fotografare il moto di un corpo nello spazio. Questa ricerca prende il nome del trattato tecnico-estetico sul Fotodinamismo (Nalato 1911-1913, Einaudi 1970-1980).

Posto alla direzione della Novissima Film, Bragaglia, lavora con Riccardo Cassano, già regista della Cines, a quattro film, di cui Thais, nella sua versione francese, è l’unico sopravvissuto.

Perfido incanto, Il mio cadavere e il cortometraggio Dramma nell’Olimpo, sono i titoli prodotti dal regista della fotodinamica tra il 1916 e il 1917.

Thais

Ufficialmente diretto da Anton Giulio Bragaglia e scritto a quattro mani con il regista della Cines, Riccardo Cassano, Thais è un film muto, ricalcato su un modello teatrale che si compone di quattro atti:

  • Thais, incubo di eleganza ed ossessione dello stile
  • Il sogno della Posa
  • La follia dell’immaginazione
  • Il delirio dell’originalità.

 

Ambientazione fu, per questa delirante pellicola ridotta a 35 minuti dal visto di censura, un teatro di posa sulla Via Flaminia.

 

Trama

La bellissima contessa russa Vera Preobrajenska, detta Nitchevo, è attiva in campo letterario con la pseudonimo di Thaïs. Trascura Oscar, che l’ama perdutamente, per inseguire uomini sposati, che seduce e trascina sull’orlo della rovina. Non riesce però ad irretire il conte di San Remo, e proprio per questo lo invita nella sua stranissima casa ornata da decorazioni geometriche. Il comportamento di Thaïs scatena la gelosia dell’amica Bianca, innamorata del conte, che si lancia in una disperata corsa a cavallo, a causa della quale trova la morte. Thaïs si sente responsabile della fine di Bianca ed entra in una stanza segreta della sua casa, che riempie di gas velenoso con l’intento di suicidarsi. All’ultimo ci ripensa, ma la stanza è ormai bloccata dalle inferriate. Thaïs non riesce più a fuggire e muore tra i tormenti.

Thais
La morte di Thais

Il film, il cui elemento dominante è il caos, è preordinato dal misticismo degli elementi decorativi, a cui si affida la distinzione caratteriale delle due protagoniste, Thais e Bianca, dalla colonna sonora di Nathan Shirley e dalle scelte allucinate delle inquadrature, nonché dai costumi, bizzarri e senza tempo.

Uno stato d’animo delirante che sembra condurre l’eroina fino al suo tragico epilogo, si impossessa dello spettatore, spiazzato dall’articolazione delle scenografie quanto dalla frenesia degli avvenimenti sullo schermo.

L’accoglienza di Thais fu pessima e venne ritirato molto presto dalla distribuzione. Lo stesso Bragaglia si disse deluso dai suoi tentativi cinematografici.

Secondo lo storico del cinema Gian Piero Brunetta il fallimento del progetto [cinematografico] futurista nasce sia dalla mancanza di competenze tecniche, sia dall’impossibilità di conciliare le ragioni industriali, produttive e distributive con la poetica del gruppo[19]».

Thais

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