Teo vive una situazione complicata. Un importante lutto è alle sue spalle, soffre di tossico-dipendenza e ha un fratello pronto a rinnegarlo. Pensieri suicidi gli affollano la mente. Quando si ritrova senza casa e senza prospettive, Teo incrocia la propria strada con una donna misteriosa che chiede aiuto per scappare. Il nuovo cortometraggio di Piergiorgio Seidita, TEO, uscirà prossimamente. Vede nel cast Francesco Venerando, vincitore del Premio Troisi come miglior attore emergente, e Claudia Cervelli.
Vi avevamo già raccontato di Piergiorgio, sceneggiatore e regista in rampa di lancio. Giovane e talentuoso, Seidita ha già vinto diversi premi di una certa importanza. Abbiamo fatto una seconda chiacchierata con lui (la prima la trovate qui), contestualmente allla presentazione di TEO, visto in anteprima, e con l’attore protagonista Francesco Venerando.
Prima, però, ecco un’introduzione del breve film. TEO racconta le vicende di un giovane che potrebbe rappresentarne tanti, ma allo stesso tempo spicca per una grande unicità. Con un’intimità che rapisce, Seidita costruisce e racconta un contesto sociale spoglio di valori. Non pretende, però, di regalarci necessariamente uno spaccato culturale: la vicenda verosimile è filtrata e manipolata con personalità da un bianco e nero specchio di emozioni, da intensi primi piani che isolano il soggetto, da una dolce musica al piano.
Anche il contesto urbano è a tratti isolato e raccontato senza enfasi, questo perché la storia potrebbe anche svolgersi nella testa dell’autore, ma soprattutto potrebbe riguardare tutti e nessuno, ma sempre in maniera trasversale. È importante capire la psicologia di un ventenne al giorno d’oggi; uno spirito confuso in una società che non regala appigli ai ragazzi, certezze e prospettive. Tematica più che mai moderna, più che mai attuale. Teo non è speciale ma è un pezzo di noi, e questo è terribilmente affascinante. Teo, come per molti, ha bisogno di risposte.
Per il resto, colpisce una fotografia particolarmente accurata, con un bianco e nero più che mai funzionale, e una regia leggera che “si permette” di accelerare i battitti quando le emozioni non si possono più contentere.
Ma ora basta. Vi raccontiamo di questo cortometraggio, e non solo, attraverso l’intervista che abbiamo fatto con Piergiorgio Seidita e Francesco Venerando.

Innanzitutto complimenti a entrambi. Volete introdurre un po’ TEO ai lettori?
Teo è una storia che racconta le vicende che girano attorno ad un giovane tossicodipendente, e a quanto la dipendenza porti alla distruzione dei rapporti umani, nello specifico, familiari.
Di questo cortometraggio colpisce una certa intimità, come in altre opere, è un aspetto su cui ami lavorare?
Piergiorgio: sicuramente l’emotività più intima dell’essere umano, mi ha sempre affascinato. È sempre un lungo viaggio introspettivo, quello che vivo con un nuovo progetto. Mi aiuta a conoscere meglio me stesso e provare a raccontare magari qualcosa che non vivo personalmente.
In questo caso, il lavoro straordinario di Francesco e Claudia Cervelli, hanno dato un salto di qualità alle emozioni che mi ero prefissato di raccontare.
Pensi che il contesto sociale e umano che racconti, possa essere in qualche modo rappresentativo della nostra società? Volevi raccontare una storia che fosse solo tua e “manipolata” da te, o sei partito da uno sguardo sul mondo più in generale?
Avevo voglia di raccontare la totale perdizione di un giovane, che invece di affidarsi alle emozioni per stare al mondo, preferisce annegarle aggrappandosi alla dipendenza dalle droghe, per non soffrire, non riuscendoci, ovviamente.
Nella nostra società capita più spesso di essere dipendenti dai rapporti umani, per paura di rimanere da soli, o di non accettarsi. Questo sicuramente porta una totale solitudine, da cui è difficile uscirne fuori. È una bella sfida accettare se stessi, ma se ci si riesce, puó essere la migliore vittoria.
A Francesco chiediamo, quali sono state le principali difficoltà nel portare sullo schermo questo personaggio? Interpretare un ragazzo sull’orlo del suicidio non è facile.
La parte più difficile è stata quella di cercare di dare una totale assenza di emozioni da parte di questo giovane, pur però dando quella empatia che serve allo spettatore per affezionarsi al personaggio.
Ritrovi un po’ di te stesso, se ti senti di dirlo, in questo personaggio?
Ho dovuto scavare nelle mie esperienze passate, fatte di solitudine e di confusione più affini alle emozioni di Teo, visto che fortunatamente non ho mai avuto problemi di dipendenza o problematiche familiari.
Ritrovi le caratteristiche di Teo nei ventenni/trentenni di oggi? Un ragazzo cosa può imparare dalla sua esperienza?
Di giovani simili a Teo ce ne sono tanti e ce ne saranno sempre. Purtroppo è una tematica comune che coinvolge una buona fetta della nostra generazione.
Spero che il personaggio di Teo possa far scavalcare quell’ostacolo che tanti giovani di oggi trovano invalicabile, ma che in realtà con un po’ di aiuto e una grande forza di volontà, si può superare.
Piergiorgio, vuoi spiegarci la scelta del bianco e nero?
Ho pensato che il bianco e nero, paradossalmente, riuscisse a mostrare più sfumature di “colori” delle emozioni che volevo raccontare. Lo trovavo più intimo, neutrale come la confusione emotiva che vive Teo.
Chiediamo a Francesco di raccontarci la sua esperienza d’attore, la sua formazione e la sua crescita.
La mia passione per la recitazione è nata grazie a mio nonno. Fu lui a indirizzarmi in questo percorso, avendo avuto lui stesso la fortuna di lavorare con un grande del cinema come Vittorio De Sica. Ad oggi sto frequentando un’Accademia di Recitazione, continuando a partecipare a cortometraggi, che appunto, mi hanno portato a ricevere soddisfazioni quali l’Angelo d’Oro e prossimo Premio Troisi, come Attore Emergente.
Vi arricchisce lavorare insieme? Cosa avete imparato l’uno dall’altro e in che modo vi valorizzate a vicenda?
F.: mi arricchisce sempre lavorare con Piergiorgio. Lo trovo una grande fonte di ispirazione e soprattutto un regista che riesce sempre a tirare fuori il meglio di me. Abbiamo gli stessi gusti e questo ci aiuta a collaborare al meglio.
P.: lavorare con Francesco mi dà sempre la certezza che il progetto andrà bene. C’è quell’alchimia che rende la collaborazione speciale e totalmente costruttiva. Da Lui ho imparato ad ascoltare di più gli attori, ad imparare da loro. Poi, crede molto in me ed io in lui, cosa ci si puó aspettare di più dal proprio attore e amico preferito?!
Avete un aneddoto particolare da raccontare, relativo al periodo sul set?
Durante la scena di Teo al bar, quando si sporca il naso di zucchero a velo, mangiando un cornetto. Quella cosa non era prevista e la ripresa era tra quelle da non prendere in considerazione, ma in fase di montaggio, abbiamo trovato buffa l’involontaria associazione con la dipendenza di Teo.
La sensazione è che questo lavoro metta in luce la povertà di affetti, di famiglia, oltre che economica in parte di valori. Si parla di suicidio, dunque, ma qual è la risposta? Da dove ripartire?
F.: Credo che si debba ripartire dai rapporti con la propria famiglia e con i propri amici. La solitudine e l’impotenza si puó combattere solo così.
P.: ripartire dall’amore per se stessi, per quanto difficile possa essere. Credere fermamente che le cose possano migliorare, ma solo rischiando e mettendoci più passione possibile nelle cose in cui ci si crede, così da poter accorgersi quanto sia bella la condivisione di tutto ciò, con le persone che amiamo.
C’è ovviamente un richiamo al Teo bambino, a una dimensione più infantile. In che modo un passato ingenuo può aiutarci nei momenti difficili?
La nostra parte bambina, quella più sensibile, ci aiuta a vedere la parte migliore di noi. Spesso “sensibilità” è sinonimo di “fragilità”. Nel caso di Teo invece, speriamo di aver fatto trasparire la forza che quella sensibilità infantile ha, nel non farci fare errori o scelte senza ritorno. Sicuramente il Teo Piccolo, paradossalmente, è il Teo più maturo.
Quando e come potranno i nostri lettori vedere TEO?
Stiamo aspettando le date ufficiali del Salina Mare Festival, per il Premio Troisi, dove ci sarà la premiazione di Francesco e la proiezione in anteprima. Tutto questo grazie al Direttore Artistico Massimiliano Cavaleri, che anche quest’anno ha creduto in noi. L’uscita per il web, sarà sicuramente nel periodo invernale.
In poche parole, perché vale la pena di guardarlo?
P.: perché penso sia un bel viaggio introspettivo per lo spettatore, che dà la possibilità di trovare delle risposte e di farsi le domande giuste. Il cinema serve a questo, a ritrovarsi, quando pensiamo di esserci persi. È questo il messaggio di Teo.
F.: perché cerca di insegnare al singolo individuo di non cercare il bene essere nei posti e nelle cose sbagliate, ma di guardarsi affianco, perchè il più delle volte la risposta è dietro l’angolo, sotto forma di famiglia, amici, ecc.
Questi e altri approfondimenti su CiakClub.it.









