Il regista in gavetta che crede nel destino: intervista esclusiva a Piergiorgio Seidita

Piergiorgio Seidita è un giovane regista che si definisce in "piena gavetta", eppure ha già ottenuto ottimi risultati. Lo abbiamo intervistato in esclusiva per conoscerlo meglio.

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Costanza, passione, dedizione, fatica e destino. Questi e altri sono gli elementi per emergere nel mondo del cinema. Questa, per lo meno, è l’opinione di Piergiorgio Seidita. Il giovane regista siciliano, classe ’86, si definisce in “piena gavetta”, ma in realtà di strada ne ha già fatta tanta. È umile ma sicuro di sé, ancora sufficientemente modesto ma con quella giusta dose di “faccia tosta” per farsi notare. E nel cinema serve.

Oggi vogliamo parlarvi di lui, poiché ci sono tanti artisti emergenti che catturano la nostra attenzione e spesso hanno poco spazio mediatico. Inserirsi nel mondo del cinema, inoltre, è molto difficile; questo non significa che la Terra non sia piena di talenti che hanno tanto da esprimere e pochi canali per raccontarsi.

Il lavoro di Piergiorgio, infatti, sembra essere davvero già molto interessante. Per la sua giovane età – 33 anni per un regista sono ancora pochi, diverso sarebbe il discorso per altre professioni – in realtà Piergiorgio Seidita ha già vinto diversi premi. Il Critics Choice Awards in Australia, il Premio Troisi per il cortometraggio L’inizio e anche l’Angelo d’Oro come regista emergente a Napoli. Inoltre, non troppi giorni fa ha presentato due cortometraggi alla Casa del Cinema. Non male. Di strada ce ne è da fare, ma le opere di Piergiorgio iniziano a trovare la loro collocazione del mondo.

Per conoscerlo meglio, lo abbiamo intervistato in esclusiva. Buona lettura.

Piergiorgio Seidita
Piergiorgio Seidita

Allora, innanzitutto per definirti “un regista in piena gavetta” hai già ottenuto ottimi risultati. Complimenti. Oggi per un giovane regista è molto difficile emergere se non si hanno conoscenze e contatti: quanto pensi abbiano influito i colpi di fortuna e il “trovarti al posto giusto al momento giusto” per essere già ad un livello così buono? E quanto ha influito il tuo talento? Senza modestie, mi raccomando.

Credo che le molte fortune che mi sono capitate in questi anni, spesso, siano state aiutate dalla mia instancabile costanza per questa passione. Credere fortemente nei progetti che volevo realizzare e intestardirmi quando le cose non giravano per il verso giusto. Ma, senza dubbio, il destino che amo tanto, ha sempre fatto il resto o la parte più importante.

Ci racconti un po’ quale è stato il tuo percorso di gavetta, che step hai fatto fin dalla tua prima opera, che tipologie di prodotti audiovisivi hai realizzato e quali in particolare ti hanno aiutato ad emergere? E quali prodotti ti hanno portato a vincere dei premi?

Ufficialmente, sono partito da una serie web: Mind – The Series, che fu una delle serie web più seguite nell’inverno 2011, seguendo l’ondata di internet che in quegli anni era la novità per esprimere al meglio e al pubblico le proprie capacità. I prodotti che mi hanno portato a vincere i premi, invece, sono senza dubbio i cortometraggi a cui sono molto legato, e che più mi rappresentano.

Oggi, fra i giovani, va molto il ruolo di videomaker, ovvero un “tuttofare” che con pochi soldi riesce a produrre opere di tutto rispetto comprando attrezzatura semi-professionale. Tu ti ritrovi in questa definizione?

Assolutamente sì. Rappresento in pieno quella categoria. Molti dei miei prodotti sono stati realizzati con i miei mezzi, e non sempre mi sono ritrovato su un set con molti componenti dello staff. Anzi, a volte, tendo a diminuire lo staff tecnico, per rendere più intime le riprese.

Facciamo un passo indietro. Come è nata la tua passione per il cinema? Ha influito la tua famiglia? E sei arrivato in questo mondo imparando da autodidatta o hai fatto studi in particolare?

Ho questa passione da quando sono nato. Mio nonno era fotografo e proiezionista nei cinema. In casa c’era sempre l’argomento del cinema, che risuonava tra i muri. Anche mio padre, spesso, mi invogliava a vedere film della sua epoca. Il nonno, invece, spesso, mi raccontava degli aneddoti tecnici del suo lavoro. Non ho mai fatto un’accademia. Ho sempre amato più la pratica che la teoria, quindi ho imparato molto facendo, ascoltando i miei collegi, i registi e gli attori con cui ho collaborato. E poi sì, qualche lettura di libri di cinema, sempre utili.

C’è qualche tua opera in particolare di cui vai fiero, che ti sentiresti di citare e consigliare per aiutare i lettori a conoscerti meglio? Un tuo “manifesto”?

Una è impossibile, che fatica! Sicuramente, ad oggi, sono tre i progetti di cui vado più fiero e che mi hanno portato più soddisfazione e premi. Non a caso, sono quelli che mi rappresentano di più: parlo di Imperfetti, L’inizio e Da sempre.

Dove possiamo vedere i tuoi lavori? Si trova qualcosa online?

Trovate tutto su YouTube.

C’è qualche attore in particolare con cui ti sei trovato bene, a livello professionale e umano? Qualcuno che, magari, è un po’ il tuo Toni Servillo per Sorrentino o il tuo Johnny Depp per Tim Burton?

Sono quattro: Francesco Venerando, Jacopo Carta, Vittorio Magazzù e Giulia Tubili. Sono attori che sono sempre riusciti ad entrare empaticamente nelle mie storie, sono amici che amo e stimo. Sono professionisti da cui ho imparato molto, umanamente e professionalmente.

Come dicevamo, hai già vinto diversi premi. Per arrivarci, senti di aver fatto un percorso faticoso, entrando nel cinema dalla porta di servizio, e questo magari ti ha dato maggior soddisfazione nel vincerli? Che si prova quando arrivano i primi riconoscimenti, quando fino a poco tempo prima il cinema rischia di essere solo un sogno oggettivamente difficile da realizzare?

Tanta soddisfazione sicuramente, ma anche tanta responsabilità. Quando vinci dei premi importanti, dopo, devi dimostrare di meritarteli. La fatica, credo faccia sempre di un percorso sano per il raggiungimento del proprio sogno. Io spero vivamente di essere fedele a questa teoria.

Sei soddisfatto di cosa hai fatto e quanta strada pensi di dover ancora fare? Il percorso è ancora molto in salita o inizi a vedere una pianura? 

Io amo molto già quello che faccio, con tutte le difficoltà che comporta. Sono realista nel dire che, a 33 anni, per il cinema italiano non sei ancora considerato abbastanza bravo. O se lo sei, non è ancora il momento. Spesso ci ritroviamo a vedere in tv premi “emergenti” dati a 40enni. Siamo ancora un po’ indietro su questo punto qui in Italia. L’obiettivo attuale è quello di realizzare un lungometraggio e vederlo in molte sale d’Italia, credo sarebbe arrivato il momento. AAA cercasi produttore! (ride ndr).

Il ruolo del regista è molto immersivo e dispendioso, e comporta dei sacrifici. Pensi che abbia condizionato la tua vita personale? E se sì, ne è valsa la pena? Hai mai avuto dubbi?

Non credo si possa scappare da una passione così grande. Certo, con il tempo bisogna imparare ad allenarla, ma c’è sempre… ed è quella che ti regala le emozioni più grandi, un amore che è davvero per sempre. Premesso questo, direi di sì, vale sempre la pena di fare dei sacrifici per una cosa così fica. Sono sempre stato del parere che per vivere qualcosa di tanto bello bisogni soffrire tanto, altrimenti non sentirei il giusto valore. Ho perso molto in questi anni per questa mia passione, ma quello che ho ottenuto e che spero otterrò ancora, sarà sempre la parte migliore da tenermi stretto.

C’è qualche regista, o qualche corrente cinematografica in particolare, a cui ti ispiri? Hai dei modelli di riferimento che, forse, ti hanno aiutato anche nei momenti più difficili? Magari hai un film preferito?

Amo Xavier Dolan, che ho avuto la fortuna di conoscere. Il suo stile, le sue inquadrature così intime, le sue storie che riescono sempre ad unire vari pensieri. È un grande esempio di bravura, sensibilità e bellezza. Film preferiti? Troppi!

A grandi linee, in che genere ti ritrovi meglio? Commedia, dramma o magari altro? Cosa ti calza meglio?

Dramma, sicuramente. Nonostante le mie storie abbiano sempre una sfumatura da commedia, per poi rivelarsi magari dirette e crude.

Conosci bene cosa significa “gavetta”. Cosa consiglieresti ai giovani ragazzi che cercano, con mille difficoltà, di entrare nel mondo del cinema e che sognano di fare il regista?

Di guardarsi tanto dentro, di essere sicuri, perché, come dicevo prima, ci sono tanti prezzi da pagare e solo una passione reale e forte può darti la forza di sopportare tutto il resto. Ricordarsi sempre che è il lavoro più bello al mondo, che le emozioni vere si provano solo in questo campo, con la fortuna di riviverle più volte. La famosa “magia del cinema”.

Allarghiamo un po’ il discorso. Cosa ne pensi dello stato attuale del cinema italiano? Ti piace, sta crescendo, o come molti dicono anche secondo te resta di basso livello?

Io amo molto il cinema italiano, le sue storie. L’unica pecca, a volte, è la categoria della produzione… che non ha la voglia di rischiare producendo artisti emergenti, che dia loro la possibilità di sbagliare o quanto meno di mettersi in gioco. Vorrei anche delle novità sui generi e sugli attori, soprattutto. Molti attori sconosciuti sono bravissimi e varrebbe la pena di vederli in azione.

Per concludere, ti ringraziamo molto per la tua disponibilità e ti auguriamo il meglio. Nel farlo ti chiedo, c’è qualche progetto in cantiere che potremo apprezzare prossimamente di cui ci vuoi parlare?

Sto lavorando ai miei prossimi cortometraggi che presto, spero, vedrete. Nel frattempo mi allenerò in teatro con i miei spettacoli. Grazie a voi, è stato un vero onore.

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Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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