Roger Deakins: la poesia della luce che si fa immagine

Fino a qualche anno fa Roger Deakins poteva essere anche definito “colui a cui non serve l’Oscar per essere considerato il miglior direttore della fotografia di tutti i tempi“. Ora, per fortuna, non è più così. Alla veneranda età di 71 anni, quest’anno Deakins si è aggiudicato il suo secondo premio Oscar per quel gioiellino di 1917 (qui la nostra recensione), dopo quello per Blade Runner 2049 del 2018.

Per chi non lo sapesse, infatti, Roger Deakins ha a lungo rincorso l’Academy prima di conquistare l’ambita statuetta. In una lunga carriera, i cui esordi risalgono al 1983, il direttore della fotografia si è meritato la posizione speciale di “snobbato dall’Academy”. Persino quando nel 2008 fu il primo direttore della fotografia ad essere nominato due volte nella cinquina, per Non è un paese per vecchi e per L’assassinio di Jesse James per mano del codardo Robert Ford. Solo negli ultimi anni i critici delle sponde della West Coast sembrano aver decisamente invertito la rotta.

Roger Deakins

Ed era ora… Roger Deakins ha visto il futuro, molto prima che molti di noi lo facessero. Il genio della fotografia ha manipolato l’immagine prima che diventasse di moda, abbracciando il digitale e realizzando lavori su tela che sembrano più freschi e giovani di quelli dei suoi coetanei. E il percorso del giovane Deakins si vede tutto nel suo lavoro. Da pittore a fotografo, a documentarista, a direttore della fotografia, ogni sua inquadratura (perché sì, Deakins è anche uno dei pochi “cinematographers” ad essere anche operatore alla macchina) trasuda la sua bravura artistica e il suo gusto estetico.

Un gusto e una tecnica che l’hanno portato a lavorare in opere di importanza storica per il cinema e ad instaurare collaborazioni importantissime. Così se spesso è associato ai fratelli Coen, di cui ha firmato ben 11 film (video), il suo palmarès di registi non si ferma qui. Ricordiamo infatti anche l’intensa collaborazione con Sam Mendes (Jarhead, 2005; Revolutionary Road, 2008; Skyfall, 2012; e il già citato 1917) e con Denis Villeneuve (Prisoners, 2013; Sicario, 2015; and Blade Runner 2049, 2017). Nonché la firma della fotografia di pellicole come: Le ali della libertà, Kundun o A Beautiful Mind. Insomma, vi sfido a trovare nell’infinita filmografia di Roger Deakins un’opera che non sia degna di nota!

La firma di Roger Deakins

Cappellino, camicia bianca e blue jeans. L’abbigliamento di Deakins sul set ricalca il suo stile: essenziale, naturale, raffinato, rigoroso e soprattutto riconoscibile. Uno stile che riesce a mettere in comunicazione l’idea dei vari registi con lo spettatore, senza rinunciare ad un’impronta del tutto personale.

È per questo che abbiamo deciso di fare un omaggio un po’ insolito al bravissimo direttore della fotografia, attraverso i suoi tratti distintivi, i suoi signature shots, le sue inquadrature tipiche. Inizialmente volevo intitolare questo articolo “come avere un orgasmo in sala cinematografica”, tanto è l’effetto provocato dalla perfezione di alcune inquadrature di Roger Deakins. Ho poi optato per un titolo più “puritano”, ma ugualmente efficace.

Eccovi dunque i 7 tratti distintivi dello stile di Deakins. Il che, tradotto, significa una carrellata di stupende immagini da gustarvi, tra le più perfette e iconiche che la storia del cinema ci abbia mai regalato.

P.s. Perdonatemi se i collage non rendono giustizia alle stupende immagini, ma attuare una selezione ulteriore sarebbe stato fare un torto a Deakins, e al vostro piacere visivo.

 

1. La silhouette

Indubbiamente uno dei tratti principali della fotografia di Roger Deakins è la silhouette. Nata dal contrasto più acceso tra il personaggio in penombra (o in ombra piena) con la luce abbagliante dello sfondo, la silhouette è una delle “firme” imprescindibili del nostro direttore della fotografia.

Se è possibile rintracciare l’effetto praticamente in qualsiasi opera a cui Deakins ha preso parte, l’esempio più lampante è la scena della rapina del treno in L’assassinio di Jesse James. Il western revisionista di Andrew Dominik fornisce, infatti, tutti gli spunti necessari a Deakins per dare forma ad una delle sequenze visivamente più potenti del 21esimo secolo. Il clima di sospensione favolistica, unito a quella sensazione di vecchia fotografia, sono creati dal netto contrasto di luce e la grana nebulosa del vapore del treno. Un ritratto capace di portare i vaghi echi leoniani ad una freschissima contemporaneità.

Silhouettes - Roger Deakins
Blade Runner 2049, Skyfall, Non è un paese per vecchi, Jarhead
Silhouettes - Roger Deakins
1917, Sicario, L’assassinio di Jesse James, L’uomo che non c’era

2. Uomini soli

In realtà l’espediente della silhouette fa parte di una più generica predilezione di Roger Deakins nella ripresa dei personaggi in relazione all’ambiente circostante. Un’abilità che vede la sua comparsa in particolare nei film dei Coen, cui una grande tematica è quella dell’uomo alle prese con la conoscenza e l’esplorazione del contesto in cui si trova.

La tecnica di Deakins è così funzionale sia che si tratti di un incendio nei corridoi di un albergo di New York (Barton Fink), sia che mostri l’alienazione del Drugo dalla società (Il grande Lebowski), sia che decreti il giudizio finale dell’inutile vita di Ed Crane (L’uomo che non c’era). Ma se davvero si vuole trovare l’esempio più sublime di questa messa in scena di uomini soli, al contempo minacciosi e minacciati, è di sicuro l’inseguimento notturno in Non è un paese per vecchi. Il lavoro di Deakins qui è in grado di far sentire il tiratore così prevaricante solo dall’angolazione della sua macchina fotografica e dal contrasto dei colori.

Minaccia - Roger Deakins
Barton Fink, Non è un paese per vecchi, Il grande Lebowski, L’uomo che non c’era

3. Ambienti vuoti

Se nel punto precedente ci siamo soffermati sui personaggi, è giusto passare alla controparte: l’ambiente. Roger Deakins è un maestro nel dipingere il paesaggio ampio e sconfinato come un quadro d’arte. E se a volte ci troviamo nell’ambiente naturalistico e imperioso de Il grinta, in altre ci troviamo in quello iperrealista e innevato di Fargo.

La matrice comune rimane quella della vastità, resa vacua ed eterea da alcune caratteristiche imprescindibili. Tra tutte: il formato panoramico, il grandangolo, il campo totale. Ingredienti essenziali per alcune delle scene di paesaggio più toccanti che possano esistere, rigorosamente dalle tinte ridotte color pastello.

Ambiente - Roger Deakins
Fargo, Il grinta, Kundun, Non è un paese per vecchi

4. Il close-up

Non si dica però che Roger Deakins prediliga solamente campi totali e visioni ambientali. Per smentire questa affermazione basterebbe, infatti, semplicemente pensare alla prima parte di 1917. Qui, il lungo piano sequenza che accompagna le due giovani reclute nelle trincee può essere considerato come un lunghissimo close-up che invita lo spettatore alla scena.

A parte il caso del film di Sam Mendes, più unico che raro, Deakins riesce con i suoi primi piani a dare una immagine nitida ed efficace del personaggio. Così ecco le fiamme divampare negli occhiali neri dello spietato sceriffo Cooley di Fratello, dove sei?. Oppure la lucida rappresentazione visiva dell’enigma rappresentato dalla vittima/carnefice Alex Jones in Prisoners. Infine, quanto è iconico Jesus Quintana che lecca lascivamente la palla da bowling rosa?!

Close-up - Roiger Deakins
1917, Prisoners, Fratello, dove sei?, Il grande Lebowski

5. Il colore

Se la Microsoft vedesse il collage qui sotto, probabilmente ci metterebbe due secondi ad assumere Roger Deakins come grafico (vi giuro che il richiamo all’icona di Windows non è volontario!). Tanto egli è bravo nel ricreare l’atmosfera della scena attraverso le sue palette di colori.

Pur proveniente da un background che non utilizza gli effetti speciali (VFX), Deakins è stato il primo direttore della fotografia ad abbracciare le potenzialità del digitale nella modifica in post-produzione. E l’ha fatto in quel piccolo gioiello che è Fratello, dove sei?, primo film di Hollywood in live action con un pesante lavoro di color correction digitale. Deakins ha passato ben 11 settimane alterando digitalmente i colori del film. Il risultato: una palette sognante, espressiva, inquieta e prosciugata, come immersa nelle tempeste di sabbia sudiste.

Colore - Roger Deakins
Fratello, dove sei?, Blade Runner 2049, Skyfall, Kundun

6. Accumuli surreali

Questo punto probabilmente è quello del quale, più di altri, i fratelli Coen devono essere debitori a Roger Deakins. Le tematiche tendenti all’assurdo delle pellicole dei due fratelli del Minnesota sono funzionali ad esprimere tutta l’abilità di Deakins nel gestire sequenze surreali.

La gigantesca lavagna con le formule matematiche di A Serious Man e l’ufficio contabile  della Hudsucker Industries (Mr Hula Hoop) esprimono la condizione assurda e fagocitante in cui vivono i due protagonisti. Diverso è invece l’intento di sequenze come il balletto acquatico in Ave, Cesare! o la scena del sogno in Il grande Lebowski. Qui il gioco delle gambe e l’accumulo di elementi – perfettamente illuminati nella loro serialità – esprimono al meglio il carattere surreale dell’immaginario, anche Deakins-iano.

Accumulo - Roger Deakins
Il grande Lebowski, A Serious Man, Mr Hula Hoop, Ave, Cesare!

7. Il doppio

Un altro gioco estetico che piace molto a Roger Deakins è quello del doppio. Il direttore della fotografia ama giocare con i differenti piani visivi che crea attraverso sovrapposizioni, giustapposizioni o “specchi”. Il tutto per far dialogare realtà diverse e talvolta contrastanti.

Se l’immagine del Drugo allo specchio come “uomo dell’anno” è una sorta di “doppio ironico”, non si può dire la stessa cosa del caso di Orwell 1984. Il primo lavoro di Deakins ci mostra un chiaro esempio del “doppio opprimente” rappresentato dal Big Brother. Insomma, che sia alter-ego, altra realtà o compagno di avventure, il doppio è l’ennesima dimostrazione della bravura di Deakins nel lavorare con le varie superfici dell’immagine.

Doppio - Roger Deakins
Il grinta, Il grande Lebowski, Orwell 1984, Blade Runner 2049

 

Se negli ultimi anni il ruolo del direttore della fotografia è diventato sempre più determinante per il cinema hollywoodiano, lo dobbiamo anche a mostri sacri come Roger Deakins. Artisti capaci di dare un contributo significativo all’opera, che ci dimostrano in definitiva perché il cinema sia “l’arte della luce”.

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