Appuntamento imperdibile questa sera su Rai 3: alle 21.20 torna Rapito, l’ultimo lungometraggio del maestro Marco Bellocchio. Presentato a Cannes nel 2023, il film è basato sulla storia di Edgardo Mortara, un caso così cinematografico che persino Steven Spielberg aveva considerato di portarlo sul grande schermo.
Dopo aver raccontato il calvario dell’onorevole Aldo Moro, Marco Bellocchio torna all’Ottocento con una storia di conflitto tra fazioni religiose: cattolicesimo ed ebraismo. Di seguito vi riportiamo la vera storia di Edgardo Mortara, che ha ispirato il film.
Di cosa parla Rapito
1858, Bologna, quartiere ebraico. Alcuni soldati del Papa fanno irruzione nella casa della famiglia Mortara per portare via Edgardo, il loro figlio di sette anni. L’ordine arriva direttamente dal cardinale: secondo la legge pontificia, il bambino, ritenuto segretamente battezzato da una domestica morente, deve ricevere un’educazione cattolica. Nonostante i ripetuti tentativi, il Papa si rifiuta di restituire Edgardo alla sua famiglia. La battaglia dei Mortara assume così una valenza politica e ideologica. Sullo sfondo di questa lotta, anche mediatica, le truppe sabaude si preparano a conquistare Roma: il potere temporale della Chiesa è ormai al tramonto.
La storia vera che ha ispirato il film
La famiglia di Edgardo era una famiglia ebraica che viveva a Bologna, la seconda città dello Stato Pontificio dopo Roma. In quegli anni, il tribunale dell’Inquisizione era ancora attivo ed era diretto con grande energia da Pier Feletti. È proprio al domenicano (ultimo inquisitore di Bologna) che Anna Morisi, domestica di casa Mortara, aveva confessato di aver battezzato il bambino all’insaputa dei genitori.
Il sacramento era stato compiuto all’insaputa dei coniugi Salomone Mortara e Marianna Padovani, quando il figlioletto Edgardo aveva meno di un anno. A causa di una malattia, la giovane domestica cattolica, temendo che morisse, decise di battezzarlo per strapparlo dal limbo della dannazione eterna. Dunque, per le leggi della stato Pontificio, il bambino era a tutti gli effetti un cattolico, ragion per cui andava allontanato dalla famiglia.
Esisteva un vero e proprio divieto che imponeva che un bambino cristiano potesse essere allevato da persone di un’altra religione. Il bambino venne così strappato da Bologna e dalla sua famiglia e portato a Roma alla Casa dei Catecumeni. In realtà il piccolo Edgardo non si era convertito. In quel periodo non mancarono atti di protesta da parte di molti governi, dalla Francia al Regno di Sardegna.
Per dimostrare la non validità del battesimo, si puntò tutto sull’indegnità morale di Anna Morisi e sulla sua estrema ignoranza. L’obiettivo era quello di mettere in evidenza come queste due componenti non avessero permesso alla domestica di comprendere la portata del gesto. Si portò a testimoniare anche il medico, il quale contestò che Edgardo fosse in pericolo di vita.
Con la caduta dello Stato Pontificio, Edgardo, ormai 19enne, non tornò dalla sua famiglia, ma cercò di convertire i familiari. Addirittura combatté contro il fratello Riccardo durante la presa di Porta Pia. Edgardo morì l’11 marzo 1940 a Liegi e venne beatificato da Papa Pio IX nel 2000.
Voi conoscevate la storia vera del caso Mortara che ha ispirato il film Rapito? Lo guarderete questa sera su Rai3? Fatecelo sapere nei commenti. Vi ricordiamo che il mese di febbraio è ricco di uscite importanti al cinema.









