James Gunn su Martin Scorsese: “Terribilmente cinico, voleva pubblicità”

Sono passati già due anni da quando Martin Scorsese, uno dei registi fondamentali della sua generazione e non solo, declassò i film sui supereroi sostenendo che non fossero vero cinema e comparandoli piuttosto a un branco di parchi a tema, senza cuore, tesi solo all’incasso al botteghino. Parlando di record al box office, l’anno del primo statement era proprio quello dell’uscita di Avengers: Endgame, ma anche di The Irishman, grande reunion organizzata dal regista italo-americano con Robert De NiroAl Pacino, Joe Pesci e Harvey Keitel. Negli anni, molti – compreso lo stesso Scorsese – sono tornati più volte sulle sue parole. Oggi, a intervenire, è stato uno dei nomi più apprezzati – dal punto di vista dell’etica lavorativa come di quella artistica, un “non venduto” insomma – del fronte cinecomic: James Gunn, il cui The Suicide Squad di recentissima uscita sta sfondando qualunque record sugli aggregatori di recensioni.

The Irishmen di Martin Scorsese
The Irishman di Martin Scorsese

A suo tempo, Gunn aveva già commentato le parole di Scorsese in modo piuttosto lucido e molto più pacato di altri: “Ero indignato quando le persone hanno criticato ‘L’ultima tentazione di Cristo’ senza aver visto il film. Sono rattristato dal fatto che ora giudichi i miei film allo stesso modo“. Salvo poi definire Scorsese come “uno dei miei 5 registi viventi preferiti“. Come si suol dire, un colpo al cerchio e uno alla botte. Ma oggi, in un intervista podcast col veterano Josh Horowitz, ha rincarato la dose, definendo quello di Scorsese come un tentativo “terribilmente cinico” di usare la Marvel per attirare l’attenzione su di sé: “Continuava a schierarsi contro la Marvel in modo da poter ottenere l’attenzione della stampa su qualcosa che non riceveva tutta l’attenzione che avrebbe voluto”.

Una volta uscito lo spezzone d’intervista, il branco si è mosso, arrivando a coinvolgere addirittura Zack Snyder in una guerra social senza esclusioni di colpi. Per placare gli animi, Gunn è tornato sulle sue parole ribadendo la sua stima per Scorsese – “Probabilmente il più grande regista americano vivente del mondo” – e concedendogli il beneficio del dubbio di poter considerare i film tratti da fumetti, almeno in partenza, “non di natura cinematografica“. Ma il danno era fatto e Gunn sembra aver colpito nel segno, soprattutto se una testata come Variety arriva a far notare che sì, effettivamente prima della controversia The Irishman non stava fomentando le aspettative come Scorsese avrebbe voluto.

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