Martin Eden: illusione e disillusione dell’eroe di Pietro Marcello

Questo mese tra le diverse e interessanti proposte del servizio streaming Netflix troviamo Martin Eden, film del 2019 diretto da Pietro Marcello e presentato in concorso alla 76esima Mostra del Cinema di Venezia, dove Luca Marinelli ha vinto la Coppa Volpi per la sua interpretazione. Un inno alla cultura, all’importanza della parola, ma anche un’amara riflessione sulle classi sociali e sull’evoluzione di un personaggio complesso inserito in un’ampia cornice, che abbraccia un Secolo di Storia d’Italia, spostandosi dall’America a una Napoli senza tempo.

Martin Eden

martin eden scena festa borghesiaLiberamente ispirato all’omonimo romanzo di Jack London del 1909, Martin Eden racconta la storia di un marinaio di Napoli (Luca Marinelli). Un ragazzo del popolo, cresciuto in ambienti poveri, che una mattina difende un giovane appartenente alla classe borghese, Arturo (Giustiniano Alpi), da una lite di strada. Riconosciutone il merito, Martin viene invitato a casa sua per un pranzo e qui conosce la sorella Elena (Jessica Cressy), per cui perde completamente la testa. Ambienti diversi, estrazioni sociali dissimili e culture altrettanto distanti. Martin rimane travolto dal mare che divide la conoscenza di entrambi e così si sente sempre più motivato a studiare e appare sempre più attratto dai libri che quasi lo richiamano. Ma mentre Martin crescerà lentamente, sognando di fare lo scrittore, prendendo sempre più coscienza del mondo, annaffiando e custodendo idee anche fuori dal coro, Elena rimarrà incatenata alla sua preparazione scolastica ed educazione borghese, senza accettare l’amato nella sua interezza. A questo, Pietro Marcello aggiunge il contesto nel quale la vicenda è inserita, le idee sul socialismo, l’individualismo e la lotta di classe.

Illusione, socialismo e Spencer

martin eden scena socialismo filmPietro Marcello mescola l’evoluzione romantica, disillusa e inquieta di Martin Eden a barlumi documentaristici, servendosi di video di repertorio. Scelta che consente di condurre ancora di più lo spettatore nel ventre materno del protagonista, là, nei quartieri sporchi, rumorosi, che odorano di sigaretta, dove non c’è spazio e denaro per la cultura e la crescita personale. Luoghi, suoni e profumi diversi da quelli a cui è abituata Elena, la ragazza dalla bellezza eterea, nata e cresciuta nella borghesia, con vestiti puliti, tavole lunghe, incatenata a un’idea primitiva di cultura ed educazione. La loro è una storia impossibile, fiammella resa viva dall’illusione che governa la prima parte della vita di Martin, ma destinata a morire. La presa di coscienza della vera anima di Elena (ma anche della società) arriva con la sua non accettazione del nido in cui è vissuto Eden, dal non comprendere i suoi scritti, esortandolo a non comporre opere crude e pregne di dolore. Dare speranza attraverso la scrittura? Ma speranza di cosa? Esiste speranza? Martin non farà mai parte di quell’ambiente, quel girone infernale confezionato bene della sua amata. Lui è altro.

luca marinelli martin eden voltoAllo stesso tempo, il giovane è mangiato vivo dall’ardore della conoscenza. Non un mero apprendimento relegato alle pagine di un libro, ma una cultura che si acquisisce dall’esperienza, dalle strette di mano, dalle persone e culmina con la scalata tout court dell’essere umano. Al contempo, la riflessione sulla società e le regole della natura. Abbagliato dal pensiero di Spencer, Martin Eden non accoglie il socialismo, ma predilige una visione centrata sull’individuo. Russ Brissenden è l’unico faro sotto molti punti di vista della seconda parte della vita di Martin, il solo in grado di illuminarlo e prepararlo alla realtà. Fin quando anche Russ, malato e amante della bottiglia, lo “abbandona” e allora Martin non può fare altro che arrendersi all’idea della solitudine e mancata comprensione.

Autodidatta come Jack London, Martin è un sognatore, un idealista, un uomo che insegue un principio illusorio e si rende conto della prigione della realtà. Lotta prima e si lascia andare poi, muovendosi controcorrente, esattamente come il tuffo liberatorio che chiude la narrazione.

E ora parliamo di Luca Marinelli

martin eden luca marinelli scena filmUna scalata al successo quella di Luca Marinelli, che negli ultimi 10 anni si è meritatamente affermato nel panorama cinematografico. E se in passato aveva già dato modo di farsi apprezzare per le sue performance attoriali, qui, in Martin Eden, probabilmente tocca il suo punto massimo, conquistando difatti anche la Coppa Volpi a Venezia. Nel volto di Marinelli traspare tutta la tenacia, la voglia di riuscire e il romanticismo del primo Martin Eden, per poi lasciare spazio all’amarezza e la disillusione ampiamente sopracitata. Il film poggia interamente sulle sue spalle, la magia dell’eroe americano sulla carta e italiano per Marcello, che oscilla sempre tra realizzazione e fallimento. Luca Marinelli si fa carico del bagaglio di Eden e lo restituisce interamente allo spettatore che anche per questo non trova difficoltà a empatizzare con il protagonista. O meglio ancora, non incontra grande ostacoli nel farlo soprattutto nella prima metà del film che macina piuttosto bene i sentimenti e l’emotività del giovane, la sua scalata, la sua esplosione, la sua metamorfosi, per poi lasciare i ritmi più serrati e descrivere in maniera più frettolosa il declino dello scrittore.

In definitiva, Pietro Marcello con Martin Eden regala al cinema italiano uno spaccato di realtà senza tempo, un momento che racchiude in sé un Secolo di Storia d’Italia, tratteggiando l’urlo di amore, smanioso, speranzoso e di perdita di un uomo vero.

Qui trovate la nostra recensione di Martin Eden.

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