La follia di Pietro Marcello: la nostra recensione di Martin Eden, in concorso a Venezia

Un eccezionale Luca Marinelli dà vita all'eroe di Jack London, calato però qui in un'Italia senza tempo che riflette passato e presente del nostro paese. Il nuovo film di Marcello è uno dei migliori di questa edizione della mostra. E sicuramente il più coraggioso.

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Nel 1908 uscì la prima puntata di Martin Eden di Jack London. Prendete una copia del romanzo e leggetela, o almeno sfogliatela velocemente. Troverete una lucida critica degli Stati Uniti dell’epoca, piena di riferimenti storici, nonché uno specchio della vita del suo autore, che nel protagonista eponimo rifletteva il se stesso giovane e spiantato aspirante scrittore. Avrete tra le mani un classico della letteratura statunitense, un romanzo indissolubilmente legato al suo contesto storico e geografico, intriso del dibattito socio-economico che animava il paese a cavallo tra i due secoli e figlio dell’esperienza personale di uno scrittore profondamente americano. Pietro Marcello ha preso questo libro e lo ha usato per raccontare l’Italia passata e presente

Una follia. Conscio dell’avventatezza della scelta, Marcello ha deciso di andare fino in fondo all’insania, frantumando qualunque regola della narrazione, ma anche qualunque regola dettata dal buon senso. Questo Martin Eden napoletano vive in una realtà atemporale, un momento storico assoluto che ingloba tutta la storia moderna italiana: siamo contemporaneamente a fine ‘800, nel 1921, nel 1940, negli anni ’50 e ’60 e al giorno d’oggi. Vediamo personaggi indossare abiti del primo ‘900 con automobili di mezzo secolo dopo, vediamo la Napoli degli anni ’20 sulle cui strade piene di graffiti passano le Api dei venditori ambulanti, mentre inserti d’epoca fanno viaggiare il marinaio protagonista su brigantini del XIX secolo e mostrano le rovine delle città bombardate prima che scoppi la seconda guerra mondiale.

Martin Eden

L’Italia del film è tutta l’Italia, e il finale chiude il cerchio storico facendo entrare in contatto l’epoca più oscura del nostro paese con il presente più attuale. Martin non è più l’alter ego dello scrittore americano ma uno spettatore della nostra storia che lui cerca di leggere e smascherare attraverso la scrittura. E qui si inserisce la componente politica del testo originale. Jack London era un socialista che attraverso un protagonista seguace dell’evoluzionismo sociale e dell’ideologia individualista indagava le criticità di entrambe le dottrine.

Nell’epoca della post-politica questa diatriba centrale nel dibattito del periodo appare superata, e a chi proclama la morte del dualismo destra/sinistra il confronto tra filosofie diverse in seno alla sinistra sembrerà un vuoto blaterale sul nulla. Nell’eterno presente di Martin Eden tutto però assume un senso nuovo, perché nel viluppo temporale ciò che valeva una volta torna e vale ancora. Martin si batte per l’emancipazione dall’ignoranza del popolo di ieri e di oggi, e la disillusione e lo straniamento in cui sprofonda apriranno le porte a una catastrofe che è di ieri, di oggi e di domani.

Martin Eden

Potremmo parlare ore dei problemi dell’ultimo film di Marcello. In Mostra ci sono alcune opere solidissime, come L’ufficiale e la spia o Storia di un matrimonio, due film assai diversi ma entrambi centratissimi sullo scopo che si sono dati. Anche Joker è una macchina perfettamente studiata i cui ingranaggi non si inceppano mai. Poi c’è Martin Eden, che nella sua folle corsa continua a inciampare ma coraggiosamente si rialza ogni volta. Se si può dire, questo gli dà un valore che gli altri film non hanno, pur essendo tutti ottimi prodotti.

Martin Eden è coraggiosissimo, ecco. Non tanto perché dica cose scomode o controverse, ma perché tutte le scelte che compie sono rischiose. Ogni soluzione narrativa, ogni infrazione ai comuni codici del cinema (non sperimentale) potrebbero far deragliare il film, farlo scivolare in un caos che non funziona. Gli altri film cui abbiamo appena accennato forse sono migliori, sì, ma non si prendono veri rischi e giocano al sicuro nella loro zona di comfort. Pietro Marcello invece ne esce, talvolta perdendosi per poi ritrovarsi sempre, in territori strani e affascinanti, a testa alta.

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Scrivo, giro cortometraggi, faccio teatro.
Nel tempo libero sopravvivo.

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