In Little Ashes di Paul Morrison, il rapporto tra il poeta Federico Garcia Lorca e il pittore Salvador Dalì viene cesellato in un film emozionante, in cui l’arte, l’amore e la politica si confrontano con la repressione della dittatura franchista.
Rubrica: Loving Arts
Un film biografico liberamente tratto o, liberamente interpretato, dagli eventi a cui i suoi protagonisti fanno riferimento o di quanto si evince dai loro scambi epistolari è Little Ashes di Paul Morrison.

Il film che racconta dell’incontro e della presunta storia d’amore tra il poeta Federico Garcìa Lorca e il giovane Salvador Dalì è un secondo esempio di film d’arte che mette al centro della narrazione un’opera, un dipinto del pittore di Figueres intitolata Cenicitas (piccole ceneri), probabilmente dipinta durante l’estate del 1927 e datata 1928. L’opera, in cui il pittore fonde la sua originale passione per il Cubismo, quella nascente per il Surrealismo e un gusto personale per il Primitivismo di stampo bruegheliano, accompagnò Salvador Dalì per tutta la vita, trovandosi nella sua collezione fino al 1989: l’anno della sua morte. Un altro aspetto, questo, che va a deporre a favore di quella passione immortale che legò i due geni per tutta la vita.
Nel dipinto è presente il profilo caricaturale del poeta Garcia Lorca.

“Sono io?”
“Puoi dargli un titolo se vuoi”
“Piccole Ceneri.
Perché puoi disegnarci in centinaia di quadri, ma fra ottant’anni saremo solo cenere”.
“Beh…saremo ancora nei quadri”.
“Ma non saremo noi. Saremo Gli echi di noi stessi. Fantasmi. e io non voglio essere un fantasma”.
Il film ripercorre l’occasione del loro primo incontro nella prestigiosa Università di Madrid nel 1923, dove, l’appena diciottenne Dalì, timido ed eccentrico, giunge per studiare Arte determinato a diventare un grande artista. Nello stesso dormitorio si trovano Luis Buñuel e il già affermato poeta “di farfalle” Federico Garcia Lorca.
Il regista, Luis Buñuel, presentato come un ragazzo sportivo, carismatico, reazionario sul fronte rivoluzionario della storia ( ci troviamo negli anni del Franchismo e della guerra civile), è il primo a rompere il ghiaccio, irrompendo, letteralmente nella stanza di Salvador Dalì, pittore cubista.
Federico Garcia Lorca (Javier Beltran) si mostra immediatamente attratto da quel giovane ambizioso ( Robert Pattinson) da cui fugge, spaventato, dai moti di quella passione che lo inducono a cercare il sostegno della religione.

E, in questo, il primo limite di un film che si appropria della retorica amorosa di uno scambio epistolare senza però assumersi il rischio di portarlo a compimento.
Salvador Dalì, infatti, ha sempre negato di aver dato seguito alle avances del poeta e, Little Ashes ne consegna un’immagine esitante.
Il giovane Dalì insegue il più adulto Garcia Lorca, accorcia le distanze tra di loro rispondendo ad un’esigenza a cui sembra non riuscire a dare forma. La passione tra loro esplode, in fine, al termine di una vacanza estiva fatta di campi a perdita d’occhio, cieli tersi e passeggiate in bicicletta che, nel cinema, sono la nota anticamera degli amori che durano una stagione. Gli amori che nascono timidamente, che si nascondono e non hanno mai il coraggio di esporsi alla luce del sole: sicuramente ricorderete le passeggiate in bicicletta, i campi e il cieli estivi di Call me by your name.

La passione, fino ad allora contenuta in una gestualità che rende sospettoso l’omofobo Buñuel, esplode tra le onde del mare cristallino in una simbiosi d’anime che non si consuma integralmente, poiché è ancora Dalì a sottrarsi, turbato dalla passione e dalle implicazioni di essa. Finché, persuaso da Buñuel fugge a Parigi, inseguendo il sogno di diventare un pittore affermato fuori dai Confini morali e politici di quella Spagna franchista.
La scrittura e il teatro incoraggiano Federico Garcia Lorca ad andare avanti, lottando per la libertà e l’autodeterminazione in un momento di oppressione che avrà per lui, terribili conseguenze.
Oh, Salvador Dalì dalla voce olivastra! / Io canto ciò che la tua persona e i tuoi dipinti mi suggeriscono. / Non elogio il tuo zoppicante pennello adolescenziale/ Ma la costante meta delle tue frecce./ Io canto i tuoi fieri scontri di luci catalane / Il tuo amore di ciò potrebbe essere chiarito. / Io canto il tuo astronomico e tenero cuore / Un mazzo mai tagliato di carte francesi. / Io canto la tua brama infinita per la statua, / La tua paura dei sentimenti che ti attendono per la strada./ Io canto la piccola sirena che canta per te, guidando la sua bicicletta di coralli e conchiglie. / Ma soprattutto io canto un pensiero comune, che ci raggiunge nelle ore oscure e dorate. / La luce che acceca i nostri occhi non è arte./ Piuttosto è amore, amicizia, spade incrociate.
(Ode a Salvador Dalì, Federico Garcia Lorca)

Otto anni di silenzio, mentre Dalì al fianco della moglie Gala otterrà la tanto agognata fama di artista eccentrico fino al nuovo incontro, tra i due, in cui Garcia Lorca sembra stentare a riconoscere il proprio amante nella macchietta che gli sta di fronte. Salvador Dalì, infatti, sembra impegnato in un’esibizione del suo potere d’artista influente pensando che esso basti per conquistare tutto ciò che desidera. Chiede al poeta di restare con lui, in una famiglia che comprenda anche la moglie Gala. Ma, l’uomo che volta le spalle al celebre Salvador Dalì, è un uomo che si rende conto di aver perso il giovane amato in un tempo che è stato e non è più. Fra di esso e il tempo presente sono intercorsi otto anni di silenzio e solitudine in cui tutto ciò che li univa, tutto ciò che hanno condiviso: l’arte, la curiosità, la passione, la sete di libertà… si sono evoluti su strade differenti e hanno assunto valori differenti.
Per entrambi la libertà ha acquisito un prezzo: per Dalì è un prezzo che può permettersi di pagare, dall’alto scranno della sua fama e dei privilegi della sua straordinarietà. Per Garcia Lorca, poeta affermato e dichiaratamente repubblicano, è un conto salato che pagherà con la sua stessa vita.

Una buona prova per entrambi i protagonisti, soprattutto per Robert Pattinson che non si lascia contagiare troppo a lungo dagli eccessi mimici della pazzia, dimostrando di saper distinguere tra una pazzia buona e una cattiva (quella del Joker, per esempio).
Little Ashes di Paul Morrisson è un film che non si lascia andare ad una smielata retorica amorosa, descrivendo un rapporto sentimentale che si instaura tra due geni prima ancora che tra due ragazzi. Ciononostante emoziona, rendendo palpabili il coinvolgimento e l’amarezza del rifiuto, saldamente ancorati nelle capacità espressive di Javier Beltran.
Meritevole la fotografia di Adam Suschitzky, che ripropone le tonalità tipiche del pittore catalano.

Ricordati di me quando sarai sulla spiaggia,
ma soprattutto quando dipingi scintillii e piccole ceneri,
oh le mie piccole ceneri!
Metti il mio nome nel quadro,
così che il mio nome abbia un senso per il mondo.
(Federico Garcia Lorca a Salvador Dalì)









