La La Land e quel finale aperto: cosa sarebbe stato?

Un tripudio di colori e una perenne e coreografica danza contribuiscono a creare un’atmosfera gioiosa, in parte responsabile dell’obnubilazione di un sottotesto malinconicamente doloroso: LaLaLand omaggia la tradizione del musical attraverso il tema forte della rinuncia. Oggi, in questo focus, parleremo proprio di questo.

Il lavoro di una vita

La La Land è il il film che consacra Damien Chazelle, regista prodigio cresciuto tra cinema, musica e, soprattutto, la sublimazione dei due generi: il musical. (trovate qui il nostro focus su di lui)

Pare che la sceneggiatura l’avesse già scritta nel lontano 2010 ma, come spesso è capitato ad altri registi, serve un buon biglietto da visita per far mettere mano ai ricchi portafogli degli Studios.

Il biglietto da visita di Chazelle si chiama Whiplash e, non a caso, poco dopo il successo del film, con uno stellare J.K. Simmons, La La Land entra in produzione.

Inizialmente gli attori interessati erano Emma Watson e Miles Teller ma, il live action di La Bella e la Bestia per la prima e un’evoluzione creativa che ha portato ad un’idea di protagonista maschile divergente per il secondo, hanno ben presto portato il regista a propendere per gli azzeccatissimi Ryan Gosling ed Emma Stone.

L’ispirazione

La pellicola racconta la storia di Mia e Sebastian, due artisti alla ricerca del successo che si incontrano in una Los Angeles da sogno e che si spingono a vicenda all’inseguimento di un brillante futuro.

Ciò che in La La Land è particolarmente evidente è la passione di Chazelle per il musical: emerge dai richiami, dai tributi e dalle costanti citazioni del regista, che attinge a piene mani dall’età dell’oro hollywoodiana, per restituirne una pellicola ricoperta di quella patina ovattata ed edulcorata che colorava la realtà tipica di quegli anni.

I due film la cui eredità è più evidente in La La Land sono sicuramente Le Parpluies de Cherbourg, film che costituisce un vero e proprio punto di partenza e che, per ammissione stessa del regista, rappresenta il film più bello che abbia visto: lo definisce “Happy but heartbreaking”, che è poi anche il leitmotiv del secondo film in questione, ovvero Casablanca, non a caso anche citato nello stesso La La Land. 

Messaggio

Questi due film hanno anche offerto l’idea di base che Chazelle ha del proprio cinema e, più in grande e con ogni probabilità, della vita: la felicità si paga a caro prezzo.

Ebbene questo non è un aspetto scontato, anche perché il periodo dal quale il regista attinge a piene mani è colmo di esempi di lieto fine, pellicole caratterizzate da un grande ottimismo di fondo.

Ebbene questo ottimismo c’è, ma il tema della rinuncia sarà altrettanto presente, quasi a valorizzare ancor più ogni traguardo, a renderlo più sofferto e, quindi, più autentico.

Ryan Gosling ed Emma Stone ballano sotto il cielo di Los AngelesMia e Sebastian

La storia tra Mia e Sebastian parla di tempismo e di destini comuni, due rette che hanno in comune lo stato di ente geometrico ma, proprio in quanto tali, sono destinate a non intersecarsi mai.

Lo sviluppo della loro relazione segue la più classica love story alla Frank Capra, ereditando alcuni elementi propri della Screwball Comedy.

C’è però molto di più, l’amore non è il protagonista, o meglio, lo è ma non ha la priorità: Mia e Sebastian sono sognatori; e che sognatori sarebbero se si bastassero a vicenda. Non che amarsi non possa essere il coronamento di un sogno, ma non lo è in questo caso, non lo è per loro.

Amarsi e supportarsi permette loro di aiutarsi a vicenda e spingersi oltre le avversità, più in là di quanto singolarmente avrebbero mai potuto fare. Escono dalla loro zona di conforto, arrivando a sacrificare tutto, lo stesso amore che avevano coltivato nel frattempo e che li aveva accompagnati in questo percorso.

Finale agrodolce

Ebbene si, il finale di La La Land è agrodolce, foriero di una felicità consumata interiormente dalla consapevolezza che la si è ottenuta solo rinunciando a ciò di quanto più caro si potesse avere. Consapevolezza però nascosta e che solo nei momenti di maggior nostalgia vince la felicità causata dalla realizzazione dei propri sogni, trovando libero sfogo in una lacrima, che porta con se tutto ciò che inseguire il proprio sogno ad ogni costo ha lasciato per strada.

È quello che accade a Mia e Sebastian, quel “ti amerò per sempre” è vero, autentico. 

Ma è proprio ciò che li aveva sempre legati, ovvero l’inseguimento del sogno che si scontra con la dura realtà del rifiuto, a separarli.

Entrambi riusciranno a realizzarsi e quello sguardo finale lo dimostra. Non c’è libera interpretazione: i 3 minuti abbondanti di un sublime “what if” ci raccontano esattamente come sarebbero andate le cose se i due non si fossero separati.

In quello sguardo c’è la consapevolezza che la felicità-esattrice ha bussato alla loro porta, riscuotendo una tassa estremamente salata. 

Un dubbio però forse rimane: era davvero inseguire i sogni la chiave per la felicità?

Insomma La La Land è un film per sognatori folli: dopotutto, “dedicato ai folli che sognano” è la tagline del film. E loro hanno sognato oltre quanto fosse ragionevole fare ma, come dicono in America, “The sky is the limit”. Già, il cielo. Proprio quel cielo saturo di una Los Angeles da sogno.

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