Il critico d’arte del The Guardian, Waldemar Januszczak,in un documentario sul Rococò attribuisce al pittore spagnolo Francisco Goya y Lucientes (1746 – 1828), l’invenzione del genere Horror.
Rubrica: Loving Arts.
“Chi ha inventato il Graphic Novel? Goya. Chi ha inventato il mostro di Frankenstein? Goya. Chi ha inventato gli zombie? Chi ha inventato gli spaventapasseri, i film dell’orrore e persino Harry Potter? Goya”.
Veicolo di questa innovazione, è la raccolta di 80 incisioni note con il nome di I Capricci di Goya. Le tavole, realizzate con la tecnica a bulino di Acquatinta e Acquaforte, sono state realizzate tra il 1796 e il 1799. Si tratta di un’opera complessa, di satira sociale in tre sequenze, in cui l’artista mette in luce le inquietudini, gli inganni, le superstizioni e le brutture della comunità spagnola.
“L’autore, essendo persuaso del fatto che la censura degli errori e dei vizi umani (benché propria dell’Eloquenza e della Poesia) possa anche essere oggetto della Pittura, ha scelto come argomenti adatti alla sua opera, tra la moltitudine di stravaganze e falli comuni di ogni società civile, e tra i pregiudizi e menzogne popolari, autorizzati dalla consuetudine, dall’ignoranza o dall’interesse, quelli che ha ritenuto più idonei a fornir materia per il ridicolo e a esercitare allo stesso tempo la fantasia dell’artefice”.
(Francisco Goya, Diario de Madrid – 6 Febbraio 1799)

Facciamo riferimento ad un’età di transizione, in cui il culto della bellezza, che dal Neoclassicismo conduce agli eccessi decorativi del Rococò e dell’esaltazione dello sfarzo cortese, giunge alle inquietudini di un rapporto impari e angoscioso che l’uomo, nel rifiuto della norma classica in nome di una preminenza dell’interiorità, instaura con la Natura. (Ne abbiamo parlato ampiamente nella recensione del film Turner ).
Ciò che la Spagna e Goya stanno affrontando è un’età di profonda incertezza in cui il braccio armato della Controriforma, il famigerato tribunale de l’inquisizione spagnola, genera un’atmosfera cupa di paura e serpeggiante diffidenza tra gli uomini.
I Capricci constano di tre sequenze: la prima (tavole 2-36) è una critica ai rapporti privati, principiata dall’autoritratto dell’Artista che assume un’espressione satirica, fino alla condanna delle donne e della loro corsa indiscriminata al matrimonio.
Nella seconda sequenza (tavole 37-42), il pittore aragonese rappresenta la scena politica come popolata da somari.
Nella terza ed ultima sequenza, quella che ci interessa in modo particolare, attinge al repertorio popolare della paura, dell’ignoranza, della superstizione, della religione, raccontando attraverso la metafora della stregoneria, un contesto sociale profondamente arretrato e, grazie al clima di terrore instaurato dalla Controriforma, impigliato in un nuovo Medioevo (tavole 43 -80).

La tavola emblematica della raccolta de I Capricci è Il Sonno della ragione genera mostri, dove un Goya addormentato, riverso sullo scrittoio, è assediato da molteplici creature notturne, parto della mente in cui si manifesta l’annichilimento della visione a favore della prepotente emersione del sentire. L’uomo che sogna è preda delle follie immaginifiche dell’incoscio, dell’insondabile e vertiginoso abisso dello spirito, in cui sedimentano paure represse che assumono inquietanti, mostruose, fattezze.
Quali sono le opere che persuadono il critico d’arte inglese, Waldemar Januszczak, a sostenere che le tavole di Goya fossero nutrite di una tale prescienza da contenere una prefigurazione di tutto l’orrore contemporaneo?
Goya fu il primo ad attribuire una fisionomia al leggendario omuncolo alchemico: un’unità vivente artificiale, un uomo dalle piccole dimensioni, a cui gli alchimisti credevano di poter infondere la vita. Una vera e propria sfida alla potenza creatrice divina, che, attraverso la letteratura di matrice gotica del 1800, viene consegnata all’immaginario collettivo con il nome di Frankenstein.
Frankenstein, il mostro nato dalla fantasia di Mary Shelley nel 1818, è il prodotto di un macabro assemblaggio di pezzi di cadavere a cui lo scienziato Victor Frankenstein è in grado di infondere la vita. Una creatura mostruosa, espressione del diverso, incapace di riconoscersi nello stesso genere umano di cui è emanazione e alla disperata ricerca dell’amore. Un amore che si tramuterà nel terrore dell’abbandono e culminerà nell’omicidio del proprio creatore, reo di aver sfidato le leggi divine.
Francisco Goya lo ritrae nella tavola numero 50 intitolata “Cincillà”.

La leggenda degli Zombie nasce nelle isole caraibiche a seguito dell’incontro tra la religione vodoo africana e quella cattolica, conseguente alla colonizzazione Spagnola e Francese dell’età moderna.
Secondo gli Stregoni Vodoo gli uomini si compongono di due anime: una più piccola responsabile della personalità dell’individuo e una più grande che potremmo assimilare allo spirito vitale ed è questa, la seconda anima, quella che può essere risvegliata mediante rituali vodoo ed è votata alla ricerca inanimata di sostentamento nutritivo.
Goya fornisce una prima immagine degli zombie nella tavola numero 59 intitolata “E ancora non se ne vanno”.

Il critico d’arte inglese trova una terza corrispondenza certamente degna di nota: cioè quella tra la tavola numero 68 e l’universo magico di Harry Potter.
La tavola, intitolata “Bella Maestra” ritrae una strega che impartisce insegnamenti sul volo per mezzo di una scopa, mentre, in alto a destra, un gufo sta ad osservare.

Il mondo fantasioso delle creature mostruose e delle paure collettive, che attraversano la cultura e le tradizioni popolari dalle prime battute della civiltà, precede di molto la nascita e l’opera di Francisco Goya: la stessa parola inglese “Nightmare” (incubo) è una parola valigia, poiché contiene in sè il terrore dell’oscurità e l’evocazione della cavalla spettrale Mare, la leggendaria cavalcatura del demone responsabile degli incubi, nel folklore nordeuropeo. Ed è proprio nel nord europa che nascono i primi spaventosi ibridi, ad esempio, nelle pitture di Hyeronimus Bosch, mentre si può far risalire alla fantasia di Ulisse Aldovrandi (1522 -1605) e al suo Monstrum Historia (1642) la prima sistemazione scientifica, accuratamente schedata e illustrata, di mostri e ibridi fantastici, considerati, in tutto e per tutto creature naturali.









