Godzilla: ecco come il film di Emmerich “reinventò” il mostro

I fan del kaiju giapponese sono i più appassionati, ma anche i più critici quando viene loro toccato un aspetto di una tradizione come questa. Emmerich fece proprio questo con Godzilla, e sia pubblico che critica del settore non furono gentili. Ma il processo di reinvenzione del mostro marino è tanto destabilizzante quando incredibilmente onesto.
Una scena dal film Godzilla del 1998

Il 1998 può essere considerato un anno limbo, l’anno prima del millennio che stava per arrivare, un anno in cui il futuro era ancora visto con ottimismo. Se in Italia c’era Prodi a guidarci, in America ci stava Clinton con le Torri Gemelle ancora intatte, Internet era ancora un’entità curiosamente timida e l’unico pericolo per la sopravvivenza umana (anche nel cinema) era rappresentato da catastrofi apocalittiche così grandi da sembrare inverosimili, oppure giganti mostri invasori come Godzilla.

Roland Emmerich, che come dimostrano The Day After Tomorrow – L’alba del giorno dopo e Independence Day ha un feticcio per il genere catastrofico, ha segnato la storia con il remake dell’originale kaijū del 1954 sul preistorico mostro marino. Un’impresa che classificò questo ventitreesimo lungometraggio avente per oggetto Godzilla come il peggiore di sempre per tantissimi aspetti (peggior remake/sequel, peggior attrice non protagonista, regia e sceneggiatura), ma che nonostante ciò rappresenta una forte presa di posizione, onesta e limpida da parte del regista tedesco. E ora vediamo perché.

Il mostro, che di recente si è alleato con un altro colosso kaiju, è stato totalmente reinventato: Emmerich non cerca la verosomiglianza, non vuole limitarsi alla fedeltà classica, ma si sposta sul citazionismo della struttura estetica giapponese e la unisce ai temi militari che tanto amano gli americani. Ma gli appassionati sono letteralmente entrati in crisi.

La caratteristica primaria di questa versione di Godzilla disegnata da Patrick Tatopoulos è sicuramente la velocità: per permettersi una corsa veloce, il robusto rettile, eretto e dalla locomozione plantigrada, si trasformò in un’iguana gigante bipede, che usa come unico punto d’appoggio le falangi, mentre la coda rimane parallela al suolo. Fu definito un uomo in costume dal colore concepito per mimetizzarsi nell’ambiente urbano del film, toni freddi, dettagli specchiati e satinati. Particolarissimo il dettaglio del mento, molto esposto e massiccio, ispirato alla tigre Shere Khan del film Disney, Il libro della giungla.

Ovviamente la proposta fu accettata per sfinimento da Isao Matsuoka della Toho, dal produttore Shogo Tomiyama e dal direttore degli effetti speciali Koichi Kawakita, che dai racconti rimasero silenziosi per per minuti dopo la presentazione, spiazzati.

Insomma, Godzilla e la sua nuova forma pseudo naturale di un lucertolone geneticamente modificato stravolse completamente il character design perno del successo kaiju più amato dai cinefili, ma Emmerich per budget e storico ha deciso di soddisfare più le sue velleità che la critica, di cui evidentemente non gli è importato granché. E oggi, comunque, ricordiamo questa trasformazione come una delle più significative del genere. Se vi abbiamo incuriosito, potete trovarlo stasera 9 gennaio alle ore 21:15 su Cielo (canale 26).

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