Il critofilm: il diretto precedente de La Grande Arte al Cinema

Il dibattito originale sul valore artistico del cinematografo costituisce la premessa alla nascita del Film d’arte e, nel critofilm, il precedente culturale della rassegna Nexo Digital: La Grande Arte al Cinema.

Rubrica: Loving Arts

Negli anni ‘30 il dibattito sulla dignità artistica del cinema, in Europa, si fa acceso. Nel 1926 Antonello Gerbi (1904-1976) pubblica sulla rivista “Il Convegno” una teoria estetica del cinema che fa riferimento al filosofo Benedetto Croce, secondo il quale l’opera d’arte è tale se in essa è possibile riscontrare la personalità poetica dell’artista: unica e non disgregata e incoerente.

Gerbi è molto chiaro rispetto alla sua posizione: Il cinema non è arte, il cinema è un mezzo di espressione dell’arte:

Il cinema non è un’arte […] Arte sono le opere, non i mezzi tecnici con cui le opere sono prodotte; arte potrà essere un film non la cinematografia”.

Nel principio autoriale, secondo Gerbi, consiste il giudizio di artisticità dell’opera cinematografica.

critofilm
immagine esemplificativa

L’ammissibilità, da parte degli intellettuali, di un potenziale valore artistico del cinema costituisce la premessa fondamentale all’integrazione dello stesso nella rivoluzionaria concezione di un’Arte totale.

Strumento privilegiato della modernità e dell’esaltazione Futurista per il movimento e la velocità, il cinema costituiva la sede privilegiata in cui far convergere tutte le arti: musica, teatro, arte figurativa, letteratura e poesia, in un’opera d’arte complessa che da Wagner a d’Annunzio costituisce un vero e proprio mito del 900.

La concezione di Arte Totale è la premessa fondamentale allo sviluppo di un cinema d’arte, di stampo documentaristico e celebrativo –  dedicato al ritmo delle grandi metropoli tra cui le prime ‘Sinfonie Cittadine’ di Dziga Vertov su Mosca (Kinoglaz, 1924, Cineocchio) – e dei film sull’arte, biografici e drammaturgici costruiti come poemi sinfonici.

Un terzo modello di film d’arte è quello che prende il nome di Critofilm, un documentario che si propone di sostituire la dottrina della Pura visibilità, invalsa nella Critica d’arte, con una visione oggettiva e scientifica.

Procediamo con ordine.

La Pura Visibilità o Reine Sichtbarkeit, è stata teorizzata dal critico d’arte tedesco Konrad Fiedler (1841 – 1895). Secondo lo studioso, l’arte non è, come sostenuto da Platone, “mimesi” cioè imitazione della realtà poiché la realtà è percepita soggettivamente dall’artista e in quanto tale, come visione soggettiva, restituita nell’opera d’arte. L’opera d’arte conclusa, infatti, è concrezione della coscienza artistica sviluppatasi nell’attività conoscitiva che l’artista ha intrecciato con la realtà a lui esterna e che esiste, al di là della percezione dell’artista e dell’opera.

Un cinema improntato su una visione di purovisibilità è incline a restituire un’immagine soggettivata della realtà.

Il termine CritoFilm fu coniato dallo storico dell’arte, di scuola crociana, Carlo Ludovico Ragghianti (1910-1987).

critofilm

Secondo RagghiantiIl cinematografo è arte figurativa” poiché non esiste differenza, se non tecnica, tra un film e un quadro.

Proposito del Critofilm è quello di realizzare delle pellicole in cui l’interpretazione delle opere d’arte è proposta attraverso il movimento della macchina da presa, le luci, il montaggio, così da fornire non un tradizionale documentario, ma un vero e proprio testo critico realizzato secondo le logiche del linguaggio cinematografico.

La tridimensionalità dell’opera d’arte sarebbe stata restituita simulando, mediante macchine da presa issate su dei carrelli, il movimento dell’occhio umano.

L’espediente dei carrelli fu già utilizzato da Paul Heilbronner nel 1934, in una forma di proto-critofilm.

La voce e la struttura dei primi Critofilm fu un altro, celebre, storico dell’arte: Roberto Longhi (1890 -1970).

Diretti da Umberto Barbaro (1902-1959), furono realizzati i critofilm di Carpaccio (1947) e Caravaggio (1948), strutturati come lezioni universitarie in cui la voce dello storico dell’arte stigmatizza in preziose formule letterarie, l’indagine oggettiva, scientifica e purista dell’opera d’arte impressa sullo schermo. La descrizione indugia sul dettaglio, intenzionata a prescindere dalla soggettività della percezione purovisibilista in nome di un approccio scientifico dell’opera d’arte.

Il critofilm rimase un prodotto di nicchia e fu presentato al pubblico in rare occasioni, come alla Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia del 1957,  nel contesto di una retrospettiva del film sull’arte.

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