Carlo Rambaldi, l’effettista di Hollywood e la forza propulsiva della fantasia

La Rubrica Loving Arts, oggi, celebra un grande effettista italiano: Carlo Rambaldi, attraverso le parole di un uomo che, sotto l’egida del maestro, ha scoperto vocazione e talento: Ivan Cecio.

Vincitore di ben tre Premi Oscar, di cui due Best Visual Effects, Carlo Rambaldi è uno di quei nomi che hanno dato lustro al cinema italiano.

Nato nel 1925 a Vigarano Mainarda, piccolo comune dell’Emilia Romagna, Rambaldi ha studiato pittura presso l’Accademia di Belle Arti di Bologna dove acquisì, in particolar modo, competenze di elettromeccanica e anatomia, le quali, in sinergia con la sua impareggiabile creatività, lo formarono come un’eccellenza nel settore degli effetti speciali.

Visse una stagione d’oro, tra gli anni ‘60 e ‘80, collaborando a progetti di fama mondiale, il cui genio contribuì a caratterizzare: parliamo ad esempio della sua più nota creazione, E.T. di Steven Spielberg (1982) che, come si vede in un video dell’epoca, ideò a partire dalla fotografia del suo gatto.

I suoi rapporti con il cinema iniziarono con registi quali Mario Monicelli, Pier Paolo Pasolini e Dario Argento: per quest’ultimo, curò gli effetti speciali di Profondo Rosso.

Hollywood apparve sul suo orizzonte negli anni ‘70 e rappresentò, per il maestro, la più concreta possibilità di sviluppare il potenziale della meccatronica, la disciplina che verte su una sinergia tra meccanica ed elettronica.

Nel 1976 lavora con John Guillermin sul set di King Kong, dove realizza un pupazzo telecomandato di ben 12 metri, detto Animatrone poiché, dotato di movimento autonomo mediante la combinazione di componenti elettronici e robotici. Realizza, inoltre l’enorme braccio meccanico, utilizzato nelle riprese con l’attrice Jessica Lange. L’anno seguente, per il lavoro svolto, ottiene l’Oscar Special Achievement Award per gli effetti visivi.

Carlo Rambaldi

Il secondo Oscar lo conquista nel 1980, lavorando, gomito a gomito, con Hans Giger nella realizzazione di Alien, per l’omonimo film diretto da Ridley Scott. Il design dello Xenomorfo, essenzialmente influenzato dalla biomeccanica, fu basato sul Necronom IV tratto dal libro di litografie dell’artista Giger, intitolato Necronomicon. L’arte Animatronica di Rambaldi, invece si adoperò nella dotazione di 900 elementi meccanici inseriti nella testa del mostro.

Il piccolo alieno E.T. costituì il punto più alto per la mobilità di un pupazzo: nel 1981 ne  esistevano due riproduzioni, una meccanica a grandezza naturale e una elettronica, per i primi piani. 87 punti di movimento di cui 10 solo sulla testa, il tutto su un pupazzo realizzato in fibra di vetro, poliuretano e gomma con scheletro di alluminio e ferro.

Alcune delle prodezze sul campo di Carlo Rambaldi, come le scene di vivisezione di un cane, girate per il film Una lucertola con la pelle di donna (1971), fanno persino sorridere, a ricordarle oggi: il regista Lucio Fulci fu accusato, a causa di quella scena, di maltrattamento e crudeltà verso gli animali. Per scagionarlo, ed evitargli una severa misura penale, Rambaldi, dovette fornire alla Corte i girati non montati e i fantocci dei cani utilizzati per le riprese!

Immaginate quanto potesse essere stimolante, per un giovane studente di scenografia, la possibilità di svolgere un periodo di formazione sotto l’egida del Maestro Rambaldi…

Carlo Rambaldi

Quella che mi appresto a raccontarvi è una storia di straordinaria solerzia, una storia di entusiasmo che appartiene ad un uomo, Ivan Cecio, figlio d’arte, laureato in Scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli il quale, un bel giorno, ebbe la possibilità di diventare allievo di Carlo Rambaldi

 

Salve Ivan, può raccontarci in quali circostanze conobbe il maestro Rambaldi?

Era il 1987, io studiavo scenografia all’Accademia di Belle Arti di Napoli, o meglio, Regia Accademia di Belle Arti di Napoli, una delle prime in Italia e probabilmente anche in Europa. L’accademia aveva un impianto didattico fortemente incentrato sulla scenografia teatrale, ma ebbi la fortuna di incappare in un docente di Scenografia illuminato, Albino Ottaiano che, in quel periodo, lavorava per la RAI e l’emittente allora era molto diversa da oggi e, la varietà delle trasmissioni proposte, costringeva il nostro docente ad ideare ambientazioni sempre nuove e l’esigenza, inevitabilmente, contribuì ad ampliare i suoi orizzonti.

Io, insieme ad altri ragazzi del corso, coltivavamo la passione per la fantascienza ed è per questo che, il professore, ci spronò a partecipare ad un Concorso Nazionale indetto dal Ministero per i Beni culturali e aperto agli allievi delle Accademie italiane. Intitolato “Creature aliena di tipo intelligente”, il concorso verteva sull’ideazione di una creatura aliena, proposta al giudizio della commissione, mediante l’esecuzione dei bozzetti: fase propedeutica alla realizzazione di una vera e propria scultura.

Al concorso parteciparono più di 250 studenti, elessero 20 finalisti i quali furono ammessi ad uno Stage che, Carlo Rambaldi, tenne a San Marino nello stesso anno. Noi ci classificammo tra i primi 5.

Carlo Rambaldi Carlo Rambaldi

Come si svolse questo stage?

Uno stage di scenografia cinematografica fu fortemente voluto dall’Accademia di Belle Arti di Macerata, la quale intendeva inaugurare una scuola specifica di Effetti Speciali. Lo stage durò 9 giorni, 7, se si escludono il giorno inaugurale e l’ultimo, nel quale si tenne il Galà di Premiazione.

In questi sette giorni, lavorammo alla realizzazione in 3D della creatura aliena, sotto la supervisione di Carlo Rambaldi.

Contestualmente, ci fu una mostra dei lavori selezionati durante il concorso e una mostra delle opere del maestro, tra cui il modellino del figlio di King Kong, lo scimmiotto, che qualcuno rubò e allora ci lanciammo tutti in una caccia al tesoro, lungo i viottoli di San Marino, alla ricerca dello scimmiotto scomparso! (Sorride).

Quale importanza formativa ebbe, per lei, quell’esperienza con Rambaldi?

Beh, da Carlo Rambaldi apprendemmo una metodologia di lavoro specifica: sa il progetto, lo sviluppo del bozzetto e infine la realizzazione, effettiva, del pezzo. Lavorare 

Carlo Rambaldi

con lui ci ha concesso un punto di vista diverso: siamo stati in grado di rilevare la differenza tra un approccio creativo di tipo accademico e un approccio di tipo professionale, riferito al cinema, alla televisione, all’animazione.

Oltre questo, ci insegnò delle tecniche impossibili da conoscere in ambiente accademico, diciamo, poco “ortodosse” ma certamente efficaci.

Può farci un esempio?

Si, certo. C’è una frase che mi disse una volta che mi rimase impressa… ci suggerì di tamponare, il nostro modellino in plastilina, con un panno: un semplice scampolo di tessuto, per conferire alla superficie quello che lui chiamò “Un non so che di fisiologico”: nient’altro che una porosità, impressa dalla trama della stoffa, sulla superficie del modellino che, davvero, trasfigurava la plastilina in epidermide, ottenendo così un grado di veridicità superiore. Oppure, la tecnica per ricreare le pieghe della pelle, una maschera in schiuma di lattice idonea ad assecondare la mimica facciale, piuttosto che appiattirla. Si tratta di trucchi che utilizzo ancora oggi, nel mio lavoro.

Carlo Rambaldi

Lavorare in comune significa costruire una tavola rotonda in cui, ciascuno, può apportare il proprio contributo: anche lavorando al fianco di un grande maestro come Carlo Rambaldi, poiché nessuno è immune dalla perfettibilità. Ed Ivan ricorda l’atmosfera di scambio e collaborazione che caratterizzava le esperienze in laboratorio con il gran maestro degli Effetti Speciali, la cui ingegnosità nasce sul principio della dinamica della bicicletta e da lì si evolve, fino a consentire le mirabolanti peripezie dei suoi fantocci. Il padre di Carlo Rambaldi – ci racconta Ivan – era un costruttore di biciclette, vien da sé che esse costituirono l’ossatura della sua formazione: catene, forcelle per i freni, il giro del mozzo erano i meccanismi principali alla base delle sue realizzazioni.

Probabilmente, ce lo stiamo chiedendo tutti: come mai il concorso indetto dal Ministero vCarlo Rambaldierteva sulla realizzazione di creature aliene?

Vi erano delle ragioni particolari o era semplicemente un tema legato alla fama di Carlo Rambaldi nella cinematografia di genere?

Il concorso era legato alla mostra organizzata a San Marino: “Ritratto d’autore” Carlo Rambaldi.

Carlo Rambaldi
Realizzato per il Concorso

Carlo ci confessò che lo scopo del suo coinvolgimento in questo progetto, era quello di selezionare dei collaboratori per un progetto futuristico che sarebbe sorto nei pressi di Ferrara, nei locali dismessi dello Zuccherificio Eridania. Si trattava della realizzazione di un Parco di divertimenti avveniristico, una città delle scienze in cui scienza e tecnologia la facevano da padrone. Si sarebbe chiamato Millenium ed era stato concepito in padiglioni.

All’interno della mostra c’era infatti un’area dedicata al progetto Millenium, con un plastico in scala, progetti e illustrazioni del maestro.

Nelle parole di Carlo, a cui era stato commissionato il progetto, si ravvisava qualcosa di davvero straordinario, visionario. Lui proveniva dall’esperienza americana e quindi, forte di una competenza tecnologica che in Italia non era minimamente immaginabile, a quei tempi.  Ci parlò di una rete in grado di mettere in comunicazione persone provenienti da ogni parte del mondo, sviluppando progetti in simultanea, pur non calpestando lo stesso suolo. Una realtà che ad oggi ci appare piuttosto banale: altro non era che una versione embrionale di Internet ma, da allora è trascorso più di un ventennio.

Carlo Rambaldi

Quali erano le idee di Carlo Rambaldi per questo Parco avveniristico, per questo Millenium?

Carlo proveniva da una realtà tecnologicamente avanzata, come ho detto, e immaginava un luogo in cui sarebbe stato possibile incontrare Galileo Galilei, conversare addirittura con Leonardo Da Vinci e altri luminari della scienza, mediante proiezioni olografiche.

I suoi progetti erano, in molti casi, tanto sbalorditivi e avanguardistici quanto, concretamente, irrealizzabili. Specialmente in quel momento storico in cui, ai virtuosismi tecnici della meccatronica, si tendeva a preferire i nuovi mezzi digitali: più rapidi nell’esecuzione, di sicura efficienza e beh, maggiore economicità.

Il progetto poi naufragò, questioni politiche suppongo, ma non ne so molto.

Carlo Rambaldi
Realizzato per il Concorso

Quindi il rapporto nato a San Marino ebbe una continuità nel tempo?

Si, noi spesso gli spedivamo i nostri lavori, tavole e schizzi, sempre inerenti il mondo Alieno che, da quel momento, divenne una nostra passione reale. Io portai a termine un workbook su questo tema, ideai tutta una serie di differenti creature aliene che beh, regalai a George Lucas nel 1999, quando venne a Caserta per girare Star Wars: La Minaccia Fantasma.

E quindi si, il rapporto con Carlo continuò, anche se non si presentò mai una concreta possibilità di lavorare insieme ad un qualche progetto. Un paio di anni dopo San Marino, ad esempio, lo incontrammo a Ferrara, dove si stava tenendo una sua mostra e, anche in quella occasione, gli consegnammo dei lavori che lui teneva conservati in una teca.

Eravamo lì per partecipare ad un concorso e, ricordo, che Carlo ci chiamò sul palco presentandoci come i suoi pupilli. Finimmo, persino, a mangiare un piatto di cappelletti ad una festa dell’Unità!

Carlo RambaldiCarlo Rambaldi è ricordato da Ivan come una personalità piuttosto rigida, industriosa e non incline a cedere alle scorciatoie del progresso tecnologico, ma oltre all’inestimabile valore formativo, non mancano i ricordi legati a quei momenti di vita quotidiana nei quali, quel maestro severo, mostrava il suo lato più gentile.

 

Ovviamente, chi scrive, non poteva lasciarsi scappare la chicca su George Lucas!

Era il 1999: George Lucas era a Caserta per girare Star Wars e la nostra ambizione era naturalmente quella di entrare in contatto con queste grandi produzioni. Così, tentammo e riuscimmo a metterci in contatto con il supervisore agli effetti speciali. Consegnai a lui il workbook e fui invitato sul set. Fui a contatto con la troupe, con parte del cast e Natalie Portman. In occasione delle riprese per il secondo film, L’Attacco dei cloni, fui invitato di nuovo ad assistere alle riprese. Era il 2001, ma nel ‘99 fui persino tra le comparse!

Carlo Rambaldi
Realizzato da Ivan Cecio con Paolo Romano e Armando Lombardo

Ha mai assistito alla nascita di qualcuno, tra i lavori di Carlo Rambaldi?

Si, a quei tempi stava sviluppando un dinosauro per una serie giapponese di nome GON, tratta dalla omonima serie di Masashi Tanaka. Erano gli anni in cui uscì nelle sale il primo Jurassic Park e s’intendeva cavalcarne l’onda.

Un entusiasta Carlo Rambaldi mostrò a Ivan il suo progetto in essere: un dinosauro altamente performante, dotato della stessa dinamica che caratterizzò il più celebre dei suoi lavori, l’alieno ET, ma potenziata in maniera ragguardevole.

Erano gli anni in cui, il mondo degli effetti speciali, veniva dominato dal digitale e, il lavoro manuale, realizzato in maniera meccanica, nonché la tecnica dello stop-motion 70-80, venivano soppiantati dall’utilizzo dall’avvento del 3D.

Il maestro, che si definiva un artista meccatronico, si allontanò dal cinema, quando sul fronte degli effetti speciali, apparve prepotentemente il digitale.

Carlo Rambaldi Carlo Rambaldi

L’arte meccatronica trova ancora impiego nel cinema di oggi?

Certamente! Anzi, proprio oggi, nel 2018, la stessa Meccatronica che sembrava dovesse essere definitivamente superata sul finire degli anni 80, sta invece vivendo un’importante fase di revival: Per Star Wars, ad esempio, si avvalgono di modellini dotati di sensori, sebbene ormai non più filocomandati ma radiocomandati. Ma già 4 o 5 anni fa, per i remake de La Cosa e di Alien, sono stati utilizzati di nuovo dei costumi, delle strutture meccanizzate, utilizzate a distanza, mediante operatori.

In generale, sta tornando in voga il lavoro manuale svolto in maniera consapevole e certosina, sia sui set che nelle scuole di Scenografia che, tendono a preferire una formazione di tipo artigianale, piuttosto che digitale.

Tim Burton lavora ancora con tecniche manuali, meccaniche. Mette in campo lo stop-motion che in molti hanno abbandonato per il digitale.

La domanda, diventa un pretesto per una manifestazione della maggiore stima che, Ivan, nutre per i virtuosismi di ripresa vecchia scuola, quando non esistevano software adibiti alla post-produzione e il film si faceva tutto sulla scena e così, essenzialmente vero e genuino, compariva sullo schermo:

In Corto circuito di John Badham (1986), il Robot Johnny 5 era mosso a mano dai burattinai fuori campo e di nuovo, nel remake, si utilizzò la stessa tecnica: gli operatori erano stesi a terra, sottocampo, e muovevano i fili in modo da ottimizzare le possibilità di movimento dei modellini, in una maniera che, beh in maniera meccanica, non era ancora possibile.

Realizzato da Ivan Cecio con Paolo Romano e Armando Lombardo

Anche in Labyrinth di Jim Henson (1986) le creature magiche sono tutte mosse a mano, così come nei primi film di Star Wars. Furono, cioè, girati in Stop-motion, ed è una tecnica che, in effetti, non ha costi inferiori rispetto ad una grande produzione digitale.

George Lucas aveva studiato, con i suoi effettisti speciali, una variante dello Stop-Motion: la Go-Motion in cui ad ogni passo del modellino snodato corrispondeva una vibrazione. Abbiamo, quindi, un doppio movimento, un’oscillazione che lo rendeva più fluido, più realistico ed evitava quegli scatti tipici delle prime sperimentazioni di Stop-Motion che vediamo, ad esempio, ne Gli Argonauti di Don Chaffey (1963) il cui effettista fu Ray Harryhausen, considerato il padre della stop-motion.

Quanto è rimasto, oggi, nel suo lavoro di quella esperienza con Carlo Rambaldi?

Moltissimo: quello con Carlo Rambaldi è stato un incontro fondamentale per l’evoluzione del mio futuro professionale poiché, a contatto con lui, non solo ho capito quale fosse davvero la mia vocazione professionale ma, soprattutto, come conciliarla con i miei interessi personali: come lo Spazio, la letteratura fantascientifica, i fumetti.

Era il 2003 quando Ivan, prendendo spunto dalle pagine dei fumetti e dei romanzi di suo padre, Elio Cecio, decide di fondare Wasama:

“Scenografie teatrali, installazioni temporanee, micromondi tra borghi medievali, il mondo del fantastico nell’universo degli effetti speciali, fascino per il fantasy e sperimentazione di nuovi mezzi di comunicazione”.Carlo Rambaldi

Wasama Creative Factory nasce ufficialmente nel 2003 ma è un progetto sorto, in realtà, già dall’inizio degli anni ‘90. Si occupa di scenografia cine-televisiva e teatrale, allestimenti a tema e installazioni aeree. Convenzionata con l’università Federico II di Napoli per lo svolgimento dei tirocini formativi e, con le scuole di ogni ordine e livello, ove si tengono workshop e laboratori creativi.

Da circa cinque anni produciamo eventi didattico-scientifici dedicati alla storia, all’avventura e all’esplorazione spaziale. Levento, Dalla Terra alla Luna, che prendendo ispirazione dall’omonimo romanzo di Julies Verne, propone una simulazione del lancio di un razzo di oltre 11 metri di altezza, con countdown, start up dei motori, rombo e infine, nuvole di fumo e “fiamme”. Si tratta di una fedele ricostruzione in scala 1:10 del famoso razzo vettore Saturn V che, insieme al modello in scala 1:2 del modulo di discesa lunare LEM – protagonisti delle missioni Apollo che condussero l’uomo sulla Luna – sono il fiore all’occhiello di questa mostra-evento. Lo scorso anno ci siamo fregiati della partecipazione della NASA che, ci ha fornito, un frammento di roccia lunare dell’etá di 3,5 miliardi di anni. Attualmente collaboriamo con l’Aeronautica Militare.
Il secondo evento è Wasama SuperHeroes show on tour, dedicato al mondo fantasy e all’universo dei supereroi Marvel e DC. L’allestimento si avvale anche di figuranti e stuntman in costume. E’ un modo per portare il cosplay fuori dai contesti normalmente adibiti e mostrarlo nei luoghi non canonici, a contatto con i profani e in particolare con le famiglie: i primi detrattori di questa attività che, ha sempre più seguaci tra i giovani. In questo senso svolgiamo anche un’attività di sensibilizzazione.
 

Carlo Rambaldi

 
 Origine ed Evoluzione dell’Universo ha, per caso, delle reminiscenze di quel Millenium di cui ha parlato? Si può considerare una particella elementare di quel grande progetto mai realizzato?

Si indirettamente si, sono entrambe applicazioni di una passione che mio padre mi ha trasmesso sin da bambino: quando il primo uomo posò il primo piede sulla Luna io avevo 4 anni ed ero davanti la tv in bianco e nero. Ricordo ancora mio padre che dipingeva il ritratto di Juri Gagarin, il giorno che, il giovane eroe sovietico, scomparve tragicamente.

Si tratta di memorie indelebili, che hanno caratterizzato la mia formazione artistica, quanto umana. Grazie all’esempio di uomini come mio padre, come Carlo Rambaldi, ho saputo trovare la forza necessaria per credere nei miei sogni e l’audacia, di realizzarli.

Per saperne di più segui Fondazione Culturale Carlo Rambaldi.

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