Barbie, il Vietnam censura il film con Margot Robbie: ecco perché

A poche settimane dal debutto in sala del film di Barbie, a tenere banco è la questione sud-est asiatica della distribuzione del film. Warner Bros. ha ricevuto il netto NO alla distribuzione del film in Vietnam a causa di una mappa presente in una scena, considerata dal governo ingiuriosa.
Barbie, il Vietnam censura il film con Margot Robbie: ecco perché

A pochi giorni dall’uscita nelle sale di tutto il mondo di Barbie, si infiamma la polemica tra la distribuzione di Warner Bros. e il Ministero della cultura, dello sport e del turismo del Vietnam. 

Barbie, uno dei film più attesi dell’anno e già in previsione distruttore di record d’incassi, ha subito da parte del governo vietnamita una pesante censura, degenerata nel divieto di proiezione del film. Lunedì scorso, Vi Kien Thanh, direttore generale del dipartimento del cinema del Vietnam ha confermato per conto del Ministero della cultura la decisione di vietare il film in tutto il paese. Il motivo? Non sono le scene di nudo presenti, bensì una mappa irrispettosa secondo i vertici asiatici.

Barbie, di che mappa si tratta?

"Mappa dei nove trattini" incriminata anche per Barbie
“Mappa dei nove trattini” incriminata anche per Barbie

L’ira funesta dei membri interni del Partito Comunista vietnamita si è accesa a causa di una cartina presente nel film in cui è presente la “linea dei nove trattini”. Questi pochi e piccoli tratti sulle mappe hanno causato molteplici danni da un punto di vista geopolitico internazionale, ma hanno toccato molto spesso le distribuzioni di molti prodotti filmici. Questo perché “la linea dei nove trattini” segna nelle mappe cinesi le rivendicazioni territoriali di Pechino. Adottare questo sistema significherebbe, secondo il partito vietnamita, giustificare le mire espansionistiche della Cina. 

Nonostante gran parte della fabbricazione di Barbie sia ancora “made in China”, il mercato di acquisto della bambola non ha rispettato le aspettative. A Shangai è stato costretto a chiudere l’edificio a sei piani che vendeva le bambole Mattel. Il mercato cinese è oggettivamente complesso, ma altrettanto oggettivamente il modello di perfezione esclusivamente occidentale non poteva attecchire nell’ex impero celeste. 

Ora, alla luce della nuova frontiera pubblicitaria della creazione di Barbie in moltissime versioni (ad esempio Barbie di diverse etnie oppure in sedia a rotelle, curvy etc. etc.), si aprirebbe di nuovo lo spiraglio per invadere il mercato cinese con bambole culturalmente adatte. Chissà che non abbiano strizzato l’occhio ai potenziali acquirenti dagli occhi a mandorla.

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