Alan Rickman e la “frustrazione” dell’essere Severus Piton

Interpretare Severus Piton era davvero frustrante per Alan Rickman? In questo focus cerchiamo di comprendere le ragioni di questo sentimento.

 

In questi giorni si è molto discusso intorno al ritrovamento di una collezione di lettere, diari, copioni e cartoline di Alan Rickman, il celebre attore morto all’età di 69 anni, dopo una lunga battaglia contro il cancro.

A stuzzicare la pubblica opinione è stata in particolare una cartolina di ringraziamento, che David Heyman, produttore della saga di Harry Potter, inviò all’attore, in chiusura dei lavori per il secondo capitolo della saga, Harry Potter e la Camera dei Segreti. 

“Grazie per aver reso HP2 un successo. So che, a volte, sei frustrato, ma per favore sappi che sei una parte integrante del film. Sei brillante”.

In questo focus, cercheremo di comprendere le possibili ragioni di questo disagio, certamente manifestato dall’attore, che ha indotto il produttore a parlare di frustrazione.

Piton

Ma prima è necessario fare un passo indietro.

Leggenda narra che un Alan Rickman non del tutto convinto di entrare in questo franchise, fece una telefonata a J.K. Rowling, l’autrice della saga di Harry Potter, a cui seguì un lungo colloquio privato. All’epoca della lavorazione del primo film, Harry Potter e la pietra filosofale, erano stati pubblicati soltanto tre libri. La donna rivela su Twitter che in effetti, le sue anticipazioni sulla trama, furono abbastanza contenute: lo persuase che il personaggio di Severus Snape era molto di più di un professore burbero e pieno di rancore. Dotato di estrema complessità, il professore di Pozioni sarebbe stato fautore di un’evoluzione tale, da renderlo un tassello fondamentale negli sviluppi di trama.

Tutto questo, riassunto in una parola, Always e nei significati celati dietro di essa.

Da quel momento, Alan Rickman prese a vestire i panni del più temuto professore di Hogwarts, per quasi un decennio e, al termine delle riprese,  acquistò una pagina pubblicitaria su Empire Magazine per prendere pubblicamente congedo da Severus Piton.

Era il 26 Aprile 2011 e Rickman pubblicò una lettera di addio rendendo noto l’episodio che lo aveva convinto ad entrare nel cast di Harry Potter:

Sembra trascorsa una vita intera in pochi minuti. I tre bambini sono diventati adulti da quando una telefonata di Jo Rowling, che conteneva un piccolo indizio, mi convinse che c’era ben più in Snape di un costume sempre uguale e, che anche se all’epoca erano stati pubblicati solo tre libri, lei aveva già l’intera, imponente e delicata storia nelle proprie sicure mani”.

Piton

Dentro alla testa di Snape

 

La conversazione con la Rowling diede nuova linfa all’entusiasmo di Rickman, pronto a condurre le sorti di questa storia imponente e delicata nella quale, Piton, aveva un ruolo imprescindibile:

“La signora Rowling ha costruito con cura e profondità la personalità di Piton, enigmatico e intrigante come Monna Lisa”.

Dunque, Alan Rickman coltivò grandi speranze, durante quel suo colloquio segreto con la scrittrice e, calcò il set consapevole della profonda caratura morale del personaggio che stava interpretando. Per questa ragione, spesso, soffriva le direttive registiche che gli imponevano di privilegiare gli aspetti cupi e urticanti del professore di pozioni. Ma questa non era la sola ragione: Alan Rickman nasce, come molti attori britannici, in teatro, allevato all’ombra gentile dell’opera shakesperiana. Il cinema e, la sua prepotente vocazione commerciale, appaiono sul suo orizzonte professionale in età ormai matura: 41 anni. Non che il teatro sia immune alle misurazioni economiche, ma la libertà creativa, individuale, è soggetta a minori pressioni poiché minori sono gli interessi in campo. Spesso il ruolo degli attori, in una produzione cinematografica è ridotta all’osso e l’interpretazione assume una connotazione strettamente “esecutiva”. Ciò non accade quasi mai nel teatro, in cui ciascun interprete collabora alla costruzione del proprio personaggio, assimilando la propria identità con quella fittizia:

“L’inizio è stato eccitante. Ho curato ogni aspetto, psicologico e pratico, del personaggio: il taglio dei capelli, la lunghezza delle vesti, il trucco. Poi, sono entrato in una strana routine. Ogni anno viaggiavo, curavo regie teatrali, giravo altre storie e poi, per sette settimane, indossavo le lenti a contatto nere, ritrovando un vecchio amico e una parte di me stesso”.

Piton

Ma Harry Potter, prodotto dalla Warner Bros Pictures, non era solo un film: era già un franchise all’atto della sua nascita. Un enorme esperimento commerciale che intendeva ripercorrere le orme del fanatismo che già da sola, JK Rowling, stava riscuotendo con la pubblicazione dei libri. E, tra i documenti privati dell’attore, è stata ritrovata un’annotazione, vergata a mano dallo stesso Rickman, in grado di esprimere quella frustrazione a cui fa riferimento David Heyman nella citata cartolina:

Dentro alla testa di Snape

E’ come se David Yates avesse deciso che questo non è importante nello schema delle cose, cioè attrarre l’audience degli adolescenti.”

La frustrazione è quel sentimento che ti assale quando, per qualche ragione, le tue aspettative, i tuoi sforzi non trovano soddisfazione e, soprattutto, non hai il potere di cambiare lo stato delle cose. L’entusiasmo, sorto in Rickman, in seguito alla conversazione con la Rowling, si era infranto contro le logiche delle grandi produzioni e, presumibilmente, questo disagio maturò non solo nei confronti della castrazione delle possibilità narrative di Severus Piton, ma anche nei confronti della sua etica professionale, abituato com’era a prendere posto nell’anima dei suoi personaggi e improvvisamente sfrattato, alienato dalla sua edificazione come se essa lo riguardasse solo parzialmente e indirettamente.

“È stato molto divertente, anche perché capitava che i registi dicessero ad Alan cosa fare in una determinata scena e lui rispondeva: << No, non posso farlo. Io so cosa sta per accadere e tu no>> Aveva compreso pienamente il carattere del personaggio e oggi, riguardando i film, si può notare che in alcune scene c’era sempre un accenno, uno sguardo, un’espressione che faceva capire che stava accadendo qualcosa di più rispetto a quanto mostrato. Trasmetteva emozioni incommensurabili”.

(David Heyman, produttore)

Piton

 

La storia di Severus Piton

Il personaggio di Piton è probabilmente il più complesso e sfaccettato di tutta la saga.

Figlio di un babbano violento e di una strega, Severus inizia a mitizzare il mondo magico cercando in esso il riscatto dalla sua infanzia. Conosce Lily Evans, vessata dalla sorella Petunia invidiosa delle sue doti magiche e insieme fantasticano su Hogwarts come un luogo in cui sentirsi accettati. Severus viene smistato in Serpeverde, ambizioso e pieno di aspettative, mentre la sua amata Lily viene assegnata alla casa dei giusti, Grifondoro. Ma con la scuola di Magia iniziano anche gli atti di bullismo che i Malandrini esercitavano nei confronti di Severus, strenuamente difeso dall’amica. Il futuro professore di Pozioni si dimostra uno studente talentuoso ma le sue abilità tra i banchi di scuola, non gli procurano la stessa popolarità di cui gode invece James Potter, campione di Quidditch. Per questa ragione, Severus inizia a maturare del risentimento nei confronti del giovane e al contempo, ad interessarsi alle Arti oscure che gli procurano una sinistra popolarità che spaventa l’amata Lily. Il punto di rottura tra i due avviene al settimo ed ultimo anno, quando Severus si sente umiliato dall’ennesimo intervento della ragazza, giunta per difenderlo dai suoi crudeli compagni di casa, e le rivolge un epiteto considerato estremamente offensivo nel Mondo dei maghi “Sporca mezzo sangue”. Lily Evans non perdonerà mai Severus per questo e si allontanerà da lui, finendo con lo sposare James Potter.

Piton

Perdere Lily significa perdere l’unica luce della sua vita in un cammino di arti oscure. Si unirà ai Mangiamorte e, quando sentirà Sibilla Cooman pronunciare la profezia, correrà a riferirlo al Signore Oscuro per poi scoprire, troppo tardi, che questa confessione significherà la morte certa della donna amata. Morte, che non sarà in grado di impedire. Il senso di colpa lo indurrà ad unirsi all’Ordine della Fenice, su consiglio di Silente che lo aveva salvato da Azkaban assegnandogli la cattedra di Pozioni. Il suo ultimo scopo era quello di riscattarsi proteggendo il figlio di Lily Potter.

Severus Piton, costruito di luci e ombre, è il personaggio più umano di Harry Potter. I libri raccontano un uomo in continua contraddizione, intimamente conteso tra l’odio nei confronti di James e l’amore per Lily. La donna sarà assurta a simbolo dell’Amore, garante, della purezza spirituale di Severus.

«L’hai tenuto in vita perché possa morire al momento giusto?»

«Non esserne stupito, Severus. Quanti uomini e donne hai visto morire?»

«Di recente, solo quelli che non sono riuscito a salvare» rispose Piton.

La cerva, il patronus che fuoriesce, leggiadro, dalla bacchetta di Severus Piton è l’incantesimo che irradia sul suo cuore, ottenebrato dal rimpianto e dal rancore, esercitando la stessa potente magia d’amore che salvò la vita di Harry Potter, preservandone il candore.

Piton

Harry Potter non è semplicemente il figlio di Lily, dallo sguardo evocativo: Harry è lo strumento attraverso cui si compie la parabola evolutiva di Piton. L’oscuro professore di pozioni apprenderà, dal prescelto, l’immenso potere che promana dall’amore, la sua capacità di diradare le tenebre più oscure e l’influsso benefico che esercita sugli altri uomini.

Di tutto questo, l’adattamento del film, non racconta che una piccolissima parte: incline a privilegiare la parabola discendente, che conduce Piton verso il pentimento. Ma il pentimento non è il traguardo, è soltanto l’inizio: è il pentimento che induce Piton a scongiurare la maledizione del Professor Raptor sul campo di Quidditch, ma sarà l’amore a condurlo all’estremo sacrificio. In un percorso altalenante fatto di astio, rancore e compassione, Piton maturerà una forma controversa di affetto nei confronti di quel ragazzo la cui sopravvivenza è impregnata del sangue di Lily Potter.

Il perdono, è il grande tributo di Harry al suo insegnante.

Piton

“Snape vive interamente in una zona grigia. Non potete trasformarlo in santo: agiva da bullo ed era vendicativo. Ma non potete neanche dargli del cattivo: stava tentando di salvare il mondo dei maghi. Nel rendere onore a Severus Piton, Harry sperava, nel profondo del suo cuore, di venire perdonato per tutte le morti che aveva causato. Perché i caduti della Battaglia di Hogwarts lo perseguiteranno per sempre.”

(JK Rowling)

 

 

Alan Rickman e l’eredità di Severus Piton

 

Cercando tra i forum del fandom di Harry Potter, si scopre un sentimento di generale malcontento, nei confronti della reticenza che ebbe Alan Rickman a parlare del suo personaggio più noto. Opinione condivisa da molti è che egli temesse l’identificazione con Piton e tentasse di sviare l’attenzione sul presente e sul futuro della sua carriera.

Alan Rickman infatti, non fu soltanto Severus Piton nella fortunata saga di Harry Potter: la sua carriera, prima e dopo il maghetto, fu florida di importanti progetti: Sweeney Todd, Le Regole del Caos, Die Hard, Trappola di Cristallo… ne sono una piccolissima porzione.

Il timore, di essere valutato soltanto sulla base dei meriti o demeriti sulla scena di Severus Piton, è secondo chi scrive, l’ultima ragione di frustrazione. Un timore che è stato erroneamente interpretato come rifiuto e disinteresse nei confronti di un personaggio che ha più volte ammesso di amare, ma che, in qualche modo ha monopolizzato la sua immagine pubblica. Questo, per un attore della levatura di Alan Rickman, doveva essere inaccettabile.

Piton

“Quando avrò 80 anni e sarò seduto sulla mia sedia a dondolo a leggere Harry Potter, la mia famiglia mi dirà “Dopo tutto questo tempo?” E io risponderò “Sempre”.

 

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