Voldemort: Origins of the Heir – Analisi tecnica e narrativa del prequel di Harry Potter

0
15565
Voldemort: Origins of the heir

Voldemort: Origins of the heir, il pregevole fan made che racconta le origini di Lord Voldemort, in un focus che ne analizza gli aspetti tecnici e le incongruenze narrative.

Due settimane fa veniva divulgato su Youtube il film fanmade “Voldemort: Origins of the heir” della Tryangle Films, scritto e diretto da Gianmaria Pezzato.

Il film, che com’è noto, racconta il percorso che ha portato Tom Riddle a diventare il più grande mago oscuro di tutti i tempi, ha attirato l’attenzione dei fans quanto dei principali media, e molte, tra le principali testate giornalistiche, se ne sono diffusamente occupate.

Noi di Ciakclub.it abbiamo deciso di parlare del prodotto Voldemort: Origins of the heir analizzandone da una parte, la coerenza narrativa, con l’universo creato dalla Rowling e  dall’altra, il film, nei suoi aspetti squisitamente tecnici.

La storia 

di Tristano Effrena

Voldemort: Origins of the heir ricostruisce la storia di Tom Riddle attraverso il racconto di Grisha McLaggen, compagna di scuola di Tom Riddle ai tempi di Hogwarts; la quale, furtivamente ed eroicamente, si addentra nel quartier generale russo degli Auror. Lo scopo? Recuperare il diario di Tom Riddle, necessario al fine di contrastare la pericolosa ascesa di Lord Voldemort.

La ragazza viene però fermata e sottoposta ad una flebo di Veritaserum.

Voldemort: Origin of the heir

La prima incongruenza: ricordiamo il professor Severus Piton affermare che l’uso del Veritaserum è disciplinato da regole severissime del Ministero. Esso, infatti, non è utilizzato negli interrogatori poiché la verità è più soggettiva di quanto non si creda, influenzata dalle emozioni e dagli Stati d’animo. La sua attendibilità, nel mondo dei maghi, è paragonabile a quella della macchina della verità nel nostro mondo, esposta ai capricci dell’emotività e della coscienza.

J.K. Rowling affermò nel suo vecchio sito, che il Veritaserum

funziona meglio su quelli che non sanno di assumere la pozione, sui maghi deboli e su quelli incapaci a contrastarne gli effetti”.

Ciò induce a supporre che l’Auror che somministrò un’intera soluzione di Veritaserum alla povera Grisha, ne sottovalutasse le capacità oppure ignorasse che:

Questa pozione si presenta come un liquido trasparente ed è molto potente, poche gocce di esse, infatti, bastano a far rivelare ogni piccolo segreto a chi ne subisce l’effetto, senza che questo se ne accorga”.

Tuttavia, in mancanza di altri elementi, l’obiezione, secondo cui Voldemort, è il più grande mago oscuro di tutti i tempi ed è dunque sicuramente in grado di controllare gli effetti del Veritaserum è senz’altro accolta.

Sappiamo, inoltre, che Tom Riddle manipolò gli effetti di questa pozione per modificare la memoria di alcuni malcapitati, addossando loro la colpa dei propri crimini.

Questo accadde, quando Tusaichi si macchiò dell’omicidio di gran parte della sua babbana famiglia paterna: scaricò la colpa su Morfin Gaunt. Fece lo stesso anche per l’omicidio della strega Hepzibah Smith, del quale fu accusata l’elfa domestica Hokey, allo stesso modo incastrata dal mago oscuro.

La seconda incongruenza: Tom Riddle è cosciente di essere l’erede di Serpeverde. Infatti, al quinto anno, apre la camera dei segreti e fa espellere Rubeus Hagrid, accusando Aragog, l’acromantula del futuro guardiacaccia di Hogwarts, di essere responsabile della morte di Mirtilla Malcontenta e lo fa per allontanare i sospetti da sé.

Tom Riddle lo sa, forse Silente lo sa, che da allora non smette di controllarlo.

Ma nessun altro lo sa. Per questo, scarica su Hagrid la responsabilità facendo di lui, agli occhi di Hogwarts, l’erede di Salazar Serpeverde.

Per questa ragione è improbabile che all’ultimo anno di Tom Riddle, al settimo anno, tutti fossero a conoscenza della sua natura di erede senza che da questa consapevolezza derivassero delle conseguenze.

Lord Voldemort. Era un nome che usavo già ad Hogwarts, ma ovviamente, solo con gli amici più intimi”.

Altrettanto improbabile è che il solitario Tom Riddle prendesse parte ad una gruppo di studenti, miracolosamente tutti eredi dei fondatori, allo scopo di fare del mondo un posto migliore.

Nel settimo anno ad Hogwarts, Riddle si rivolse al professor Horace Lumacorno per conoscere la verità sugli Horcrux: era dunque piuttosto chiaro che non fosse particolarmente interessato a fare del mondo un posto migliore.

Voldemort: Origin of the heir

La terza incongruenza: In una scena vediamo il piccolo Tom Riddle tra le braccia della strega Merope Gaunt, sua madre, discendente di Salazar Serpeverde.

Ne La Camera dei Segreti, Tom afferma che:

Mia madre è morta appena sono nato. All’orfanotrofio mi hanno detto che visse solo quanto bastava per darmi il nome”.

Dunque, Merope Gaunt, morì presumibilmente di parto e ciò rende improbabile la scena in cui il bambino, all’età di almeno un anno, giocasse con il medaglione di Salazar tra le braccia di sua madre.

Voldemort: Origin of the heir

Quarta incongruenza: Tom Riddle non ottiene il diadema di Corvonero uccidendo il compagno, Wiglaf Sigurdsson, ma in seguito ad un intrapreso viaggio in Albania, luogo nel quale Helena Corvonero, nascose l’oggetto nella cavità di un albero; poco prima che il Barone Sanguinario la uccidesse rendendo entrambi dei fantasmi.

Ho sempre avuto il potere di affascinare le persone di cui avevo bisogno”.

Vodemort: Origin of the heir

La tecnica

di Tiziano Angelo

Voldemort: Origins of the Heir è un buon esperimento nella tecnica e nell’intraprendenza. Il prodotto rende onore ai film più recenti della saga di Harry Potter; nelle atmosfere, nell’uso dei colori, delle luci e negli effetti sonori ricorda il mondo creato ad hoc da David Yates, capace di portare in scena una versione più spettacolare e matura dell’immaginario di J.K. Rowling.

Voldemort: Origin of the heir

Nulla a che vedere, dunque, con le atmosfere più sognanti e ingenue de La Pietra Filosofale o La Camera dei Segreti. Considerato il basso budget, che forniva la possibilità agli autori di fare solo qualcosa di semi-professionale, il risultato finale è sicuramente degno di nota. Se l’uso della luce è ben studiato, quasi sempre di taglio e ricco di chiaroscuri, è sicuramente un sapiente uso della color correction a far svanire quasi del tutto il senso di amatorialità. È ammirevole il modo in cui il regista e chi si è occupato di questo aspetto siano riusciti a riprodurre un impatto visivo che tanto ricorda gli ultimi quattro capitoli della saga cinematografica. In particolar modo, le oscure ambientazioni e i raccordi sonori valorizzano questo aspetto, oltre ai colori stessi.

Gianmaria Pezzato lavora bene con il concetto di campo e controcampo e nel montaggio; in tal senso è ben studiato il lungo dialogo tra Grisha McLaggen e l’Auror sovietico. La scena si può prima ammirare da un lato rispetto ai personaggi, seduti l’uno di fronte all’altro, e poi dall’altro: il regista decide di cambiare attraverso un movimento di macchina dolce e per nulla forzato. Alterna, poi, durante tutta la durata del film dei primissimi piani e dei dettagli degli occhi quando il dialogo si fa più intenso e ricco emotivamente, per poi tornare a inquadrature più classiche. I raccordi di sguardi sono senz’altro un punto focale nella messa in scena della storia. Sono fondamentali, così come il trucco, gli occhi di Tom Riddle, il giovane Voldemort, il quale riesce ad essere molto comunicativo con essi.

Voldemort: Origin of the heir

Gli effetti speciali non sono di certo quelli di una produzione importante come la Warner Bros. Sono anch’essi, però, ben studiati e convincenti in relazione alla portata economica. Ci si chiede, cosa avrebbero fatto con più soldi? Il talento a chi ha creato questa opera non manca. Unica nota dolente, forse, qualche battuta interpretata con sbalzi di toni eccessivi e poco credibili, o altre un po’ cantilenate a tratti. Gli attori principali, però, sono quasi sempre convincenti anche nelle interpretazioni.

Voldemort: Origins of the heir

Leggi anche Harry Potter, the exhibition: la mostra sul magico franchise finalmente in Italia

Critico d’arte contemporanea, esperto di body-art, arti performative e costume-play; appassionato di letteratura e cinema.

LEAVE A REPLY

Please enter your comment!
Please enter your name here