Fra piccoli gioielli nascosti e cult alla base della cultura televisiva, bisogna dire che il catalogo di Amazon Prime Video ne ha per tutti. Abbiamo dunque pensato di iniziare una rubrica in cui parlarvi di 5 serie ogni mese da recuperare o riscoprire su questa piattaforma. Cercheremo di legarci soprattutto a titoli piuttosto recenti ma senza rinunciare a qualche prodotto un po’ più classico qui e lì. Ecco dunque le 5 serie TV da vedere su Amazon Prime Video nel mese di aprile 2021. Le elenchiamo in ordine puramente casuale e senza spoiler!
LOL – Chi ride è fuori (2021)

LOL – Chi ride è fuori è appena uscito e sono già partiti i meme e svariati accesi dibattiti al riguardo. Il game show del momento coinvolge Fedez e Mara Maionchi nei ruoli di host e co-host e vede dieci comici chiusi in una stanza per sei ore (montate in sei episodi da mezz’ora). Il loro obiettivo? Far ridere gli altri e non ridere mai. Chi cede al più piccolo sorriso viene prima ammonito e poi eliminato. L’accessibile format risulta efficace perché a partecipare sono alcuni fra i comici più bravi d’Italia e sono tutti molto diversi gli uni dagli altri. Spiccano il leggendario Elio, fra i più imprevedibili, l’iconica e imperturbabile Caterina Guzzanti e i riuscitissimi sketch di Lillo. Ma sono tutti bravi: gli altri partecipanti sono Frank Matano, Katia Follesa, Ciro e Fru dei The Jackal, Michela Giraud, Angelo Pintus e Luca Ravenna. Nella sua semplicità, LOL propone un format piuttosto fresco e agile per un Amazon Prime Video che non si era mai fatto così trasversale. Vi consigliamo di vederlo per abituarci a prenderci meno sul serio e per farvi qualche meritata risata in questi tempi particolari. Soprattutto, perché Elio in versione Monna Lisa è una perla rara.
The Romanoffs (2018)

The Romanoffs è una serie antologica composta da otto episodi. In ogni episodio cambiano i personaggi, i quali sono però tutti legati da una caratteristica: discendono dalla famiglia reale russa. Matthew Weiner, noto creatore di Mad Men, costruisce su questa premessa un affresco dell’uomo moderno e propone una riflessione circa l’importanza delle origini. Per farlo ha bisogno di spazi, chilometri e culture: in ogni capitolo cambia la città. C’è la Parigi multietnica, la gelida Russia o un suggestivo Messico. L’esigenza di movimento è al fine di raccontare gli uomini e le donne garantendo respiro e completezza. I protagonisti esistono anche in relazione alla classe sociale e al classismo, talvolta nell’idealizzazione di un concetto di nobiltà perduto e privo di significato nel mondo globale e imbastardito del ventunesimo secolo. The Romanoffs non è, però, una serie perfetta: alcuni episodi, seppur umanamente barocchi e sfarzosi, mancano un po’ di mordente ed efficacia. Altri sono pressoché privi di difetti. L’opera definisce, in ogni caso, l’umanità attraverso gli spazi comunicativi che si aprono fra gli individui e attraverso una fitta rete di relazioni. Aggiungeteci una messa in scena dalla rara eleganza e un cast raffinatissimo (c’è anche Isabelle Huppert, per dirne una).
Undone (2019)

Veniamo a una delle serie più sperimentali della piattaforma. Alma viene coinvolta in un incidente d’auto quasi fatale: da quel momento sviluppa una nuova percezione del tempo e della realtà. Decide di utilizzare questa particolare condizione per scoprire la verità sulla morte di suo padre. Il fatto investigativo della serie, tuttavia, non è primario: Undone si concentra di più sull’indagine di una realtà plastica e soggettiva in cui diviene difficile capire cosa è reale e cosa è frutto dell’immaginazione. La protagonista, difatti, dubiterà della sua sanità mentale e con lei lo spettatore farà lo stesso. In questa ambiguità risiede uno degli aspetti portanti della serie, supportato da una buona qualità di scrittura che priva chi guarda di punti di riferimento stabili. Altro aspetto interessante sta invece nella tecnica: Undone è realizzata in rotoscope. È una pratica attraverso la quale le scene girate fisicamente vengono poi ricalcate al fine di trarne un cartone animato. Fra gli attori c’è la star di Better Call Saul Bob Odenkirk, praticamente infallibile in televisione, e il co-creatore è Raphael Bob-Waksberg, amatissimo padre di Bojack Horseman.
This is Us (2016 – in corso)

Anche lo stile soap, se fatto bene, può essere valido. Ne è la prova This is Us, dramma familiare basato su tre linee narrative ricorrenti e su altre più o meno occasionali. È il 1980 e Jack e Rebecca aspettano tre figli. 36 anni dopo i ragazzi, pur sentendosi molto uniti, fanno vite piuttosto diverse. Negli anni ’70, invece, si svolge la prima fase della relazione dei genitori. Faremo poi ulteriori salti in avanti e una capatina in Vietnam. This is Us costruisce un mosaico di personaggi e luoghi, tempi e spazi connessi fra di loro dalle emozioni e i sentimenti della vita di tutti i giorni. Piccoli sprazzi di vita che fanno filosoficamente da collante, piccole parti che compongono un tutto. La serie di Dan Fogelman, complice la sua natura familiare e conciliante ma spesso dolorosa, è un grande successo negli Stati Uniti da qualche anno. Nonostante alcune derive che qualcuno definirebbe buoniste, in realtà lo show della NBC riesce a mantenere sempre il controllo: scatena qualche lacrimuccia e risulta sufficientemente verosimile. This is Us è inoltre il colpo di coda di un network molto distante dai grandi richiami qualitativi di un tempo: serie assai premiata, vede tre eccezionali interpreti come Sterling K. Brown nei panni di Randall e Milo Ventimiglia e Mandy Moore in quelli di padre e madre della famiglia Pearson.
Lost (2004-2010)

Per concludere, lasciamo la televisione che ha caratterizzato l’immediato passato per fare un leggero salto indietro. Fra le serie TV da vedere su Amazon Prime Video segnaliamo Lost, cult favolistico che non ha bisogno di troppo presentazioni. Prendete questo paragrafo come promemoria, se preferite. Fatto sta che lo show sui 48 superstiti del volo 815 della Oceanic Airlines è ancora essenziale e direttamente condizionante per la televisione del 2021 – forse, anche di più di altre serie magari più belle e complete ma meno di rottura – al netto di alcuni dettagli che stanno fisiologicamente invecchiando (la costruzione caratteriale dei personaggi, soprattutto). Tuttavia il concetto di narrazione orizzontale, ovvero quella che si svolge nel lungo periodo fra episodi e stagioni, con Lost trova il compimento definitivo e definisce gli standard moderni. Lo spirito fiabesco, mai tentato prima in TV, si compie nella complessa mitologia che la serie di J.J. Abrams e Damon Lindelof va a creare: riferimenti alla religione e all’Eden, misteri, mostri, viaggi nel tempo e non solo. Le due calanti stagioni finali non compromettono comunque uno degli epiloghi televisivi più intensi che si ricordino.
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