Mad Men, la rivoluzione televisiva in quattro punti di forza

Torniamo a parlare di Mad Men. La serie di Matthew Weiner è universalmente considerata una delle migliori di sempre: cerchiamo di capire il perché.

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Nel 2007 uscì il primo episodio di una serie televisiva destinata a fare la storia. La AMC ci diede la possibilità di conoscere i pubblicitari di New York, Madison Avenue; cinici e individualisti, per sette stagioni hanno creato bisogni e necessità nel consumatore medio. Mad Men è stata ideata da Matthew Weiner, già abile scrittore di diversi episodi de I Soprano. Fra le due serie, infatti, ci sono diversi punti in comune; non tanto nella storia, quanto nello stile di scrittura. Vincitore di 16 Emmy e 5 Golden Globes, è universalmente considerata una delle serie televisive più importanti di sempre. A testimoniarlo è il grande successo di critica e pubblico e l’immensa capacità nel diventare un vero e proprio fenomeno di costume, impattando sulla società con potenza. Questo risultato lo ottenne in particolare negli USA; in Italia, invece, si può dire che Mad Men abbia un pubblico relativamente di nicchia, ma sicuramente composto da fan fedelissimi.

Proviamo a sintetizzare, in quattro passi, i punti di forza dello show di Weiner.

Lo stile di scrittura: il tema e il sottotema

“Ciò che chiami amore è stato inventato da gente come me, per vender calze”, Don Draper

Mad Men
Don Draper, il protagonista dello show

Mad Men racconta un intero decennio. La storia si sviluppa dai primi anni ’60 al 1970. In questa epoca, caratterizzata dal boom economico e dall’esplosione dell’imperialismo finanziario americano, la furba idea è quella di raccontare gli eventi dal punto di vista dei pubblicitari di New York. C’è poco spazio, dunque, per fricchettoni e proteste in piazza, altrettanto caratteristici in quel periodo; no, Weiner preferisce approfondire l’animo cinico, vuoto e superficiale di un mondo fatto di rapporti sociali, individualismo e schemi conservatori difficili da scardinare. Il mondo della pubblicità. Ma se questo è il contesto sociale, è altrettanto presente una gran complessità nello studio dell’animo sofferente dei personaggi, i quali compongono il contesto stesso. Don Draper, il protagonista, così come tutti gli altri, è un personaggio estremamente stratificato e complesso. La serie sviluppa i cambiamenti e gli avvenimenti degli USA in quell’epoca e, parallelamente, l’intimismo e il dramma interiore di alcune persone incapaci di trovare la propria felicità, serenità e realizzazione. Il micro-cosmo e il macro-cosmo; le due cose, ovviamente, sono perfettamente legate tra loro.

Dunque, ogni personaggio è spaccato fra come appare e come è in realtà, fra ciò che pensa e ciò che dice. Quasi mai le cose coincidono; ma tutti cercano di dare, a sé stessi e agli altri, un’apparenza di normalità. Allo stesso tempo, c’è anche uno schema sociale e qualcosa di sfuggente al di sotto di esso. Sono tanti i temi e i sottotemi, quindi, legati ad ogni piccolo capitolo della storia; è sempre difficile cogliere il vero significato emotivo di ogni respiro, ogni frase, ogni ermetico finale. Una serie che fa riflettere tantissimo; eppure la trama è semplice, su questo non c’è dubbio.

In conclusione, si può dire che Mad Men sia un capolavoro di scrittura: nessun altra serie – fatta eccezione per I Soprano – era mai riuscita a creare con questa qualità uno schema a strati così ampio e complesso, caratterizzato dall’analisi sociale e psicologica di ogni situazione. Il tutto, attraverso uno stile elegante, dolce, raffinato e avvolgente; senza particolari picchi emotivi, senza ritmi narrativi forsennati e senza spettacolarizzazioni delle emozioni.

Don Draper, l’anti-eroe moderno

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Don è un uomo d’affari di successo: è il capo dei creativi della Sterling Cooper, la società per cui lavora. È elegante, educato, riflessivo e pensieroso, abbastanza silenzioso. Appare spesso come un gentleman; ha un evidente fascino carismatico e un’aura di mistero, che lo portano con facilità ad avere successo con le donne. Tradisce ripetutamente Betty, sua moglie, quasi come fosse una cosa normale. Non è una cattiva persona, ma fatica ad agire sempre nel giusto, fatica ad allinearsi al bene da un punto di vista morale. È un buon padre, ma in lui vive l’istinto di scappare e lasciare tutto: famiglia e lavoro. Ha anche un passato burrascoso, caratterizzato da un misterioso scambio d’identità. Insomma, parlavamo di strati: in questo senso, in Don ci sarebbe un mondo da analizzare.

Il suo essere un anti-eroe dipende dalle frequenti ricadute, in maniera quasi patologica, negli errori di sempre commessi in maniera ciclica. E i suoi errori derivano dalla sua profonda umanità, sofferenza, solitudine, senso di vuoto e paura di non essere amato. Come spesso accade, la mancanza di un punto di riferimento materno incide pesantemente su tutto questo. Ma viene da pensare che sia fin troppo semplicistico ridurre tutto a problemi edipici; siamo responsabili di noi stessi, della nostra felicità e delle nostre azioni. Questo Don lo sa bene, ma non riesce a sbloccarsi. La situazione di totale stallo che vive, dopo tutto, è abbastanza simile a quella che vivono i personaggi che gli ruotano attorno. Ma ognuno se la vive per conto proprio, ognuno nella propria solitudine, nel proprio piccolo asettico mondo. C’è qualche eccezione.

Questo profilo ricorda fortemente altri personaggi anti-eroici. Don Draper è il prototipo dell’anti-eroe moderno, che in seguito ha fortemente influenzato, ad esempio, niente meno che Bojack Horseman. Lo stesso Don, però, a dire la verità non è esattamente il primo personaggio di questo genere a livello televisivo: anche lui è la diretta evoluzione del primo di tutti, ovvero Tony Soprano. È un po’ come se Tony e Don fossero degli ipotetici fratelli che vivono in universi distanti fra loro. Ma il protagonista di Mad Men è forse il più complesso e completo della televisione moderna: un personaggio che, così come Tony, Bojack o Walter White, permette allo spettatore di identificarsi fortemente attraverso la sua profonda umanità e le sue fragilità.

Qualcosa di mai visto prima

Mad Men
I personaggi principali della serie

È interessante osservare come Mad Men, anche per le ragioni già citate, sia qualcosa che in televisione non si era mai visto prima. Nessuno aveva mai trattato queste tematiche; mentre tante altre serie, pur con originalità e qualità, prendono spunto da mondi cinematografici già esistenti. I Soprano e Breaking Bad, ad esempio, fanno riferimento al contesto, già presente sullo schermo, della criminalità, della mafia e della droga. Ma anche nello stile, nella messa in scena e nella scrittura, si può dire che la serie di Weiner sia una delle più innovative della televisione contemporanea.

Le canzoni, le ambientazioni e il contesto storico-culturale: il manifesto di un decennio

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Peggy Olson

Abbiamo già accennato il contesto storico-culturale dello show. Con un realismo incredibile e un’accuratezza pignola e ossessiva, Matthew Weiner è riuscito a realizzare un prodotto che si può considerare un vero manifesto del decennio degli anni ’60. Lo fa con l’appoggio di canzoni, una più bella dell’altra, che vanno a creare una specie di playlist del periodo storico, accompagnando le vicende dei personaggi ed elevando alla massima intensità emotiva i finali degli episodi.

Poi abbiamo costumi, pettinature, ambientazioni e scenografie incredibilmente accurate e raffinate. Insomma, Mad Men è un vero e proprio Paese dei balocchi per tutti coloro che sono appassionati a quel momento storico.

La serie fa anche esplicito riferimento a importanti avvenimenti che scossero gli Stati Uniti: l’elezione di John Kennedy, la sua morte e la conseguente disperazione del popolo. E poi c’è un episodio dedicato, in buona parte, allo sbarco sulla Luna.

Infine, la storia racconta anche le problematiche discriminanti nei confronti delle donne e dei neri. Le prime sono infelici quanto gli uomini che vanno a lavorare, mentre li aspettano a casa nei panni della casalinga; gli afro-americani, invece, sono semplicemente quelli che lavorano negli ascensori, portando su e giù uomini ricchi e importanti. Un taglio crudo e diretto della realtà. Ma ci sono anche donne che lavorano: è per questo che Peggy Olson, ambiziosa e determinata, riesce ad evolversi da segretaria a copywriter dell’azienda. Un personaggio cult, importante e rappresentativo quasi quanto il protagonista. Ma ci sono altri personaggi femminili forti e iconici: Betty Draper, moglie di Don, e la segretaria Joan Holloway.

 

 

Nato a Roma. Giornalista sportivo e cinematografico. Studioso e appassionato della Settima Arte e della letteratura da sempre. È tutto.

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