12 anni schiavo, la storia vera dietro al film di Steve McQueen

Dopo la meritatissima vittoria alle premiazioni Oscar 2014, 12 anni schiavo ha segnato la storia del cinema per il suo forte potete impattante su più fronti: quello culturale, quello storico e quello estetico. Ma più di tutto, colpisce la storia su cui si basa, di forte sofferenza, purtroppo verissima.
Chiwetel Ejiofor in una scena del film 12 anni schiavo

12 anni schiavo è un film di cui raramente ci si dimentica. Per una serie di motivi sia tecnici che di impatto culturale, ma certamente è entrato nella memoria collettiva per la sua vittoria di dieci anni fa alla cerimonia degli Oscar come migliore film.

Oltre alle interpretazioni spacca cuore degli attori protagonisti e non, come quelle di Chiwetel Ejiofor, Michael Fassbender, Micheal K. Williams (l’attore recentemente scomparso e diventato celebre proprio per essere stato diretto da McQueen in 12 Anni Schiavo), Lupita Nyong’o, Brad Pitt, Paul Dano e Benedict Cumberbatch, il film è sorretto da una solidissima sceneggiatura scritta da John Ridley, basandosi sul libro di memorie sugli schiavi del 1853 Twelve Years a Slave di Solomon Northup.

Il film, infatti, inizia proprio con le parole “basato su una storia vera” e termina con una lunga e dettagliata su ciò che all’autore del libro dopo aver ritrovato la libertà. 12 anni schiavo è quindi a tutti gli effetti una storia vera, a cui sono certamente stati aggiunti espedienti narrativi ed elementi necessari a far funzionare tutto sul grande schermo, ma che ha le sue radici profonde in un tragico racconto di vita.

Il protagonista è il vero Solomon Northup che nel 1841 fu rapito con l’inganno a Washington, DC e venduto come schiavo. Il racconto tragico di ciò che gli è accaduto inzia con questa premessa: “Questa non è una finzione, né un’esagerazione. Se c’è qualcosa che ho fallito è stato presentare al lettore in modo troppo evidente il lato positivo della situazione. Non dubito che centinaia di persone siano state sfortunate quanto me; che centinaia di cittadini liberi sono stati rapiti e venduti come schiavi, e in questo momento stanno consumando la loro vita nelle piantagioni“.

L’uomo, prima di essere catapultato in una spirale di sofferenza disumana, conduceva una vita pittosto normale e serena. Solomon era un violinista di professione. Iniziò a suonare il violino nel tempo libero durante la sua giovinezza, trascorsa ad aiutare il padre nella fattoria di famiglia. Nelle sue memorie, definisce il violino “la passione dominante della mia giovinezza“. Si sposò con la moglie Anne Hampton il giorno di Natale del 1828., con cui ebbe tre figli.

Come si può vedere dalle immagini della pellicola di Steve McQueen, regista audace, provocatorio, ma affettuoso ed emotivamente impattante, l’equlibrio nella vita di Solomon si ruppe dopo l’incontro a New York con Joseph Russell e Alexander Merrill, due uomini che spacciandosi per direttori di una compagnia circense, chiesero a Solomon di partecipare con loro agli spettacoli lungo il percorso. Dopo aver perso i sensi, l’uomo si ritrova completamente incatenato e, nonostante le proteste e la continua dichiarazione di essere un uomo del tutto libero, costretto a iniziare una vita di stenti, violenza, sofferenza fisica e psicologica volta alla perdita totale della dignità.

12 anni schiavo è duro ma di grande impatto. Un film necessario. Un grande faro puntato su una realtà, tutt’oggi presente, quella in cui c’è ancora qualcuno che impedisce di far valere i diritti umani base. Lo potete recuperare o rivedere stasera 18 febbraio, alle ore 21:15, su Cielo (canale 26)

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