Yara: per l’avvocato dei Gambirasio la famiglia non è stata informata del film

Yara è arrivato su Netflix il 5 novembre e, negli ultimi giorni, sta facendo molto discutere. Il film di Marco Tullio Giordana sulle indagini svolte nel caso dello stupro e uccisione di Yara Gambirasio, avvenuto nel 2010, ha suscitato numerosi clamori per la vicinanza cronologica del film dalla condanna del colpevole dell’omicidio, Massimo Bossetti, avvenuta nel 2018 e per la scelta di rendere finzione un caso tristissimo di cronaca di cui si è parlato e si è discusso, ininterrottamente, per quasi dieci anni.

L’avvocato della famiglia Gambirasio, Andrea Pezzotta, ha negato il coinvolgemento della famiglia nel film di Marco Tullio Giordana:

“Non c’è stato nessun accordo, nulla. La famiglia lo ha scoperto a cose fatte, solo dopo hanno fatto una telefonata a me, ma a film già confezionato. Il film non l’ho neanche visto. I Gambirasio non hanno rilasciato alcuna dichiarazione, non lo fanno in altre circostanze figuriamoci in una situazione del genere.”

Alle parole dell’avvocato ha risposto, su La Stampa, il produttore del film, Pietro Valsecchi, della Taodue:

“Non è andata così: come ho sempre fatto quando ho scelto di raccontare storie ispirate a fatti e personaggi reali, ho chiamato l’avvocato quando ancora stavamo scrivendo il film. In quell’occasione rispose che la famiglia Gambirasio non intendeva essere coinvolta e ovviamente ho rispettato questa decisione. A fine montaggio l’abbiamo richiamato nel caso avessero cambiato idea, ma la risposta è stata la stessa.”

Anche l’avvocato di Massimo Bossetti, Claudio Salvagni, si è scagliato contro il film di Giordana, dichiarando che, in un film che prende in esame carte processuali, si sarebbe dovuta contattare anche la difesa:

“Non ho visto il film perché ritengo non sia fedele alla narrazione reale della storia, nonostante il regista sostenga di aver consultato gli atti. Noi della difesa non siamo stati neppure interpellati, quanto meno sarebbe stato utile per avere una visione a 360 gradi di tutto l’iter processuale. Ritengo che sia una ricostruzione assolutamente parziale della vicenda in cui i protagonisti non sono né la povera Yara né Massimo Bossetti. Questo film è un amplificatore dell’opinione della parola del pubblico ministero, pensato per suscitare una reazione nel pubblico.

A queste constatazioni, Valsecchi ha così risposto:

“Il film si è basato su una scrupolosa lettura delle carte processuali e della documentazione di quanto è accaduto. Ho il massimo rispetto per la difesa, ma non so proprio cosa avrebbe potuto dirci di più l’avvocato Salvagni».

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