Cantautore, polistrumentista, attore, Tom Waits è senza ombra di dubbio uno dei volti più emblematici della musica americana degli ultimi 30 anni del ‘900. Il suo particolarissimo timbro vocale, unito alla sua incredibile capacità di unire diverse influenze musicali in un genere musicale che ondeggia fra rock, blues e folk che potrebbe portare tranquillamente il suo nome, lo hanno reso uno dei musicisti più acclamati della storia della musica americana.
Una vera e propria leggenda vivente, Tom Waits, che ha anche avuto modo di dimostrare la poliedricità che ha contraddistinto la sua musica prestandosi, in numerose occasioni, al cinema.
Dai numerosi film con Francis Ford Coppola, in cui compare sempre in parti secondarie spesso emblematiche, alle collaborazioni con Terry Gilliam, fra le quali ricordiamo quella nel ruolo di Mr. Nick in Parnassus – L’uomo che voleva ingannare il diavolo, fino ai ruoli memorabili in film di Jim Jarmusch come Daunbailò e Coffee and Cigarettes e al dolente e intenso ruolo di Earl Piggot in uno degli ultimi capolavori di Robert Altman, America Oggi, Tom Waits è stato una presenza fissa del cinema statunitense degli ultimi 40 anni.

Una presenza spesso silenziosa, marginale, tormentata, come i protagonisti di molte delle sue canzoni. Eppure per ogni amante della musica leggere nei titoli di testa di un film il nome di Tom Waits è già, di per sè, motivo di grande attenzione per quando comparirà sullo schermo quel volto scavato, scolpito, capace di comunicare allo stesso tempo follia, rudezza, dolore, sentimento. Ogni film in cui compare Tom Waits è degno di essere visto per la sola sua presenza.
Lo capirono benissimo Jim Jarmusch, che in Daunbailò scrisse per lui il personaggio più intensamente drammatico nel trio di protagonisti, fra cui figura anche Roberto Benigni che diventerà grande amico di Tom Waits e gli darà una parte anche nel suo ultimo, e discusso, La tigre e la neve, e Robert Altman, che nel personaggio interpretato dal cantautore statunitense ripone in America Oggi uno dei pochi scorci di pietà ed empatia che possiamo scorgere nel film.

Forse non è un caso che è proprio nei film di Jim Jarmusch e di Robert Altman, così intimamente legati alla musica sia nelle strutture narrative, sia nell’uso di colonne sonore che diventano parti fondanti della trama, pur non facendo di essi dei musical, Tom Waits abbia trovato maggior spazio per portare sul grande schermo quelli che sono i personaggi e i sentimenti di molti personaggi che popolano le sue canzoni, personaggi appartenenti alla parte sbagliata della società, spesso alcolizzati, emarginati, addolorati eppure liberida ogni convenzione, capaci di essere se stessi.
Persone vere che Tom Waits è riuscito a interpretare sia con la forza della sua voce, particolarissima e unica, e delle sue note, sia con la forza della sua presenza scenica, che ha portato un grande performer a diventare, fisiologicamente, un grande attore. Un attore capace di rimanere impresso nella mente di molti, come le sue canzoni, un attore che ha avuto modo di lavorare con i più grandi del cinema americano e che anche adesso, a più di 70 anni, non disdegna di lavorare con quelli che sono i nomi più di punta, e più particolari, del cinema contemporaneo.
Registi come Martin McDonagh, per cui ha recitato nel bellissimo 7 psicopatici, David Lowery, per cui ha avuto una parte nel crepuscolare e nostalgico Old Man & The Gun e, soprattutto, Paul Thomas Anderson, che, da discepolo di Robert Altman quale ha sempre dimostrato di essere, lo ha voluto per un ruolo nel suo nuovo Licorice Pizza.
E chissà se, fra la marea di attori che compongono il nuovo lavoro di Anderson, risalterà ancora una volta, come già in America Oggi, il volto, unico, di Tom Waits. Un cantautore, un polistrumentista, un attore di grandissimo livello. Anzi, del livello più alto.
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