The rise and fall of Cinepanettone

Era il 23 dicembre del lontano 1983, e nelle sale cinematografiche di tutta Italia arrivò una commedia italiana, interpretata da un cast composto di molti volti noti dell’epoca, che con modestia, non avrebbe potuto immaginare di diventare il primo di una lunga serie di film che si sarebbero annualmente conseguiti fino ai nostri giorni. Sto parlando di Vacanze di Natale di Carlo Vanzina, l’originale, il capostipite, il patriarca di tutti quei film natalizi italiani, ormai entrati di diritto e preponderantemente nella cultura nostrana, che chiamiamo all’appello di Cinepanettoni.

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Vacanze di Natale di Carlo Vanzina (1983)

Gli eredi Steno, grandi conoscitori ed esperti del sistema produttivo cinematografico italiano, ci videro lungo, capirono quale poteva essere la formula giusta per fare un film di successo, capace di intrattenere gli spettatori più eterogenei, senza elevarsi a nessun grado maggiore di complessità narrativa, tecnica e tematica. Vacanze di Natale, fu un vero successo commerciale, commissionata dal produttore Aurelio De Laurentis, la storia si svolge sulla località sciistica di Cortina d’Ampezzo, cornice d’eccellenza di quasi tutti i film, racconta la storia di vari personaggi e famiglie che di consueto ogni anno passano il periodo natalizio nella rinomata località turistica. Il film segue le avventure e disavventure dei protagonisti con i loro intrecci annessi, fino al consueto finale dolceamaro che vede il loro ritorno alla vita di tutti i giorni. Una trovata semplice, lineare ma costruita ad hoc, perché nel suo essere un prodotto popolare, racchiude al meglio il costume e la mentalità italiana di quegli anni, con una verve comica e ironica. La commedia, specialmente nella sua denominazione di commedia all’italiana, è sempre stata considerata come uno dei migliori modi per raccontare la società del tempo, i suoi stili di vita, le sue problematiche, e di conseguenza gli spettatori che andavano al cinema a vedere questi film, erano sempre più numerosi. Ma cosa differenzia quel tipo di commedia, degli anni 50 e 60, che ha visto come protagonisti i migliori attori e registi italiani, tanto da essere apprezzata all’estero, con i film del filone natalizio, meglio noti come i Cinepanettoni? Prima di tutto il modo in cui, i registi, sapientemente, indagavano certi contesti e argomenti; nella commedia all’italiana si trova una forte coscienza politica e ideologica, una vera e propria critica alla società italiana, che nel più classico dei Cinepanettoni, troviamo scemare. Poi, anche se può sembrare scontato ribadirlo, il modo in cui un attore come Alberto Sordi, riesce a ad essere ironico e nello stesso malinconico, non trova uguali a nessuna delle innumerevoli gag demenziali di un Massimo Boldi o Enzo Salvi di turno; quella doppia finitura, quell’essere divertente ma anche spiazzante, riuscendo a strappare un sorriso ma anche una lacrima a distanza di anni e dopo molteplici visioni, rimane legata saldamente a quell’immaginario.

Tralasciando questioni che potrebbero sembrare ovvie, uno degli snodi centrali per cui il Cinepanettone è divenuto un prodotto di successo, è proprio il suo essere il ritratto di un cinema e di un’Italia spoglia e inetta, all’inizio del suo declino. Con Vacanze di Natale ’90 di Enrico Oldoini, il Cinepanettone si assesta nel mercato nostrano, si spoglia di quegli ultimi lasciti di malinconia e di emotività del film precedente, e si mostra nella sua vera natura. Già con altre pellicole della seconda metà degli anni 80, iniziarono i presupposti giusti per dare inizio alla saga cinepanettoniana, primo su tutti la nascita del sodalizio Boldi- De Sica, i protagonisti unanimemente assoluti, il romano playboy e il milanese lavoratore, la “perfetta” fusione di luoghi comuni e stereotipi che contraddistinguono il bel paese di quegli anni. L’Italia che fa da sfondo non è delle migliori, è una nazione che sta vivendo la crisi delle istituzioni e delle ideologie politiche portanti, l’Italia degli yuppies, della Milano da bere, dove il successo, il posto fisso, il soldo, la bella donna, la macchina sportiva e il benessere erano fondamentali per essere riconosciuti validi dalla società. Quest’immagine era ferocemente promossa dal palinsesto Mediaset, che in quegli anni regna sovrano, programmi come Drive In, sono l’emblema della comicità spicciola e frivola solita in questi film. Il Cinema italiano entra nel suo periodo più oscuro, si lascia alle spalle i grandi nomi della modernità, autori capaci di decostruire la narrazione e il mezzo cinematografico, acclamati internazionalmente come veri mostri sacri e fonte d’ispirazione per i registi della nuova generazione, e si prostra alla mercé delle case di produzione. L’autorialità, in parte, svanisce e ne rimane un cinema che deve puntare all’intrattenimento e alla vendibilità del mercato televisivo generalista.  Un’Italia, quindi, in bilico tra Prima e Seconda Repubblica, che si appresta all’entrata in scena del fenomeno sociale e politico, figlio legittimo di quegli anni, sua somma portante, il berlusconismo.

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La Coppia Boldi-De Sica

Dal 1990 in poi, inizia la tradizione consueta del Cinepanettone, la formula è sempre la stessa: cast corale, De Sica è il marito infedele, Boldi l’imprenditore taccagno e goffo, mogli e figli viziati, amanti preferibilmente straniere, giovani e belle, vita agiata, gag surreali, comicità grossolana, tensione sessuale alle stelle e demenzialità. Ogni personaggio è costruito sullo stereotipo di genere e regionale, tutti sono ben tracciati, cambiano vesti ma la personalità e il carattere rimangono gli stessi. Lo scenario spesso sono i luoghi turistici invernali, ma anche le capitali europee, americane e le spiagge del Sud America, tutte quelle mete ampiamente sponsorizzate dove passare le festività. Ad accompagnare le loro avventure, ci sono le guest-star internazionali più in voga del momento, da Luke Perry in Vacanze di Natale ’95, a Megan Gale in Vacanze di Natale 2000, fino a Cindy Crawford in Body Guards. Un prodotto impacchettato e confezionato perfettamente per lo spettatore medio, tutto si basa sul doppio senso e la grettezza, ogni film ripete lo stesso schema e lo stesso copione, ma che riesce comunque, anno dopo anno, ad incassare cifre elevate e portare milioni d’italiani al cinema. La regia è ridotta all’essenziale, la fotografia è patinata e spoglia, tutto è progettato per essere alla portata di tutti, la copertura mediatica incombe dai primi mesi di novembre, con trailer che raccolgono il meglio del film, accompagnati dalle hit del momento e cartelloni pubblicitari piazzati in ogni angolo della città.

Il declino arriva per tutti, e anche per il caro Cinepanettone. Le motivazioni sono tante, una in particolare è lo scioglimento nel 2005 della coppia principale, Boldi-De Sica, da lì inizia una vera e propria guerra fredda tra i due capisaldi del filone natalizio, che porta il cast canonico a dividersi e alla produzione di non uno ma ben due Cinepanettoni l’anno. La critica e il pubblico, specialmente quello più giovane, iniziano ad essere più selettivi e feroci contro questi film, si respira un sentimento di vera ripulsione nei suoi confronti. La formula canonica tende a stancare anche il pubblico più mainstream, gli incassi diminuiscono e le case di produzione che un tempo avevano cavalcato l’onda del Cinepanettone, preferiscono lanciarsi su dei prodotti nuovi. Ritorna in auge la commedia più classica nel senso lato del termine, quella che vira dall’ironico all’intenso, interpretata dai vari Gassman, Gerini, Bova e Cortellesi, tanto per citarne alcuni. Una commedia dai toni più delicati, meno volgare, con una comicità più sagace, che lascia lo spazio a piccoli inserti riflessivi e drammatici, fatta da registi capaci di lasciare, non marcatamente, un segno distintivo, rifacendosi ai maestri di una volta, come Risi e Monicelli. Il Cinepanettone rimane, ma perde la sua egemonia, se da una parte rimane quello che è stato non funzionando appieno, come negli ultimi film di Boldi, dall’altra si rifà a questa nuova tendenza e ospita nuovi attori più capaci, cercando di darsi un tono meno demenziale, e De Sica ne è l’esempio lampante. Non parliamo di film validi, ma che sicuramente vogliono puntare al gusto del pubblico contemporaneo, strizzando l’occhio a quello nostalgico del genere.

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Natale sul Nilo di Neri Parenti (2002)

Il Cinepanettone è finito? Non siamo ancora in grado di rispondere esaustivamente, di certo se pensassimo al mega remix youtubiano di quest’anno, Super Vacanze di Natale, del livornese Paolo Ruffini, un montaggio che mostra le migliori scene dei precedenti film, possiamo forse intendere che il Cinepanettone di un tempo, ha perso quasi completamente la sua risonanza nell’industria cinematografica italiana. Una cosa rimane certa, il Cinepanettone per quanto sia stato, ed’è tuttora, un prodotto controverso, la sua impronta l’ha lasciata nell’immaginario collettivo, con preponderanza e tedio, si è fatto strada nel circuito nazionale e popolare. Adesso, dopo che è stato portato al suo livello limite, al suo grado zero, sarebbe giusto che si mettesse da parte, lasciando lo spazio a prodotti nuovi e più validi che raccontino al meglio la storia odierna con più profondità e sensatezza.

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