Uno studio della Morten Bay rivela una manipolazione politica dietro la violenta campagna denigratoria condotta ai danni di Star Wars: The Last Jedi.
Sembra esista una spiegazione plausibile all’ondata di terrore on line che ha seguito l’uscita di The Last Jedi, l’ultimo episodio di Star Wars e che nulla hanno a che vedere con il fanatismo del pubblico scontento. Manifestazioni d’odio talmente cruente da indurre Kelly Marie Tran a chiudere il proprio account Instagram, incapace di far fronte a tanta violenza.
Uno studio della Morten Bay della University of Southern California sembra mettere in luce una realtà molto diversa da una presunta esplosione di rabbia da parte dei fan delusi e a cui non sembra difficile credere, considerata l’ingestibile mole di insulti che hanno investito il regista Rian Johnson.
Secondo queste ricerche, infatti, buona parte delle reazioni denigratorie sono frutto di una manipolazione:
“propagate da bot, troll o attivisti politici a sostegno di cause di estrema destra come la discriminazione di genere, etnia o sessualità”.
Lo scopo? Proporre il ritratto di un’America infelice e consegnarla al saldo dei movimenti reazionari. La ricerca indica chiaramente lo scopo di questa campagna diffamatoria ai danni di Star Wars: The Last Jedi:
“diffondere l’idea che la società americana sia profondamente divisa e non funzioni. Convincere gli elettori rimane un obiettivo strategico del movimento alt-right e della federazione Russa”.
Sembra dunque che la polarizzazione dell’odio che ha investito la saga di Guerre Stellari, abbia semplicemente strumentalizzato il suo enorme risalto mediatico a scopo politico. Versione, questa, che non assolve affatto il film da qualsivoglia critica costruttiva gli sia stata mossa, poiché la ricerca non analizza la ragionevolezza delle obiezioni ma il tono e i moventi di quei commentatori che hanno condotto una vera e propria campagna di terrorismo mediatico.

A proposito di questa ricerca, il commento del regista Rian Johnson appare assolutamente consapevole:
“Qualche tempo fa mi ero imbattuto in stralci della ricerca di Morten, era uscito qualche titolo di giornale a riguardo – qui trovate l’intero paper. Non vedo l’ora di leggerlo, ma posso già dire che l’introduzione è coerente con quanto mi è accaduto online.
E vorrei essere totalmente chiaro: non stiamo parlando del fatto che ai fan piaccia o non piaccia il film. Ho avuto moltissime discussioni fantastiche con grandissimi fan online, c’era chi ha apprezzato e chi non ha apprezzato certe cose, alla fine è quello che succede con tutti i fan. Qui stiamo parlando di un ceppo virulento di molestatori online.”
L’intera questione, semmai venisse confermata, non farebbe altro che rendere evidente il grande potere dissuasorio che risiede nelle mani del Cinema, al giorno d’oggi più che mai.









