The Horse in Motion, 150 anni fa nasceva il cinema: con un cavallo

150 anni fa veniva pubblicata la serie fotografica creata da Eadweard Muybridge, The Horse in Motion, anche nota come Sallie Gardner at a Gallop. La filmografia continua a celebrarla e a citarla, e noi abbiamo voluto ripercorrere il più possibile l’importanza che tali fotogrammi hanno avuto sull’esistenza stessa del cinema.
The Horse in Motion, 150 anni fa nasceva il cinema: con un cavallo

The Horse in Motion è una storia che ha a che fare con una scommessa, un cavallo, un imbroglio e c’è di mezzo anche un morto. Sembra la trama di un western, ma è la realtà: ecco come nacque il cinema. The Horse in Motion o Sallie Gardner at a Gallop è una sequenza di 24 fotogrammi raffiguranti i precisi movimenti di un cavallo nell’atto della corsa, immortalati dal fotografo inglese Eadweard Muybridge. I cavalli erano di interesse particolare per gli studi del tempo, soggetti prediletti dalla pittura. Veri e propri studi anatomici, rappresentavano il fascino del movimento, prima del nuovo mondo introdotto dalla diffusione del treno. 

Prima parte della storia: la scommessa. Il fascino del cavallo era accompagnato al tempo da un dilemma che oggi sembra banale, all’epoca non lo era. Quando corrono i cavalli sollevano mai tutte e quattro le zampe contemporaneamente? La fotografia del tempo riusciva a produrre solamente scatti troppo sfocati per darne prova, ma molti pittori raffiguravano la corsa dei cavalli in quel modo, come Géricault o Degas.

Ne era convinto anche uno dei due scommettitori, il governatore della California Leland Stanford, che i cavalli li osservava quasi ogni giorno, essendo proprietario di un ranch. Controparte della scommessa è proprio Eadweard Muybridge. 

L’imbroglio

Muybridge partecipa così alla corsa di un cavallo del governatore, lo fotografa mentre galoppa ad una velocità di quaranta miglia orarie, mettendo a punto un sistema di illuminazione per evitare l’effetto sfocato nei negativi. Al netto del risultato sembrava aver confermato la teoria. Era il 1873, esattamente 150 anni fa. Osservando però l’ultimo e il penultimo fotogramma, si scopre tuttavia che il cavallo aveva un tempo di frenatura troppo immediato: la sequenza era stata manomessa. Il governatore decide però di pagare Muybridge per affettuare studi ulteriori: è il 15 giugno 1878. Questa volta, però, si superò in fatto di tecnica.

Fu quasi come se il cavallo stesso scattò le foto in questione. 24 sequenze, 24 macchine fotografiche collegate a cavi che il cavallo, correndo, avrebbe schiacciato, scattando così le foto al pari di un autovelox. Per mostrare al pubblico la sequenza, Muybridge mette a punto, senza saperlo, il primo esempio di proiettore. Il cosiddetto zoopraxiscopio (sviluppato poi ulteriormente da Edison con il Kinetoscopio), un oggetto con dentro piccole piattaforme ruotanti che facevano muovere l’immagine in modo da mostrarne il movimento in sequenza, al pari dei flipbook utilizzati per i cartoni animati.  

La nuova sequenza conferma ora la teoria, ma riporta come il movimento contemporaneo delle zampe dei cavalli fosse qualcosa di veloce, non un movimento netto come veniva raffigurato. Le tavole vengono poi date a nuova pubblicazione nel 1883. 

The Horse in Motion e la nascita del cinema

Gericault e la rappresentazione dei cavalli in Epsom Derby
Géricault e la rappresentazione dei cavalli in Epsom Derby

Non lo sapeva, ma la scommessa era solo una parte marginale dello studio che avrebbe dato vita al cinema stesso. The Horse in Motion mostra infatti come tale sequenza e l’esperienza cinematografica stessa si basino sullo stesso concetto, quello della persistenza della visione. Quando guardiamo un film, non avvertiamo i momenti di vuoto tra un’immagine ed un’altra, ma solo sequenze continue. Al pari di un’illusione ottica, il concetto consiste nella permanenza dell’immagine sulla retina per un un certo lasso di tempo chiamato margine critico di fusione dello sfarfallio, circa la metà di un secondo. 

Per far sì che ciò avvenga, occorre mantenere uno standard. Con 5 immagini movimentate ogni secondo ci accorgeremmo degli intervalli. Ma la storia cambia con 24 immagini al secondo (lo standard cinematografico dei 24fps o frame rate). Esattamente come aveva fatto Muybridge. Solo che nella sua sequenza l’effetto, movimentato leggermente più lentamente, è ancora più visibile. Non solo: l’effetto più “analogico” di Muybridge, riesce ad evitare un effetto ottico che invece, nell’evoluzione digitale, è spesso presente. Quello che nei film fa sembrare che l’elica di un aereoplano stia girando in senso contrario: il cosiddetto aliasing

The Horse in Motion è alla base di un ulteriore concetto fondamentale. Quello di Motion Picture, letteralmente il film stesso, le immagini che unite, forniscono il senso di movimento. Una serie di fotogrammi viene catturata tramite una fotocamera e poi mostrata in sequenza veloce come in un film. Muybridge lo fece in anticipo sui tempi ed evidenziò l’effetto tramite il zoopraxiscopio. Oggi lo si fa con la cinepresa, che, al contrario della cosiddetta still camera, riprende più fotogrammi contemporaneamente. Come farebbe uno scatto con la funzione live sul telefono.

Che influenze ha avuto Muybridge sulla filmografia successiva?

The Horse in Motion e l'influenza su Viaggio nella luna
The Horse in Motion e l’influenza su Viaggio nella luna

E la sua influenza continua, da Motion picture si arriverà alla Motion capture, il sistema di indumenti e marcatori che rende oggi possibile la trasposizione digitale dei movimenti nell’animazione. Gli esperimenti cinematografici nati successivamente trovarono una base solida proprio negli studi sul movimento avviati da Muybridge. Dal Viaggio nella Luna di Méliès al primo montaggio cinematografico: Escamotage d’une dame chez Robert-Houdin, fino al realistico Arrivo di un treno alla stazione di Ciotat dei Lumière, che spaventò un’intera sala.

Tutti gli esperimenti cercarono di ridurre, con tecniche differenti, quella frazione di tempo in cui l’occhio umano percepisce la mancanza di continuità nelle immagini mostrate su schermo. Lo stesso avrebbe fatto poi la Stop motion, rispetto alla quale, ancora una volta, The Horse in Motion (come lo stesso Viaggio nella Luna), si posiziona come base fondante. Dai cartoni animati al cinema, tutti continuano ancora oggi a citare la serie di Muybridge.

Come Babylon, come Nope di Joardan Peele, solo che nel caso di Nope si va oltre l’elemento citazionista, oltre il sempre più frequente metacinema. Al di là della parentela dichiarata dai protagonisti del film con Muybridge stesso, è nel tentativo continuo di voler fermare il momento che troviamo il vero Muybdrige. Mentre tutti impazziscono cercando di fotografare l’invasore alieno – come guardare il dito che indica la luna invece della luna stessa – come chiedersi chi fosse il fantino di The Horse in Motion

The Horse in Motion: l’ultima fase della storia

Il protagonista di Nope e la parentela con Muybridge
Il protagonista di Nope e la parentela con Muybridge

Ha inizio tutto da qui, con una domanda effettivamente realistica, ma posta come una scommessa per gioco. Come una di quelle assurde di quando si è bambini: ma se scavo nella sabbia fino a notte sbucherò in Cina? Potremmo scavare e scavare fino ad arrivarci davvero in Cina, The Horse in Motion va oltre le numerose influenze cinematografiche. È al contempo pre-cinema e proto-cinema, forma primigenia e forma primaria a livello temporale. 

Ma…il morto della storia? Non fu tutto rose e fiori per Muybridge. O meglio, non fu tutto rose e fiori per l’amante della moglie di Muybridge, il sindaco della città, ucciso dal fotografo a sangue freddo con un colpo di pistola. La giuria assolse poi Muybridge, considerando il suo crimine alla pari di quello che da noi era il delitto d’onore. E si rimise così all’opera su The Horse in Motion. Non sarà il massimo per concludere il racconto della nascita del cinema, ma d’altronde lo avevamo anticipato: questa è una storia western

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