The Brutalist, diretto da Brady Corbet e interpretato da Adrien Brody, ha recentemente debuttato nelle sale cinematografiche statunitensi, ottenendo un’ottima accoglienza da parte della critica. Tra anteprime alle mostre internazionali di cinema, premi portati a casa e una vera e propria incetta di nomination, sembra già essersi guadagnato la fama di uno dei film più interessanti di quest’anno. Il contesto storico sembra riproposto molto fedelmente, ma la vera domanda che si fanno tutti è: la storia che racconta è ispirata a eventi reali?
Di cosa parla The Brutalist
The Brutalist segue la vita di László Tóth, un architetto ebreo ungherese sopravvissuto all’Olocausto. Nel 1947, László emigra negli Stati Uniti, ospitato dal cugino Attila a Philadelphia, in attesa che la moglie Erzsébet e la nipote Zsófia lo raggiungano. Inizia lavorando in una piccola impresa di mobili, ottenendo l’incarico di ristrutturare la biblioteca di Harrison Lee Van Buren, un ricco industriale.
Nonostante le iniziali difficoltà e incomprensioni, Harrison riconosce il talento di László e gli affida la costruzione di un ambizioso centro comunitario in memoria della madre. Il progetto diventerà il fulcro della vita di László, rappresentando sia un’opportunità di riscatto che una fonte di tensioni personali e professionali.
La vera storia dietro The Brutalist
Il successo di The Brutalist, con ben 10 nomination agli Oscar 2025, ha acceso un vivace dibattito tra gli spettatori: il film con László Tóth, l’architetto ungherese protagonista del film, è ispirato a una storia vera? La risposta, in parte, è no. Sebbene il personaggio di Tóth sia frutto dell’immaginazione di Brady Corbet, il contesto in cui si muove e le sue esperienze sono profondamente radicati nella realtà storica.
La trama tratta delle vite di veri architetti europei del dopoguerra, come Marcel Breuer e Louis Kahn, che emigrarono negli Stati Uniti, portando un bagaglio di sofferenze e una visione artistica rivoluzionaria. Attraverso il personaggio di Tóth, il film esplora il sacrificio e la lotta per affermarsi in un’America in piena trasformazione culturale. Tuttavia, c’è un curioso intreccio che ha sollevato ulteriore interesse attorno al film. Il nome László Tóth, infatti, non è del tutto inventato: è esistito realmente un uomo con questo nome, legato al mondo dell’arte per un fatto decisamente controverso.
Nel 1972, un geologo ungherese di nome László Tóth vandalizzò la celebre Pietà di Michelangelo nella Basilica di San Pietro in Vaticano, colpendola con un martello e causando danni significativi. L’atto fece scalpore internazionale, tanto che le autorità catturarono Tóth internandolo in una clinica psichiatrica in Italia, dove rimase due anni. Dopo la sua liberazione, si dice che abbia trascorso il resto della vita in Australia, morendo nel 2012. L’uscita di The Brutalist ha riportato alla ribalta questo nome enigmatico, intrecciando involontariamente realtà e finzione.
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