Quando Josh Brolin ottenne il ruolo per “Non è un paese per vecchi” grazie alla coppia Tarantino/Rodriguez

Josh Brolin è un attore a dir poco strano. Una presenza quasi costante nel mondo hollywoodiano, uno che tra stelle e riflettori c’è sempre stato: è infatti figlio del celebre attore James Brolin e dell’attrice Jane Cameron Agee, con una matrigna come Barbra Streisand. Una famiglia di iper-celebrità, ma non per questo sintomo di un’infanzia rose e fiori.

Insomma, fin dalla sua prima apparizione nel film cult I Goonies, Brolin ha – diciamo così – sempre avuto un posto dove lavorare e un personaggio da interpretare. Ma nonostante questo è rimasto sempre un po’ in sordina. E questo non perché egli non sia un bravo attore, ma perché tendenzialmente “si fa notare meno di altri”. Anche perché di bravura Josh Brolin ne ha dimostrata a più riprese, in particolare nell’ultimo decennio, in cui le produzioni a cui ha preso parte sono pressoché raddoppiate.

Infatti, nei primi anni, la sua carriera post-Goonies è stata costellata da interpretazioni molto mono-tonali che variavano dal cattivo di turno al ruolo maschile in film romantici. Solo nell’ultimo periodo Josh Brolin è entrato più a contatto con il cinema d’autore, accumulando interpretazioni decisamente più variegate e ricercate. Dai cowboy del Texas (Il grinta) ai politici californiani (Milk), dall’agente segreto (Sicario) fino ad arrivare al più potente villain Marvel (il Thanos degli ultimi Avengers).

E questo cambiamento di rotta è derivante dal fatto che c’è stato un vero e proprio punto di svolta nella carriera di Josh Brolin.  Un evento porta il nome di Non è un paese per vecchi, e quindi di conseguenza anche quello dei fratelli Coen. In questa pellicola, al divo californiano viene assegnato il ruolo del protagonista: l’anti-eroe ingenuo e incerto Llewelyn Moss. Un ruolo ardentemente bramato dall’attore, ma la cui assegnazione avvenne, non solo per la sua bravura e la sua determinazione, ma anche per alcune coincidenze. Nonché per l’intercessione di tre “angeli protettori” – cosa che ad Hollywood, ma forse non solo, non fa davvero mai male!.

E questi tre “divini intermediari” furono nientemeno che: l’attore/drammaturgo Sam Shepard, e l’accoppiata Quentin Tarantino/Robert Rodriguez.

Ecco la fenomenale storia…

Sam Shepard: l’ispirazione

Sam Shepard seduto ad un tavolino con jeans e camicia
Sam Shepard

In quel lontano 2006, Josh Brolin era sul set del film splatter/cult, diretto (quasi) a quattro mani dall’accoppiata Tarantino/Rodriguez, Grindhouse – Planet Terror. Fu proprio qui che venne in contatto con la storia di Non è un paese per vecchi per la prima volta.

Una mattina, infatti, Brolin si trovò a fare colazione con Sam Shepard. Lo sceneggiatore gli parlò con interesse di questo nuovo libro di Cormac McCarthy: per l’appunto il western crepuscolare contemporaneo No Country For Old Men. A questo Shepard aggiunse un’ulteriore importante informazione: i fratelli Coen stavano traendone un adattamento, e che sperava tanto che non “mandassero tutto a puttane” (lit.).

Fu per questo motivo che, appena dopo colazione, Josh Brolin andò nella prima libreria per accaparrarsi il romanzo che l’aveva incuriosito. E questi attese di gran lunga le aspettative dell’attore che lo finì di leggere in una sola giornata. Non serve nemmeno dire che il personaggio che intrigò di più il nostro Brolin fu l’atipico serial killer Chigurh, tanto che volle immediatamente parlare al suo agente per valutare un provino.

Pieno di dubbi, così, Brolin disse all’allora agente Maximillian Potter: “So che non avrò mai quella parte…”. Potter non fece altro che confermare la tesi dell’attore e non gli procurò alcun provino per Non è un paese per vecchi.

Ma fu a quel punto che l’attore fece la sua scommessa

Quentin Tarantino/Robert Rodriguez: la fortuna

Quentin Tarantino posa con Robert Rodriguez con un cappello da cowboy
Quentin Tarantino e Robert Rodriguez

Josh Brolin tornò dunque sul set di Grindhouse determinato a fare di testa propria. L’unica soluzione a questo punto era di auto-registrare un provino in autonomia.

Privo di mezzi, ma con molta risolutezza, andò dal regista Robert Rodriguez chiedendogli di prestargli una delle macchine da presa che stava utilizzando per girare il film. Rodriguez acconsentì, ma fu a quel punto che avvenne una seconda memorabile coincidenza.

Fortuna volle infatti che quel giorno sul set bazzicasse per di lì anche Tarantino. Il regista di Pulp Fiction, presosi a cuore la “questione Brolin”, si propose così di dirigergli il provino. Il risultato fu un video per un’audizione che probabilmente poteva essere benissimo presentato alla sezione cortometraggi del Festival di Cannes. L’idea di Tarantino si abbinava all’occhio di Rodriguez per illuminare la performance di Josh Brolin. E la cosa infatti non passò inosservata.

Una volta ricevuto il video-provino i Coen rimasero esterrefatti e commentarono: “Chi l’ha girato?”. Era probabilmente il miglior provino che fosse mai stato fatto. E fu proprio così che Brolin entrò a far parte del cast della pellicola. Certo non riuscì ad accaparrarsi il ruolo di Chigurh, ma assunse le vesti (forse per lui ancora più consone) del cowboy Llewelyn Moss.

Dopodiché il resto è storia. Una storia che porterà il nostro Josh Brolin agli apici della sua carriera e che insegna, ancora una volta, come alcune storie non sarebbero le stesse senza l’intervento di qualche “magico aiutante”.

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