Made in Disney: i nuovi Star Wars tra Jedi e supereroi

ATTENZIONE: IL SEGUENTE ARTICOLO CONTIENE SPOILER SU MOLTI EPISODI DI STAR WARS.

Finora Rogue One è l’unico film della nuova saga di Star Wars ad aver messo d’accordo tutti. Gli altri due episodi usciti finora hanno ricevuto grandi elogi ma anche durissime critiche, e un mese dopo l’uscita di Episodio VIII è ancora aperta l’aspra diatriba tra chi lo considera uno dei migliori film di Star Wars e chi vorrebbe che la Disney lo ripudiasse.

Noi qui non vogliamo entrare nel merito della questione puramente artistica, il discorso che abbiamo intenzione di affrontare trascende il giudizio qualitativo sui tre film. Il nostro obiettivo è di osservare come i simboli dell’universo di Guerre Stellari, gli Jedi, siano diventati qualcosa di diverso dopo essere passati dalla Lucasfilm di chi li ha concepiti alla Disney che li ha rilanciati. Si può preferire una o l’altra versione, ma bisogna riconoscere che gli Jedi visti dall’Episodio I all’Episodio VI non sono gli Jedi degli Episodi VII e VIII (di fatto in Rogue One di Jedi non ce ne sono).

Partiamo intanto da una domanda fondamentale: cos’era il Guerre Stellari di George Lucas? Di sicuro non un action fantascientifico. Certo, di azione ce n’è, e nella trilogia prequel pure tanta, ma non è una componente narrativa portante, quanto piuttosto un elemento decorativo della vicenda raccontata. Nella Gerusalemme liberata ci sono battaglie, scontri e duelli in abbondanza, ma definirlo un poema “d’azione” sarebbe quantomeno limitante. Space opera si è detto spesso, e di sicuro ci stiamo avvicinando, ma anche questa definizione non mette in risalto il vero nucleo tematico di Star Wars.

Non abbiamo fatto il nome dell’opera di Torquato Tasso a caso. Cavalieri, principesse guerriere, fortezze da espugnare, eserciti in guerra: sono personaggi e situazioni che si ritrovano tanto nella Liberata che in Guerre Stellari. Ecco, Star Wars sembra proprio un poema epico cavalleresco. Siamo dalle parti della Chanson de Roland, non di Star Trek (la distinzione non vuole essere qualitativa). Questo però è soprattutto un discorso formale, che ci permette certo di intuire molti dei topoi della saga, tipici della narrazione umana sin dalle sue origini, ma ancora non siamo giunti al suo cuore.

Chanson de Roland

Prendiamo i primi sei capitoli della storia nel suo ordine temporale: I, II, III, IV, V e VI. È la narrazione in tredici ore e mezza di tutta la vita di Anakin Skywalker, della sua caduta e della sua redenzione, nella cui seconda metà si intreccia il racconto della maturazione di Luke da ingenuo contadino a grande guerriero. Ci siamo: lo Star Wars pensato e realizzato da Lucas altro non è che un colossale romanzo di formazione in guisa di poema cavalleresco, forgiato con un immaginario fantascientifico intriso di componenti fantasy. Ciò che davvero interessa alla storia è l’evoluzione dei suoi due grandi protagonisti. Ora potremmo avanzare anche qualche ipotesi sul perché ai fan che pretendevano la fantascienza dura e pura non sia piaciuta per niente un’intera trilogia prequel spesa a raccontare lentissimamente l’arco narrativo di un unico personaggio. Sia chiaro, gli episodi I e II di problemi ne hanno non pochi, ma forse le aspettative sbagliate di chi ha sempre visto i film originali come semplice sci-fi con blaster e spade laser hanno contribuito alla pessima accoglienza che hanno ricevuto.

I Jedi, fondati su un addestramento che inizia dall’infanzia per non terminare mai e che prevede il superamento di prove e il perfezionamento di sé, sono la perfetta rappresentazione di questa idea di sviluppo lento e faticoso (e lo sarebbero in effetti anche i Sith, che non sono semplicemente “i cattivi”, bensì una visione speculare della stessa concezione del cosmo; il discorso però si amplierebbe troppo, limitiamoci qui a considerare solo gli Jedi).

Padawan

La filosofia Jedi nasce dall’idea della forza, che non è qualcosa che si possiede e possedendola la si utilizza. La forza è la connessione tra tutti gli elementi dell’universo, che si può imparare (imparare, appunto) a manovrare e utilizzare. Ci si può essere più o meno portati, ma è un elemento naturale (o sarebbe ancora meglio dire che è l’elemento costitutivo della natura) e in quanto tale esiste per tutti. Diventare Jedi significa apprendere come connettersi con essa e usarla per il proprio scopo (ed è nella differenza di scopi che si distinguono Jedi e Sith).

È un processo lungo che richiede un addestramento difficoltoso. Luke fatica nel suo apprendistato sotto Yoda, e i suoi risultati tardano tanto ad arrivare che decide di lasciare il proprio maestro per ricongiungersi alla Ribellione. Ha fretta e vuole agire subito. Il risultato è la sua sconfitta per mano di Darth Vader, che lo avrebbe facilmente ucciso se non avesse avuto voluto provare a corromperlo. Ad Anakin era andata anche peggio: nonostante sia riconosciuto come un individuo incredibilmente portato per le vie della forza, persino più di Yoda, il più grande degli Jedi, gli viene inizialmente rifiutato l’addestramento perché “troppo vecchio”, nonostante non abbia nemmeno dieci anni, e viene poi spesso sconfitto (da Dooku, da Obi-Wan) perché sebbene sia il migliore i suoi avversari sono più esperti di lui (hanno cioè molti più anni di addestramento alle spalle).

Anakin

Essere Jedi richiede tempo, fatica e sconfitte. La forza non è un superpotere, non è un’abilità magica che quando scopri di avere puoi iniziare a utilizzare liberamente. Almeno per Lucas. Luke combatte con la spada laser (perdendo) e usa (a fatica) la telecinesi solo nel secondo film, ed è nel terzo che mostra di aver appreso i trucchi mentali degli Jedi. C’è gradualità, e anche se non è mostrato si intuisce un lungo esercizio. La trilogia originale mostra un personaggio che migliora un poco alla volta, che diventa più potente in direzione della vittoria finale attraverso gli errori e il sudore.

Sotto la Disney le cose sono cambiate radicalmente. Come è stato notato, uno dei problemi di Episodio VII è che Rey sa fare tutto e fa tutto perfettamente, e ciò non vale solo per il combattimento o la guida di astronavi che forse potremmo giustificare, ma vale anche e soprattutto per l’uso della forza. Questa ragazzina è poco più di una mendicante su un pianeta desertico, eppure non appena scopre che la forza esiste decide di utilizzarla e… beh, la utilizza, senza alcun addestramento. Non ha bisogno di nessuno che le insegni: già dal primo film sa fare trucchi mentali, sa utilizzare la telecinesi, sa combattere con la spada. Alla fine del suo primo film riesce addirittura a combattere alla pari con un Sith che conta anni di esperienza, nonostante lei fino a pochi giorni prima ritenesse i Jedi e la forza solo un mito. Non si tratta banalmente di un eroe che riesce in tutto quello che fa, ma di un personaggio che nemmeno fatica per farlo. E questo è possibile perché lei ha la forza e la usa. È sufficiente.

Rey

Nell’Episodio VIII hanno provato ad aggiustare un po’ il tiro. Rey va da Luke ad addestrarsi, e Luke le spiega proprio che la forza è intrinseca al cosmo. Ci sono dunque le basi per l’inizio di un apprendistato, in linea con una visione della forza più vicina a quella di Lucas. Questo tentativo di aderenza all’idea originale rimane però solo negli intenti, poiché bastano “tre lezioni” in un paio di giorni perché Rey sappia fare qualunque cosa meglio di prima. E in effetti, visto quello di cui era già capace, che bisogno aveva di perdere tanto tempo?

La differenza siderale che corre tra la forza di Lucas e la forza Disney la si può capire bene confrontando due scene in cui i protagonisti devono fare la stessa cosa, una da Episodio V e l’altra da Episodio VIII. Nella prima vediamo Luke, avviato alle vie della forza da Ben Kenobi e in addestramento su Dagobah da settimane se non mesi, che tenta di sollevare con la mente alcune piccole pietre, una alla volta. L’impegno e la fatica richiesti sono evidenti sul suo volto concentratissimo, e gli basta una piccola distrazione perché la sua pila di sassi crolli. Nella seconda scena, invece, troviamo le truppe ribelli in fuga dalla base di Crait, bloccate da una frana che ha ostruito la loro unica via di fuga. Rey, che alle spalle ha solo le tre lezioni di Luke, arriva e senza sforzo alcuno solleva dozzine di enormi massi liberando il passaggio, mentre nel frattempo può tranquillamente chiacchierare con i suoi compagni.

Dagobah

Qual è la differenza tra lei e Capitan America? A ben vedere proprio nessuna. Come Steve Rogers riceve i propri superpoteri in un momento preciso e da quell’istante diventa un supereroe capace di cose incredibili, Rey scopre che c’è la forza in un momento preciso e da quell’istante diventa una Jedi capace di cose incredibili. Nulla di cui sorprendersi, in fondo sono entrambi personaggi Disney, le affinità sono inevitabili.

Proprio qui sta il fulcro della questione. La Disney possiede il Marvel Cinematic Universe, e una volta che ha acquistato il brand di Star Wars ha applicato gli stessi principi del primo al secondo. Si può apprezzare o meno, ma bisogna prendere atto che la differenza c’è ed è enorme. Lucas aveva realizzato una saga che tra le proprie caratteristiche vantava la lentezza. Non focalizzatevi superficialmente sui vorticosi duelli della trilogia prequel, perché ciò che conta davvero, cioè lo sviluppo narrativo, è invece assai dilatato, con conseguenti pregi (l’approfondimento dei personaggi) e difetti (alcuni snodi narrativi tirati troppo per le lunghe), e questo è il riflesso della filosofia che sta (stava) dietro Guerre Stellari. Per le nuove generazioni, abituate ai ritmi sempre più accelerati di una società sempre più dinamica, i tempi “morti” di un addestramento non sono più accettabili. La Disney, che nella vendita di prodotti non ha rivali, questo lo ha capito bene, e anche in Star Wars ha riproposto le meccaniche del suo più grande brand cinematografico, il MCU, in cui si narra di personaggi dotati di superpoteri che si hanno o non si hanno. Nessun apprendimento, nessuna via di mezzo.

MCU

Un elemento che evidenzia anche visivamente il letterale cambio di passo che c’è stato è, come ha genialmente osservato Umberto Mangiardi in un bellissimo articolo su temi molto affini ai nostri, il passaggio di consegne da R2-D2 a BB-8. Quest’ultimo infatti è «un droide-macchietta più adeguato ai tempi e soprattutto ai ritmi. Sembra una sciocchezza, ma R2 è lento: nel senso che proprio cammina piano. Andava bene in ambienti semichiusi come il Falcon, per fughe notturne non inquadrate su Tatooine, ancora ancora per passeggiate nella Reggia di Caserta. Ma non per i ritmi di un film del 2015, e dunque andava rimpiazzato almeno a livello narrativo».

Velocità e superpoteri: siamo in casa Marvel. Che piaccia o meno, spendere ore e ore per raccontare il percorso di un personaggio che impara a sfruttare le proprie potenzialità non è più nemmeno pensabile. Come in tanti fumetti basta una paginetta: un siero, dei raggi gamma, il morso di un ragno radiattivo… o magari una semplice rivelazione. Le origini si risolvono in fretta, poi via, ci si getta nell’azione, forti dei nuovi poteri acquisiti, che siano la forza o la superforza.

Captain America

L’assimilazione di Star Wars al MCU non si limita solo al rifiuto dei concetti fondanti della figura dello Jedi, ma riguarda anche la serializzazione della saga. Chiaramente anche una saga presuppone una ripartizione in episodi, cosa che in Guerre Stellari è specificata sin dai titoli. Una saga però presuppone una storia unitaria che si conclude, al contrario di una serie che può invece espandersi all’infinito. La prima esalogia sviluppava un unico arco narrativo (quello di Anakin e Luke), strutturato in “soli” sei film prodotti nel corso di quasi trent’anni (dal 1977 al 2005). In un’epoca in cui le serie TV sono diventate una forma di intrattenimento di alta qualità capace di rivaleggiare con i film, tanto che sono sempre di più gli spettatori che al cinema preferiscono le serie, la Disney ha portato sul grande schermo con ottimo successo la dimensione seriale grazie ai fumetti Marvel: un paio di film all’anno, tutti strettamente interconnessi, sempre con gli stessi attori ognuno in uno specifico ruolo, e nessuna prospettiva di conclusione.

Quando ha poi acquistato i diritti di Star Wars, la Disney ha reiterato questo sistema vincente: il pubblico potrà vedere un nuovo episodio ogni anno, da qui fino a data da destinarsi. In tre anni sono già usciti tre nuovi film, nei prossimi tre anni ne usciranno altri tre attualmente in lavorazione, e sono state annunciate una nuova trilogia e una serie TV che seguiranno i tre nuovi episodi e i tre spin-off. Guerre Stellari ha così cessato di essere una saga per diventare una serie. Una serie di supereroi, come abbiamo visto. Dopo il trionfo del MCU, perché la Disney avrebbe dovuto proporre qualcosa di diverso? Soprattutto dal momento in cui quel “diverso” poteva essere percepito come fuori tempo massimo, troppo lento e complicato. A questo punto potremmo forzare un po’ il discorso notando come Rogue One parli di chi nel mondo di Star Wars non è uno Jedi nello stesso modo in cui Agents of S.H.I.E.L.D. parla di chi nel mondo Marvel non è un supereroe. La sovrapponibilità tra i due franchise è notevole.

Disney

Il pubblico a cui si rivolge questo nuovo prodotto non è quello dei vecchi fan. Questi ultimi la Disney spera di tenerseli stretti giocando con l’effetto nostalgia (altro fenomeno imperante di questi anni), ma l’obiettivo vero sono le nuove generazioni, cresciute con altri modelli narrativi (che non sono necessariamente peggiori). Lamentarsi perché Episodio VIII ha tradito lo spirito di Guerre Stellari non ha senso. Non perché non sia vero, ma perché ciò era già avvenuto sin da Episodio VII. Bisogna rendersi conto che entrando al cinema per vedere uno Star Wars marchiato Disney non si sta andando a vedere un film di Star Wars, ma un film Marvel che riprendere alcuni elementi esteriori del mondo di Star Wars. Se ciò non piace, non ha senso andare al cinema: si rimarrà delusi. Tutti i principi di addestramento, impegno, fatica, fallimento e progresso sono stati superati. Ora basta impossessarsi della forza per poter fare immediatamente qualsiasi cosa. Gli ultimi Jedi erano Luke e Vader. Rey è un supereroe.

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