Squid Game 3, la spiegazione di QUELLA frase interrotta da Gi-hun

Squid Game 3 sta sconvolgendo buona parte dei propri spettatori. La terza stagione della serie, che segna la conclusione della parabola del protagonista Seong Gi-hun, è la conclusione ideale di una delle serie più acclamate degli ultimi anni. C'è però una frase lasciata in sospeso che sta facendo impazzire il web. Per scoprirne il significato, leggeteci!
Lee Jung-jae come Seong Gi-hun in una scena della serie Squid Game 3

Squid Game 3 è ora, finalmente, su Netflix. Arrivata sulla piattaforma lo scorso 27 luglio, il terzo capitolo di quella che è, a tutti gli effetti, una delle serie di maggior successo dell’ultimo quinquennio sta facendo parecchio discutere critici e pubblico, appassionati e addetti ai lavori. Arrivata a circa sei mesi dal secondo capitolo della serie, la terza stagione segna la conclusione della parabola di Seong Gi-hun, presente in tutte e tre le stagioni, oltre a mettere un punto piuttosto definitivo sulla fase coreana del franchise. Ma, quindi, senza chiudere le porte a un ampliamento della saga, probabilmente negli stati uniti.

Un ampliamento che, anzi, sembra sempre più vicino. Ma non è questo il nocciolo del presente articolo. Quello di cui ci accingiamo a parlare è infatti il finale della terza stagione di Squid Game 3 e, in particolare, di una frase lasciata a metà da Seong Gi-hun nel momento più drammatico della stagione. Ma, prima facciamo un passo indietro. Non prima di una ovvia quanto necessaria ALLERTA SPOILER. Ora possiamo continuare.

Squid Game 3 e quella frase lasciata a metà

Nel corso delle vicende di questa terza stagione della serie, Seong Gi-hun si ritrova al gioco finale in compagnia della piccola figlia di Jun-hee. Per vincere, e quindi sopravvivere, l’uomo si troverebbe però costretto a uccidere la piccola. Incerto sul da farsi, il protagonista prende così una decisione drammatica: uccidersi, così da lasciare la vittoria, il montepremi e, soprattutto, la salvezza, alla neonata. Subito prima di compiere l’estremo gesto, però, l’uomo si lascia andare a una frase: “Non siamo cavalli. Siamo esseri umani. Gli esseri umani sono… “. E la frase rimane lì, sospesa, mentre l’eroico protagonista si sacrifica per dare alla piccola una chance. Questo, subito prima del finale definitivo e della bizzarra comparsa di una star del cinema mondiale. Ma è un altro discorso.

Il riferimento della frase è ricorrente nella serie: più volte i concorrenti dei “giochi” vengono paragonati ai cavalli da corsa. Inoltre, proprio sui cavalli Seong Gi-hun scommetteva prima di entrare per la prima volta nel gioco. Una doppia reference, che ha però un significato ancora più profondo. La rivendicazione finale sospesa della propria umanità, più volte messa in discussione dal gioco e dai VIP, è infatti una scelta drammaturgica ben precisa da parte del creatore della serie, Hwang Dong-hyuk.

In uno speciale targato Netflix, Squid Game in Conversation, il creatore della serie ha infatti affermato che “gli umani dovrebbero essere così. Da questo gesto bisognerebbe partire per creare un mondo migliore”. Poi continua: “Gli umani sono troppo complessi per essere descritti da una sola frase. Non sarebbe bastato. Ho pensato che l’azione di Seong Gi-hun avrebbe espresso il concetto meglio di mille parole”. La reticente sospensione dà quindi un ulteriore significato al gesto del protagonista e, quindi, dell’intera serie. Quale modo migliore di concludere?

E voi, cosa ne pensate della serie? Avete già visto Squid Game 3? Fatecelo sapere!

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