Un caso destinato a far discutere cinefili e semplici spettatori di tutto il mondo arriva dall’India, dove un uomo ha vinto una causa contro la più grande catena di multisale del Paese, la PVR Inox, per averlo sottoposto a ben 25 minuti di pubblicità prima della proiezione del film. Una sentenza che rischia di aprire un precedente epocale non solo in Asia ma anche in altre nazioni, Italia compresa, dove il problema degli spot troppo lunghi nei cinema è spesso motivo di lamentele da parte del pubblico.
Il giudice indiano ha infatti riconosciuto come legittima la protesta dello spettatore, che ha parlato di “tortura psicologica” e di danni materiali e immateriali subiti a causa dell’inatteso ritardo. Ma cosa c’è davvero dietro questa storia? E perché potrebbe cambiare il modo in cui viviamo l’esperienza cinematografica anche qui da noi? Vediamolo in dettaglio.
25 minuti di pubblicità prima del film al cinema
Il protagonista di questa vicenda è Abhishek MR, un trentenne indiano che, come milioni di persone ogni giorno, aveva acquistato un biglietto per godersi un film al cinema. L’orario di inizio stampato sul biglietto era chiaro: le 16:05. Eppure, una volta seduto nella sala della multisala PVR Inox, il giovane è stato costretto ad assistere a ben 25 minuti di spot pubblicitari. Non semplici trailer dei prossimi film – peraltro generalmente ben tollerati dal pubblico – ma una vera e propria maratona di spot per articoli per la casa, telefoni cellulari, automobili e altri prodotti di consumo.
Il risultato? Un grave disagio personale. Abhishek ha raccontato di aver dovuto ritardare il rientro al lavoro, perdendo appuntamenti importanti e subendo, di conseguenza, uno sconvolgimento “costoso” della propria giornata. “Non ho potuto partecipare ad altri accordi e impegni programmati per la giornata”, ha dichiarato l’uomo, specificando che i danni subiti non potevano essere calcolati solo in termini di denaro.
La denuncia è partita da questo episodio, ma dietro si cela una questione molto più ampia: il diritto degli spettatori a non essere “intrappolati” contro la loro volontà in una sala cinematografica trasformata in una vetrina pubblicitaria.
Oggi il pubblico è abituato a esperienze on demand, come quelle offerte da piattaforme come Netflix, dove si può saltare facilmente l’introduzione di una serie o evitare interamente gli spot pubblicitari. A proposito: scopri tutte le novità in arrivo su Netflix a giugno 2025.
La sentenza del tribunale ed il risarcimento
Il tribunale ha accolto integralmente le ragioni di Abhishek MR, infliggendo alla PVR Inox una doppia sanzione. Da una parte, 50.000 rupie (pari a circa 500 euro) come risarcimento per “lo spreco di tempo, bene prezioso nelle nostre vite”; dall’altra, 5.000 rupie (circa 50 euro) per “tortura psicologica” causata dalla prolungata esposizione a pubblicità non desiderata. Un riconoscimento esplicito al valore del tempo personale, sempre più scarso in una società frenetica come quella moderna.
La difesa del cinema, che ha sostenuto di avere l’autorizzazione per trasmettere spot di interesse pubblico, è stata demolita dalla verifica effettuata dal giudice: la maggior parte delle pubblicità riguardava infatti semplici prodotti commerciali, senza alcuna utilità sociale o culturale.
Nelle motivazioni della sentenza, il giudice è stato netto: “Venticinque o trenta minuti sono un lasso di tempo considerevole per starsene seduti inerti al cinema a guardare pubblicità inutili. Le persone con programmi serrati non hanno tempo da perdere”. Parole che riecheggiano in tutte le sale del mondo, dove gli spettatori da anni lamentano la stessa prassi.
A tal proposito, ti consiglio di dare uno sguardo alle uscite cinematografiche previste per giugno 2025. Il caso dell’India ha scoperchiato una verità che molti cinema preferiscono ignorare: il tempo dello spettatore ha un valore.









