Cinque cose (più una) che proprio non funzionano nel remake di Pet Sematary

Forte delusione ha generato Pet Sematary. C’erano in effetti alte aspettative, o per lo meno una grande attesa. Dopo il trionfo di It, l’horror di maggior successo di tutti i tempi, sembrava potesse nascere una sorta di rinascimento cinematografico di Stephen King, anche perché questo nuovo film era stato affidato a una coppia di registi indipendenti apprezzatissimi per il loro precedente e acclamato horror Starry Eyes. Invece il lavoro di Kevin Kölsch e Dennis Widmyer è stato stroncato dai più, e anche al box-office, pur avendo guadagnato ben più dei costi, non ha sfondato.

Anche il primo film tratto dal romanzo di King, uscito nel 1989 con la regia di Mary Lambert e distribuito in Italia con il bizzarro titolo Cimitero vivente, venne accolto piuttosto male, ma nel tempo è diventato un piccolo cult, molto apprezzato dagli appassionati di genere. E in effetti il film di Lambert è un buon horror, certo non un grande horror, ma grazie al solido mestiere con cui venne realizzato, risulta tuttora godibile e inquietante.

Quindi, cosa c’è di sbagliato nel secondo adattamento di Pet Sematary? Mettendo a confronto due film, si riescono a individuare gli elementi che in Cimitero vivente funzionavano ma che Kölsch e Widmyer non sono riusciti a riproporre. Non si tratta di un paragone poco sensato tra film di epoche diverse che vanno presi e valutati indipendentemente l’uno dall’altro, ma di uno strumento utile per evidenziare cosa non va, osservando le stesse cose quando invece andavano alla grande.

D’ora in avanti, occhio agli spoiler!

  1. Le ragioni di Jud
    La trama horror comincia quando Jud, l’anziano vicino di casa dei protagonisti, mostra a Louis Creed come ridare vita a Church, il gatto della piccola Ellie. Questo è invariato nei due film, ma nel come si arriva a uno snodo così importante c’è una grande differenza. In Cimitero vivente Jud lega presto con i Creed e diventa una sorta di nonno adottivo per Ellie e per tutta la famiglia: la scelta di restituire il gatto alla bambina sembra naturale, sebbene egli conosca i rischi, perché è consapevole della sofferenza che la quasi nipotina proverebbe per la morte del suo amico a quattro zampe. Lo stesso non avviene in Pet Sematary, dal momento che lo spazio dedicato a Jud è molto ridotto, e lo vediamo interagire con Ellie solo un paio di volte. Che arrivi a fare qualcosa di tanto pericoloso solo per restituire il gatto a una bambina con la quale non sembra essere così legato è ingiustificato. Si riduce a un mero escamotage narrativo.
  2. L’empatia coi personaggi
    Il Jud originale è un amabile vecchietto che causa una catastrofe con le migliori intenzioni; quest’ultima cosa si potrebbe dire anche di Louis, il cui unico errore è di rivolere suo figlio. Sono due personaggi tragici, per i quali è facile provare empatia. Il nuovo Jud viene invece presentato in maniera piuttosto ambigua, e anche se si chiarisce presto che non è una minaccia ha troppo poco spazio perché il pubblico vi si possa affezionare. E poiché come detto le sue ragioni sono inspiegabili, diventa di fatto un personaggio negativo (e nel finale poi vengono buttate pesanti ombre sul suo passato), perdendo tragicità e umanità. Louis, sebbene già in Cimitero vivente non brillasse di simpatia, non andava mai oltre una leggera supponenza, cancellata poi dal suo dramma. Kölsch e Widmyer si sono invece impegnati per rendere il loro Louis il più detestabile possibile: non solo è arrogante, ma alcune sue scelte lo rendono del tutto inviso agli spettatori. L’unico personaggio con il quale si può davvero legare è Rachel, ma se si tiene conto che per metà film lei non è in scena… beh, diciamo che risulta difficile farsi coinvolgere emotivamente dalla storia.
  3. Ellie, e non Gage
    Rispetto al libro e al primo film il grande cambiamento fatto da Kölsch e Widmyer (malamente rivelato già nel trailer) è la morte di Ellie al posto del fratellino Gage, e conseguente risuscitazione di lei e non di lui. L’idea poteva pure essere interessante, peccato che l’unica ragione di questa modifica stia nella possibilità di avere un redivivo che potesse parlare. Il Gage non morto è un personaggio profondamente inquietante perché la sua è una malvagità silenziosa celata nel corpo di un bambino di pochi anni; non sappiamo perché tornare in vita trasformi in mostri, possiamo solo immaginarlo, intuirlo. Ellie invece ci racconta tutto: sa di essere morta, ha visto l’inferno, vuole portarci gli altri personaggi. Non c’è mistero, e senza mistero non può esserci fascino. Ellie che uccide urlando frasi fatte da B-movie non spaventa quanto Gage che ridacchia.
  4. Zelda
    Chi ha guardato da ragazzino Cimitero vivente ricorderà per tutta la vita Zelda, la sorella malata e deforme di Rachel Creed, la cui storia serve a creare un background a Rachel che sia anche un riflesso della trama principale. Zelda è un personaggio spaventosissimo, e la sua morte spiega i sensi di colpa che nutrono le paure e le ansie di Rachel. Anche in questo caso, Kölsch e Widmyer hanno deciso di esplicitare (per non dire spiattellare) il senso di questa sottotrama: nel loro Pet Sematary Zelda muore a causa della sorella, e non semplicemente davanti a lei, per non lasciare dubbi sui rimorsi di Rachel. Aggiungete poi che la nuova Zelda, meno inquadrata che in Cimitero vivente, non lascia lo stesso terrificante ricordo della sua controparte del 1989, e vi renderete conto di quanto ella abbia perso.
  5. Il sangue che non c’è
    Cimitero vivente non era certo un film grandguignolesco, ma per lo meno non dava l’idea di evitare apposta di esserlo. Pet Sematary in alcuni momenti esplicita di non voler essere troppo crudo, a costo di risultare edulcorato. Soprattutto nella scena della morte di Ellie: travolta da una cisterna, la piccola dovrebbe spappolarsi. Invece non solo sul luogo non c’è traccia di sangue, ma ci viene addirittura mostrato il suo corpo perfettamente integro. Ciò non significa che sia necessario essere troppo grafici, ma piuttosto che addolcire una scena è meglio lasciarla sottintesa, proprio come in Cimitero vivente, dove l’incidente avveniva fuori campo.
  6. I Ramones!
    Cimitero vivente aveva quel fichissimo pezzo dei Ramones. Ora c’è solo una brutta cover.

Battute (forse…) a parte, questi sono solo alcuni dei difetti del remake del cult movie del 1989, che sbaglia grossolanamente dove il suo predecessore invece riusciva bene. Il problema principale, come si sarà intuito e come stanno dicendo in tanti, è che Kölsch e Widmyer hanno deciso di esplicitare e chiarire tutto (hanno persino sentito il bisogno di dare una ragione ai poteri del cimitero indiano), e considerato che Cimitero vivente non era tanto complesso da necessitare chissà quali spiegoni, il risultato è un film piatto e privo di mistero. L’opera di Mary Lambert non aveva bisogno di un remake. Soprattutto non di un remake così.

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