Da più di un mese in Ucraina imperversa la guerra a seguito dell’invasione russa del 24 febbraio. Le immagini di morte e distruzione che ci arrivano dal paese sono purtroppo all’ordine del giorno, così come lo sono i numeri altissimi di civili morti nel corso degli assedi e dei bombardamenti.
Fra questi vi è anche il regista lituano Mantas Kvedaravicius, documentarista lituano che ha preso varie volte parte ad alcuni dei più importanti festival europei. Kvedaravicius si trovava a Mariupol, città già al centro di un suo documentario del 2016 (Mariupolis, presentato a Berlino), per documentare in prima persona gli orrori dell’assedio della città.
Il regista stava abbandonando la città a bordo di un auto quando il veicolo è stato colpito da un razzo. Portato in ospedale d’urgenza, Mantas Kvedaravicius è morto poco dopo il ricovero:
“Mantas Kvedaravicius è stato ucciso a Mariupol dove stava documentando le atrocità di guerra delle truppe russe. Era stato premiato per i suoi documentari girati anche a Mariupol e in Cecenia.”
Queste le parole dell’ambasciatrice lituana negli Stati Uniti Audra Plepyte. Alle parole dell’ambasciatrice hanno fatto seguito quelle del Presidente della Lituania, Gitanas Nauseda, che ha così ricordato il regista:
“Abbiamo perso un artista ben noto in Lituania e nel mondo intero che, fino all’ultimo momento, nonostante il pericolo, ha lavorato nell’Ucraina occupata dalla Russia.”
#Lithuanian documentary filmmaker Mantas Kvedaravičius was killed in #Mariupol, where he was documenting war atrocities of Russian troops
He had made awards winning documentaries on Chechnya, Mariupol & other#victims #RIP pic.twitter.com/lARmytwNVv— AudraPlepyte (@AudraPlepyte) April 2, 2022
Regista da sempre abituato a documentare la vita in luoghi toccati dai conflitti, come già fece nel 2011 recandosi in Cecenia per girare Barzakh, premiato alla Berlinale, Mantas Kvedaravicius è stato ricordato anche dal collega russo Vitaly Mansky con parole molto chiare:
“E’ stato assassinato a Mariupol, con una telecamera in mano, in questa guerra del male, contro il mondo intero.”
La morte del regista lituano giunge solo pochi giorni dopo quella del fotoreporter ucraino Maks Levin, anch’egli ucciso nel tentativo di raccontare e far conoscere al mondo intero quanto sta avvenendo in Ucraina con immagini a cui molti si ostinano ancora a non credere.









