Max von Sydow è ricordato da tutti come uno dei volti più emblematici della storia del cinema, una vera e propria icona vivente che ci ha lasciato l’8 marzo di quest’anno, circa un mese prima di compiere 91 anni.
Da tutti ricordato come l’attore che nel celeberrimo film di Ingmar Bergman Il settimo sigillo interpretò il cavaliere Antonius Block che sfidò la morte a giocare a scacchi, Max von Sydow è stato per moltissimi anni considerato come uno dei più importanti rappresentanti del cinema d’introspezione di cui Bergman si faceva promotore. Ma ascrivere la carriera di von Sydow soltanto all’esperienza significativa con il regista svedese è, se non riduttivo, ingiusto dal momento che l’attore, in più di 70 anni di carriera, ha preso parte a più di 100 film ed ha lavorato con i più importanti registi della storia del cinema.
«Qualcosa di simile a un attore consumato, con una dedizione all’arte che ho incontrato in pochissime altre persone in tutta la mia vita.»
Queste le parole di Martin Scorsese che ebbe l’occasione di dirigere l’attore in Shutter Island. Scorsese non fu però l’unico dei grandi nomi del cinema americano ad impiegare Max von Sydow nei propri film. Sydney Pollack, Woody Allen, Steven Spielberg sono solo alcuni fra i più noti registi che hanno avuto l’opportunità di poter lavorare con l’attore svedese.
Da Il settimo Sigillo fino a Star Wars, da L’esorcista fino a Il trono di Spade. Una carriera come quella di Max von Sydow può essere paragonata a quella di pochissimi altri attori.
Affrontare 70 anni di carriera con tutto il peso di essere un’icona di un tipo di cinema “intellettuale” e contemplativo non deve essere stato facile specie se si va a pensare che pochissimi sono i film in cui von Sydow interpretò ruoli da protagonista dopo l’esperienza con Ingmar Bergman.
Max von Sydow entrò però a far parte di quella schiera di attori non-protagonisti che, con la loro presenza, erano in grado di dare un valore aggiunto al film grazie a prestazioni di uno spessore e di una intensità rare.
In quest’articolo andremo a ripercorrere la sua lunga carriera attraverso 10 interpretazioni senza la pretesa di stabilire se esse siano le sue migliori, bensì con l’obiettivo di ricostruire, tramite queste, la straordinaria carriera di uno dei più importanti volti della storia del cinema.
10) La Notte del Piacere (1951) di Alf Sjoberg
Alf Sjoberg è stato il precursore di Ingmar Bergman, nonché uno fra i primi registi svedesi a ricevere successo internazionale.
Nel film, che vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes ex aequo con Miracolo a Milano di Vittorio De Sica, compare un ventiduenne Max von Sydow, allora attore teatrale, in un ruolo secondario.
Nonostante il poco spazio riservato all’attore è quanto di più opportuno, per ripercorrere la carriera dell’attore, segnalare la sua presenza in questo splendido film tratto da un dramma di Johan August Strindberg.
9) Il Settimo Sigillo (1957) di Ingmar Bergman
Il Settimo Sigillo è, senza alcun dubbio, fra i migliori film della storia del cinema. Alcune scene più rappresentative della settima arte provengono proprio da questo capolavoro in cui Ingmar Bergman riflette su temi metafisici come il rapporto fra uomo e Dio, fra Fede e Religione e, in ultima analisi, sul senso della vita.
Per un film di questo calibro è però ingiusto ricordare solo ed esclusivamente il regista e tralasciare le interpretazioni degli attori.
Max von Sydow, come già accennato, nasce come attore teatrale, e, nel suo primo ruolo da protagonista sul grande schermo, mette in mostra tutta la sua formazione brechtiana, caratterizzata da un “distacco” dal personaggio portato in scena, donando al mondo del cinema un’interpretazione memorabile.
Magnetismo e presenza scenica statuaria, sguardo glaciale e volto scavato da un’angoscia senza fondo capace di non essere però fisso e immobile, bensì di assumere contorni malinconici o esasperati, sicuri o beffardi: queste le caratteristiche che rendono il cavaliere Antonius Block un personaggio ancora oggi iconico.
Il ruolo interpretato ne Il settimo sigillo ha reso, in giovane età, Max von Sydow una sorta di icona vivente e forse non è del tutto errato affermare che un ruolo del genere possa aver pregiudicato la sua carriera nei film di consumo a cui prese parte dopo il “divorzio” da Ingmar Bergman.
Max von Sydow aveva solo 28 anni quando interpretò uno dei personaggi più emblematici della storia della settima arte e, tutt’ora, è davvero difficile trovare in circolazione attori anche anziani con una maturità minimamente paragonabile a quella che dimostra l’attore svedese nel film di Bergman.
Il Settimo Sigillo fu l’inizio del successo di Ingmar Bergman presso il pubblico europeo ed è tutt’ora un film studiato, riproposto, e ri-analizzato nelle scuole; pensare che l’attore protagonista di un film che risulta quasi eterno è venuto a mancare 73 anni dopo la sua uscita fa quasi rabbrividire.
8) La più grande storia mai raccontata (1966) di George Stevens
Nella prima apparizione nel mondo del cinema americano Max von Sydow si trovò ad interpretare niente poco di meno che Gesù Cristo in una delle prime trasposizioni cinematografiche del Nuovo Testamento. Se si può imputare al film di George Stevens una certa superficialità ed una ruffianeria di fondo che ne pregiudicano la qualità, non si può non applaudire alla prova di Max von Sydow che riesce a dare al personaggio di Gesù un realismo che nessun altro attore che si sia trovato ad interpretare un ruolo così complesso è mai riuscito a dare.
7) L’ora del lupo (1968) di Ingmar Bergman
L’ora del lupo è uno dei film più sottovalutati di Ingmar Bergman, ma è probabilmente uno dei film più innovativi che il regista svedese sia mai riuscito a proporre sul grande schermo.
Il film è uno dei primi esempi di thriller psicologico (nel senso più genuino della definizione) della storia del cinema ed è fra i primi film ad analizzare con profondità e accuratezza il tema del rapporto fra realtà ed immaginazione.
Mai quanto nel caso di questo film è opportuno sottolineare l’immenso lavoro compiuto sul personaggio del pittore Johan da Max von Sydow.
L’ora del lupo è un film che riesce a non fallire e a realizzare i suoi ambiziosi presupposti di partenza prevalentemente grazie ad una prova insuperabile di Max von Sydow. Il suo volto rappresenta alla perfezione il tormento e lo straniamento causato dal non essere più in grado di distinguere la realtà empirica dalla costruzione mentale e l’ingombrante presenza scenica che ha da sempre contraddistinto l’attore viene qui sfruttata alla perfezione per restituire allo spettatore un senso d’inquietudine e di angoscia senza precedenti. Probabilmente la miglior prova prestata dall’attore per Ingmar Bergman.
6) L’esorcista (1973) di William Friedkin
Dopo aver interrotto il rapporto lavorativo con Ingmar Bergman per cause che non sono mai state rese note Max von Sydow decise di dare una svolta alla propria carriera e di aprirsi al cinema di “consumo”.
Nella scelta dell’attore svedese emerse una volontà di dar prova della propria abilità da attore anche in film più commerciali e di scrollarsi di dosso la pesante immagine di “attore sacro” che aveva accompagnato i suoi primi anni di carriera, nonché quella di attore feticcio di uno dei più importanti registi di quegli anni.
L’ironia del destino volle però che proprio grazie al ruolo di un ecclesiastico, il Padre esorcista Lankester Merrin, Max von Sydow si trovò ad interpretare, di nuovo, uno dei personaggi più iconici della storia del cinema. E’ proprio Max von Sydow il personaggio che non solo dà nome al film, ma è anche presente nella scena più emblematica di esso, ricordata ancora oggi come fra le più inquietanti di sempre.
Sono note le varie leggende metropolitane circa la produzione de L’esorcista ed una di queste è inerente alla scomparsa di persone legate direttamente alla lavorazione del film. Max von Sydow fu coinvolto in questa storia dal momento che perse il fratello, di 20 anni più vecchio di lui, durante le riprese. Il lutto che si trovò ad affrontare l’attore rese, però, ancora più realistica e ancora più efficace la sua interpretazione nei panni dell’esorcista.
5) I tre giorni del Condor (1975) di Sydney Pollack
Ne I tre giorni del Condor Max von Sydow torna a mettersi alla prova nel cinema di consumo portando con sè tutto il bagaglio culturale e l’esperienza accumulata in anni di lavoro con Ingmar Bergman. Il killer “intellettuale” Joubert, interpretato da Max von Sydow, è il personaggio che si ricorda di più a distanza di 40 anni del capolavoro di Pollack.
Memorabile è il monologo tenuto dall’attore circa la “pacificità” del lavoro del sicario, ciliegina sulla torta di un meraviglioso film che deve molta della sua fortuna grazie alle superbe interpretazioni di tutti gli attori coinvolti, Max von Sydow in primis.
4) Gran bollito (1977) di Mauro Bolognini
Trattando la longeva carriera di Max von Sydow è opportuno ricordare anche le sue incursioni nel cinema italiano, avvenute a più riprese nel corso degli anni.
Fra il 1976 e il 1977 l’attore prese parte a ben 4 film prodotti nella nostra penisola: Cuore di cane di Alberto Lattuada, Cadaveri eccellenti di Francesco Rosi, Il deserto dei Tartari di Valerio Zurlini e Gran Bollito di Mauro Bolognini.
E’ interessante ricordare proprio quest’ultimo film in cui il nostro si trova a dover interpretare (in un cast totalmente insolito che vede, tra gli altri, Renato Pozzetto) una doppia parte, una maschile ed una femminile.
Gran bollito è un film che ha diviso nettamente la critica, come tutti i film di Bolognini, ma che vale una visione anche solo per vedere colui che giocava a scacchi con la morte nei panni di una donna trasformata in saponetta e per avere la dimostrazione che Max von Sydow era un attore in grado anche di non prendersi troppo sul serio e di mostrare una poliedricità invidiabile.
3) Pelle alla conquista del mondo (1987) di Bille August
Pelle alla conquista del mondo è un film che venne molto apprezzato dalla critica tant’è che vinse la Palma d’Oro al Festival di Cannes e l’Oscar al miglior film straniero.
Per l’ineccepibile qualità e caratura della propria interpretazione Max von Sydow ricevette la prima nomination della sua carriera agli Oscar del 1989 come Miglior attore protagonista. Sfortuna volle che quell’anno a vincere fu Dustin Hoffman per la splendida prova in Rain Man – L’uomo della pioggia, ma il personaggio malinconico e rassegnato di Lasse interpretato da Max von Sydow merita di essere ricordato più spesso quando si parla di grandi prove attoriali affianco ad attori-bambini.
2) Molto forte, incredibilmente vicino (2011) di Stephen Daldry
Molto forte, incredibilmente vicino rientra nei casi di cui si è accennato ad inizio articolo. Il film con Tom Hanks, tratto dal romanzo omonimo di Jonathan Safran Foer, è un prodotto non riuscito alla perfezione, salvato però dalla prestazione di Max von Sydow che sfoggia, a 82 anni, un’interpretazione che dimostra un’eterna giovinezza, caratterizzata dalla solita classe, eleganza e statura che ha da sempre contraddistinto il suo modo di fare cinema.
La prova dell’attore svedese alle prese con un personaggio che non apre bocca per tutto il film, così ossimorico dai ruoli interpretati ad inizio carriera, così complesso da rappresentare in ogni sfumatura emotiva, comico e drammatico allo stesso tempo, doveva almeno essere premiata con un Oscar, un Oscar che avrebbe coronato certo una splendida carriera, ma non imprescindibile per valutarla come tale.
La statuetta per il miglior attore non protagonista nel 2012, ironia del destino, andò al coetaneo Christopher Plummer, per un ruolo non così diverso da quello interpretato da Max von Sydow nel film di Stephen Daldry, ma l’interpretazione dell’alienato “Inquilino” rientra di diritto fra le migliori del decennio appena conclusosi.
1) Il Trono di Spade (2016)
Chiudiamo la trattazione della lunghissima carriera di Max von Sydow con l’interpretazione del Corvo a tre occhi nella serie più acclamata degli ultimi anni, Il Trono di Spade.
A quasi 90 anni Max von Sydow si lancia nel mondo delle grandi serie televisive, antipodi del cinema con cui aveva iniziato la carriera. Dal “fantasy” filosofico al fantasy di massa, ma con la stessa intensità e con la stessa capacità di bucare lo schermo, grande o piccolo che sia, di quando a 28 anni giocava a scacchi con la morte.
Per l’interpretazione del Corvo a tre occhi ricevette una candidatura agli Emmy Awards, ma appare superfluo sottolineare come, probabilmente, nessun premio avrebbe mai reso gloria ad un attore del calibro di Max von Sydow che ha comunque vinto il premio più ambito da ogni persona, quello della memoria. Chissà quante generazioni si susseguiranno prima che il volto di Max von Sydow nei panni del cavaliere Antonius Block inizierà a cadere nell’oblio. Fino a quel momento, che probabilmente non avverrà mai, potremo dire che Max von Sydow ha vinto la partita a scacchi con la morte ed è diventato immortale.
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