Matthew Lewis: “E’ doloroso riconoscersi ancora in Neville Paciock”

Matthew Lewis, attore noto al grande pubblico per aver interpretato Neville Paciock nella serie cinematografica di Harry Potter, si è raccontato in un’intervista a Metro. In particolare l’attore ha parlato della sua esperienza nei film tratti dai libri di J.K. Rowling.
Matthew Lewis ha affermato di essere rimasto in contatto con Alfred Enoch, attore che in Harry Potter vestiva i panni di Dean Thomas.
L’attore, grande fan de Il signore degli anelli, ha inoltre annunciato che gli sarebbe sempre piaciuto interpretare Boromir nella saga cinematografica.

Matthew Lewis ha poi parlato delle trasformazioni fisiche che il personaggio da lui interpretato in Harry Potter ha dovuto subire nel corso degli anni:

Successe quando tornai dalla pausa tra il secondo e il terzo film. Ci fu un’interruzione leggermente più lunga del solito poiché avevano deciso per un’uscita del film estiva piuttosto che invernale, e quando tornai sul set ero molto più alto di tutti gli altri e, suppongo, anche più magro rispetto a prima.
Il produttore David Heyman mi rassicurò dicendomi che non avevano mai preso in considerazione la possibilità di cambiare attore, ma bisognava pur fare qualcosa.
Quindi provarono a riempirmi le guance di batuffoli di cotone, che era disgustoso, e poi tagliarono dei pezzi di spugna presi dal reparto addetto alle creature magiche.
Avevo poi delle scarpe di due taglie più grandi, della plastica applicata dietro le orecchie per renderle a sventola e anche dei denti finti.”

Primo piano di Matthew Lewis
Matthew Lewis

Matthew Lewis, la settimana scorsa, intervistato dal New York Times aveva affermato di non riuscire a rivedere i film di Harry Potter, per la sua eccessiva somiglianza, nella realtà, al personaggio di Neville Paciock:

“Trovo molto difficile quando nel personaggio comincia a trasparire troppo di me stesso. Trovo più facile quando posso interpretare qualcuno di completamente diverso, come un poliziotto a Londra o un ricco.
A volte è doloroso rendersi conto di quanto di me ci sia in Neville. Quando mi guardo mi ritrovo a pensare: “Quello non è Neville, sei tu”.

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