Mark Wahlberg: il razzismo, la prigione, la rinascita

La redenzione è, per definizione, acquisizione di uno stato di libertà fisica o morale attraverso la liberazione da colpe e motivi d’infelicità.

Questo è il significato del termine, liberato dall’accezione salvifica che la religione gli ha dato.

Oggi, nella maniera più laica possibile, parliamo della storia di Mark Wahlberg, una storia, manco a dirlo, proprio di redenzione. O meglio, se ne parlerà, ma più avanti, perché questa storia merita di essere raccontata offrendo due differenti punti di vista.

Le origini

Dorchester, Boston, 5 giugno 1971. Nei primi sussulti di tepore estivo Donald Edward Wahlberg, tassista di origini svedesi e franco-canadesi reduce della guerra di Corea, e Alma Elaine Donnelly, un’infermiera, danno alla luce Mark Wahlberg, ultimo di ben nove figli.

I genitori divorziano quando il piccolo Mark ha solo undici anni e da lì le cose andranno di male in peggio. Andranno peggio soprattutto quando inizierà a crescere, quando non esisteranno più alibi, quando dovrà fare i conti con le conseguenze delle proprie azioni.

I crimini

Ebbene Mark non ci mette molto a mettersi nei guai, guai seri. Già nei primi anni Ottanta lascia la scuola e inizia a dare del tu alla strada, nella quale si macchia di alcuni reati a sfondo razziale: perlopiù tentativi di furto o inseguimenti nei confronti di persone di differenti etnie.

Nello specifico, all’età di quindici anni ed insieme ad alcuni amici, viene accusato di aver rincorso tre bambini neri, lanciandogli pietre e urlando frasi che poco si prestano ad essere qui riportate. Sono numerose le aggressioni a sfondo razziale o comunque motivate da xenofobia, che assumono le sembianze di scontri tra bande metropolitane. Sempre a quel periodo fa riferimento l’accusa di aver radunato su di una spiaggia alcuni uomini bianchi, allo scopo di unirsi agli insulti razziali.

A ciò si aggiunge lo spaccio, ed il consumo, di droga. Il culmine di questi atti deprecabili coincide con una violenta aggressione ad un vietnamita al quale stava cercando di rubare una cassa di birra. Tale azione gli costa così quarantacinque giorni di prigione nel penitenziario di Deer Island. Ufficialmente la motivazione addotta da Wahlberg sarà lo stato di ebbrezza.

La rinascita

Mark Wahlberg, a soli sedici anni, ha probabilmente toccato il fondo. È però una storia di redenzione, da quel fondo allora non può far altro che risalire.

Come prima cosa chiederà perdono alle vittime dei suoi crimini, ricevendo però risposte contrastanti: mentre il vietnamita attaccato accetta l’ammenda dell’attore, Kristyn Atwood, uno dei ragazzi di prima superiore aggrediti da lui sulla spiaggia, afferma che chi è razzista lo è per sempre, e che quindi Mark non merita il perdono.

La carriera musicale

Tornato in libertà fa ciò che spesso non riesce a chi è in difficoltà: ovvero chiedere aiuto. Lo chiede a suo fratello, Donnie Wahlberg che, anni prima, è entrato a far parte della boy band New Kids on the Block. 

Il fratello vuole inserirlo nel gruppo ma c’è un problema, anzi due: Mark non ha talento canoro e, oltretutto, la sua immagine di cattivo ragazzo poco si confà a quella del gruppo, ragazzi con visi puliti e testi romantici.

Mark ha però una gran bella presenza e discrete doti da ballerino, così, con lo pseudonimo di Marky Mark, si esibisce durante le performance dei New Kids on the Block.

Il ragazzo piace, catalizza l’attenzione e la fama di “bad boy” contribuisce ulteriormente. Non passa quindi molto prima che alcuni produttori decidano di puntare su di lui, affidandogli un gruppo tutto suo: Marky Mark and the Funky Bunch.

La fama mondiale arriva nel giro di pochissimo: da una parte grazie al disco Music for the People, il cui singolo Good Vibrations raggiunge la posizione numero uno nella prestigiosissima classifica Billboard top 100. 

Il successo mondiale

Il secondo motivo è ancor più rilevante: Calvin Klein è sul punto di lanciare la campagna pubblicitaria underwear e il suo profilo, inserito da people nella lista dei 50 uomini più belli al mondo, viene individuato come perfetto per tale campagna. Ad affiancarlo ci sarà niente meno che Kate Moss. Il resto lo farà Herb Ritts che con i suoi scatti li consegnerà ad ogni angolo o spazio pubblicitario libero sulla faccia della terra o quasi.

A tal proposito, a rendere i suoi spettacoli ancor più allettanti per le fan è lo spogliarello finale: Mark finisce infatti spesso i concerti in mutande.

A questo punto Mark è una star e, in quanto tale, ci sono grandi aspettative circa la sua carriera: verranno disattese nel successivo album, un fallimento.

Mark però, anche in un percorso come quello descritto fino ad ora, che potrebbe farlo sembrare fortunato, dimostra di non aver paura dei grandi cambiamenti. Non ne avrà nemmeno questa volta.

La carriera da attore

Sebbene nel 1993 il film televisivo Il Sostituto lo aveva aiutato a capire che la sua carriera da attore avrebbe potuto avere risvolti positivi, la data di riferimento è il 1994 quando Penny Marshall lo vuole al fianco di Danny De Vito in Renaissance Man.

Decide così di abbandonare il nome Marky Mark per tornare semplicemente se stesso, Mark Wahlberg.

Anche nel mondo del cinema viene presto sfruttata la sua immagine di cattivo ragazzo: dimostrazione di ciò è Ritorno dal Nulla, dove insieme a Leonardo Di Caprio e con la regia di Scott Kalvert, mette in scena un film davvero toccante.

Il sostegno della fede

Un percorso simile non può non essere figlio di una grandissima forza di volontà perché spesso, chi finisce nella spirale della violenza e della droga, fatica non poco ad uscirne.

Stando alle sue parole non è però tutto merito suo, e qui ci tengo a precisare che la laicità con la quale ho introdotto la storia ometteva l’aspetto religioso che Mark stesso tiene a ricordare:

“Molta gente ha una crisi, va in carcere e trova Dio, e quando non ne ha più bisogno si dimentica di Lui. Io passo invece gran parte della mia giornata rendendo grazie a Dio per tutte le benedizioni che mi ha concesso”

La fede è diventato un sostegno costante per la sua carriera, strumento di conforto nei momenti difficili, infatti:

“Se è necessario interrompo le riprese, ma vado sempre a Messa. È molto più importante del lavoro”

Tutto ciò ha avuto anche risvolti pratici davvero positivi, come la The Mark Wahlberg Youth Foundation la quale, a detta dello stesso attore:

“Vuole aiutare i giovani perché non percorrano la strada che ho percorso io durante la mia giovinezza”.

https://www.youtube.com/watch?v=xKmgw6WAWOg

Conclusione

Oggi Mark, attribuendo costruttivamente e senza alcun vittimismo parte della colpa degli errori giovanili all’assenza dei propri genitori, ad ogni nuovo lavoro si assicura di avere il tempo sufficiente da passare con la propria famiglia, perché i suoi figli siano nelle condizioni di evitare i suoi stessi errori.

Insomma, lungi dal minimizzare quanto fatto dall’attore in giovane età, vedere la persona che Mark Wahlberg è diventata, offre se non altro una chiave di lettura un po’ meno severa nei suoi confronti.

Seguiteci su Ciakclub.

Facebook
Twitter