Le nostre anime di notte: recensione del film Netflix con Robert Redford e Jane Fonda

I due grandi attori Robert Redford e Jane Fonda tornano a lavorare insieme nel film Netflix Le nostre anime di notte, adattamento del romanzo di Kent Haruf.

Le due star americane Robert Redford e Jane Fonda tornano davanti alla macchina da presa a cinquant’anni di distanza da A piedi nudi nel parco (Gene Saks) per recitare di nuovo insieme nel film Le nostre anime di notte, la loro nuova collaborazione.
Il film è disponibile sulla piattaforma di Netflix a partire dal 29 settembre scorso, dopo essere stato presentato fuori concorso alla 74esima edizione della Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, dove le due star hanno ricevuto il Leone d’oro alla carriera.

Le nostre anime di notte 2

Il regista indiano Ritesh Batra (Lunchbox, L’altra metà della storia) realizza l’adattamento cinematografico dell’omonimo romanzo di successo di Kent Haruf e racconta la storia di Addie Moore (Jane Fonda) e del suo vicino di casa Louis Waters (Robert Redford), entrambi vedovi da diversi anni. Una sera Addie fa visita a Louis per proporgli qualcosa di insolito e inaspettato: trascorrere insieme le notti, dormendo vicini e facendosi compagnia, in modo da poter superare la solitudine cui sono condannati da anni e che diventa ancor più pesante e insopportabile durante la notte. Sia Addie che Louis infatti vivono da soli, ognuno nella propria enorme casa a due piani, mentre i rispettivi figli conducono le proprie vite lontani ormai da diverso tempo. Inizialmente Louis reagisce con stupore e disorientamento, ma alla fine accetta la proposta, così i due cominciano a dormire insieme e a colmare pian piano gli spazi vuoti delle proprie vite.

Nel buio delle notti trascorse l’uno vicino all’altra, emergono sincere confessioni e rivelazioni sul passato e su episodi di decine di anni prima, sepolti per lungo tempo, ma pronti a ritornare alla mente, densi di sofferenza. Con delicatezza il regista mostra l’instaurarsi del rapporto tra i due anziani che, superata subito la timida discrezione iniziale, si scambiano ogni notte intime e tenere confidenze e confessioni mosse da una curiosità reciproca.
Ritesh Batra trasferisce sullo schermo la scrittura pulita e naturale di Kent Haruf traducendola in una regia semplice, senza fronzoli né eccessi, che avrebbe potuto osare di più, ma comunque rimane fedele al testo oltre che capace di trasmettere la genuinità dei due protagonisti.

Le nostre anime di notte 3

Nella sua voluta semplicità Le nostre anime di notte segue un ritmo tranquillo, senza particolari colpi di scena, che rischia di trasformarsi in lentezza. Quella di Batra resta una regia essenziale, come la scrittura di Haruf, che con semplicità e delicatezza narra una storia sulla solitudine e sulla vecchiaia, ma anche sul peso dei ricordi e sulle nostalgie e i rimpianti che emergono quando si ha la consapevolezza che la vita sta per giungere al termine.

Il film deve buona parte della sua riuscita ai due grandi attori, Robert Redford e Jane Fonda, e lascia però lo spettatore con il sospetto che non sarebbe stato così riuscito se a recitarvi ci fossero stati due anonimi attori e non due grandi star del cinema americano. D’altronde sia Redford che Fonda riescono a dominare la scena solo con un movimento del sopracciglio o con un minimo gesto della mano e dimostrano ancora una una volta di lavorare in piena sintonia davanti alla macchina da presa e di essere impeccabili nell’interpretare l’umanità e la spontanea e dignitosa tenerezza tra i due anziani.

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