La vita davanti a sé: non basta una Sophia Loren senza tempo

1978, Moshé Mizrahi vince il premio Oscar come miglior film straniero dirigendo Simone Signoret in La vita davanti a sé, adattamento del romanzo omonimo di Romain Gary. Sophia Loren invece è la protagonista femminile di Fatto di sangue fra due uomini per causa di una vedova. Si sospettano moventi politici della pluripremiata Lina Wertmuller.

42 anni più tardi e dopo ben 10 anni di inattività, la diva torna a recitare proprio una rivisitazione in chiave moderna del film La vita davanti a sé, diretta dal figlio Edoardo Ponti, autore anche del soggetto e della sceneggiatura insieme a Ugo Chiti.

Vediamo insieme la trama della pellicola distribuita sulla piattaforma Netflix.

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Trama

Sofia Loren è Madame Rosa, un’ex prostituta di origine ebrea sopravvissuta all’olocausto che si occupa di curare i figli delle amiche quando sono al lavoro. Ai due che già possiede si aggiunge un terzo, Momo, affidatogli dal suo amico di lunga data, il dottor Coen. Momo è un bimbo di 12 anni, originario del Senegal, al quale è mancata la madre. Il carattere di Momo porta spesso la vecchia e stanca Madame Rosa a perdere le staffe. La convivenza tra i due diventerà però sempre meno forzata e instaureranno un rapporto che andrà ben oltre le complicazioni di salute dell’anziana signora.

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Il film

La vita davanti a sé scorre veloce, spesso troppo, e invita lo spettatore ad una visione bambinesca di tematiche forti. Non ci sono gli sproloqui né i giri di parole degli adulti, tutti sono schietti, senza peli sulla lingua, proprio come i bambini. Momo ha un linguaggio tagliente, privo del rispetto che la vita non ha avuto nei suoi confronti. Questo rende il film tristemente vero, senza filtri né edulcorazioni.

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La Loren

In tanti hanno acclamato la prestazione della diva al punto da volere una candidatura a quello che sarebbe il terzo premio Oscar di una onoratissima carriera che l’ha resa l’attrice italiana più famosa nel mondo.

Siamo sinceri, gli 86 anni si fanno sentire, ma la classe resta intatta.

Una parte ritagliata su misura per lei, una donna carismatica e napoletana, la aiutano laddove l’età, inevitabilmente, qualcosa ha portato via.

La sceneggiatura, che a parte la schiettezza di cui parlavamo, risulta carente e piatta, non l’aiuta, ma ci mette del suo ed è, a tutti gli effetti, la Sophia Loren di sempre.

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Gli aspetti negativi

Nemmeno la Loren però può salvare un film che fa letteralmente acqua da tutte le parti. Se abbiamo lodato l’attrice e abbiamo salvato qualche aspetto in precedenza, è bene essere realisti nell’affermare che ci sono evidenti problemi strutturali che rendono il film poco riuscito.

Il percorso emotivo dei personaggi è ben chiaro e strutturato ma non accompagnato da azioni o climax che lo giustifichino. Momo è in balia di due mondi, quello della malavita e quello di onesto cittadino. Per la più parte del film viene mostrato come egli non disdegni affatto il primo, a discapito del secondo che invece considera estremamente noioso nonchè poco remunerativo. E se allo spettatore è perlopiù evidente che anche solo la bassezza morale di assoldare un bambino per vendere droga sia motivo sufficiente per propendere verso il mondo di onesto cittadino, manca ciò che per Momo può essere un deterrente sufficiente a percorrere tale strada.

In sostanza, vista con gli occhi del piccolo protagonista, è preferibile lavorare non retribuito ad un tappeto che guadagnare facilmente potendosi permettere l’ultimo modello di bicicletta.

I personaggi secondari poi sono poco più che macchiette che adempiono alla loro funzione senza conferire nulla di più dello stretto necessario alla storia.

L’impressione è che, di tutte le importanti tematiche sociali che avrebbero potuto essere sviscerate, si sia grattata solo la superficie, senza approfondirle, rendendo oltretutto fin troppo evidente la funzione didascalica.

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Conclusione

Insomma, siamo grati a Sofia di essere tornata sul set e aver dato prova, qualora ce ne fosse bisogno stato bisogno (e non ce n’era), delle proprie capacità. Il problema è che il film non era minimamente all’altezza, lasciandomi pensare che sarà più semplice ricordarlo come L’ultimo film della Loren (per ora ovviamente).

E se è vero che gli amici si scelgono mentre i parenti no, beh, la prossima volta speriamo la diriga un amico.

E voi? cosa ne pensate de La vita davanti a sé?

Fatecelo sapere nei commenti e venite a trovarci su Ciakclub.

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