John Cassavetes: 5 film per riscoprire il padre della Nuova Hollywood

John Cassavetes è probabilmente uno dei registi più influenti e innovativi della storia della settima arte.
Padre del cinema indipendente e di un modo di concepire la messa in scena cinematografica come un qualcosa che uscisse fuori da rigide finzioni e da limitanti e dogmatici schemi precostituiti, il regista americano di origine greca è stato uno dei pionieri di quel nuovo cinema statunitense che esplose a cavallo degli anni ’60 e ’70 e che prese il nome di Nuova Hollywood.

La radicalità del suo stile, genuino e realistico, fondato principalmente sull’improvvisazione degli attori, gli fece guadagnare fin da subito una fama che lo portò però a dover accettare molti compromessi per poter portare avanti la sua personale e innovativa idea di cinema.
La carriera di John Cassavetes attore lo vedrà partecipare a svariati film che gli saranno necessari per ottenere soldi sufficienti per produrre in totale autonomia i suoi lavori da regista. Da attore otterrà forse il maggior successo agli occhi del grande pubblico. Celebri sono infatti i suoi ruoli da co-protagonista in film come Quella sporca dozzina e Rosemary’s Baby.

Padre del cinema sperimentale e continuo sperimentatore, la vicenda umana e registica di John Cassavetes avrà molti epigoni, a cominciare da registi della Nuova Hollywood come Martin Scorsese, Francis Ford Coppola e Robert Altman, che nei loro film pagheranno un debito enorme verso il modo di girare e di concepire il cinema del regista di origine greca.
In questo articolo andiamo quindi a consigliarvi cinque film di John Cassavetes, film che hanno influenzato generazioni di registi e che riescono, ancora oggi, ad affascinare.

Ombre (1958)

I protagonisti di Ombre mentre discutonoIl film di esordio di John Cassavetes anticipa di netto tematiche che troveranno compiutezza nel cinema americano degli anni ’60 e ’70.
Ombre è una rappresentazione viva e pulsante della beat generation. Dando enorme importanza alla musica, non solo collante, ma anche protagonista del film, Cassavetes trasporta lo spettatore nella New York notturna di fine anni ’50. Una New York interraziale in cui l’integrazione fra bianchi e neri è ancora un tabù e in cui i giovani cercano disperatamente di uscire da una stagnazione culturale e sociale che li porta a un profondo disagio esistenziale.

Girato interamente con una camera a mano in 16 mm, Ombre è uno dei film più importanti della storia del cinema americano. Importante non solo per il coraggio che John Cassavetes ha avuto di trattare tematiche intrattabili negli anni ’50 con un realismo privo di ogni vezzo e di ogni moralismo, ma anche per l’impianto quasi totalmente improvvisato che hanno dato gli attori coinvolti alle loro prove.

Una moglie (1975)

Gena Rowlands urla in Una mogliePer la sua compagna di vita, la superba Gena Rowlands, Cassavetes scrive uno dei personaggi femminili più complessi e memorabili della storia del cinema.
Dramma famigliare, sociale e psicologico, Una moglie seziona con precisione chirurgica tutte le tensioni che portano una madre di famiglia alla nevrosi.
Le dinamiche interne a una famiglia italo-americana della “nuova borghesia” vengono messe a nudo da uno sguardo che descrive senza mai giudicare.

La ricerca costante d’amore e il bisogno di punti saldi in un mondo che sembra offrire solo illusioni mascherate da abitudini si stampano sul volto di una Gena Rowlands in una delle più intense e complesse prove attoriali della storia del cinema.
A coadiuvarla c’è anche un magistrale Peter Falk in quello che è, senza ombra di dubbio, il suo miglior ruolo in un film per il grande schermo.
Un capolavoro senza tempo, struggente, realistico pur componendosi di eccessi e, forse, ancora attuale.

L’assassinio di un allibratore cinese (1976)

Ben Gazzara nei panni di Cosmo Vitelli in un night club con un drinkNel periodo di maggior fertilità creativa della sua carriera John Cassavetes si concede, o anzi, concede al pubblico, questo noir dai toni dimessi e rarefatti.
Ben Gazzara si annulla nei panni di Cosmo Vitelli, un proprietario di night club che maneggia i soldi come se fossero “solo pezzi di carta” e che si trova costretto, per saldare un debito, a commettere un omicidio.

Sotto a una trama da classico gangster movie si cela una critica tanto feroce quanto incisiva allo sfrenato capitalismo americano.
Ma non solo, il film di Cassavetes vive specularmente in una dimensione spiccatamente metacinematografica (testimonianza evidente la si ha nell’emozionante monologo finale di Ben Gazzara) nonché autobiografica.
Impossibile non intravedere infatti nel personaggio di Cosmo Vitelli John Cassavetes, alla costante ricerca di denaro da investire nella sua idea di cinema, un cinema che si fonda in primo luogo sulla “sympatheia” e sull’annullamento della barriera realtà/finzione.

Togliendo ogni lettura “esterna” alla vicenda narrata del film, L’assassinio di un allibratore cinese si configura come un noir che abbatte ogni cliché e ogni sovrastruttura. Stilisticamente è uno dei film più sperimentali del regista. Cassavetes infatti ricorre spesso e volentieri a ellissi narrative, a luci abbacinanti che confondono le immagini e a improvvisi bagliori pronti a esser dilatati.
Un film forse ostico, ma che proprio per la sua complessità ha suscitato, ed è tuttora in grado di suscitare, ammirazione e fascinazione.

La sera della prima (1977)

John Cassavetes osserva Gena Rowlands sdraiata a terra su un palco in La sera della prima E’ impossibile non riconoscere l’influenza che La sera della prima ha avuto sul cinema americano.
L’attrice teatrale Myrtle Gordon (Gena Rowlands premiata a Berlino), è in preda ai rimorsi per aver involontariamente causato la morte di una sua giovane ammiratrice. Lacerata dai sensi di colpa e dal ricordo di una giovinezza perduta a cui fanno da contraltare un ruolo in uno spettacolo che non riesce a sentire proprio e un rapporto ambiguo con l’ex amante (John Cassavetes), la donna cadrà in una spirale di follia.

Realtà e finzione si alternano e si fondono in un film che assume varie tinte che vanno dal melodramma al thriller psicologico.
Realtà e finzione, scena e non scena: mondi ben distinti, ma entrambi essenziali e necessari per l’attore. E forse non esiste neanche “finzione”. Esiste la performance che nasce, si sviluppa e si consuma nella spontaneità e nell’assenza di rigidi schemi accademici. Ed esiste l’arma che Cassavetes ha sempre adoperato nei suoi film, quella dell’improvvisazione.

Pirandelliano nelle premesse, ma molto più radicale e originale nelle diverse soluzioni che John Cassavetes adotta, La sera della prima esercita ancora oggi un’enorme influenza sul cinema americano.
Omaggiato, più o meno apertamente, da numerosissimi registi fra i quali spiccano David Lynch (si vedano Mulholland Drive e Inland Empire) e Alejandro Iñárritu (impossibile non riscontrare in Birdman diverse affinità con La sera della prima), il film di John Cassavetes è probabilmente la summa della ricerca teorica e cinematografica del regista di origine greca.

Gloria – Una notte d’estate (1980)

Gloria impugna una pistola in Una notte d'estate Chiudiamo la lista con quello che è forse il film più noto e più citato di John Cassavetes, Gloria.
Una Gena Rowlands come al solito superba porta sulle spalle il peso di una sceneggiatura che, nella sua semplicità, ha fatto la storia del cinema.
Gloria, una donna di mezz’età, si trova a dover proteggere un bambino suo vicino di casa che ha perso l’intera famiglia a seguito di una strage compiuta da dei gangster.
Da donna annoiata della vita e cinica Gloria, ex compagna di un malavitoso, si scoprirà madre e farà di tutto per proteggere il bambino.

Leone d’oro a Venezia, il film di John Cassavetes è uno dei più “commerciali” girati dal regista, ma è ancora oggi spunto per numerosi registi per il modo in cui vengono trattati i rapporti con i personaggi e, soprattutto, gli spazi della metropoli.
La fuga senza scampo di Gloria e del bambino permette infatti a Cassavetes di raccontare le strade, i palazzi, gli hotel di una New York sull’orlo degli anni ’80. Una metropoli sempre più affollata in cui i personaggi si muovono senza soluzione di continuità, come intrappolati in un labirinto.

Gloria è un atipico gangster-movie che ha fatto scuola nel suo genere. Impossibile anche solo immaginare alcune delle più significative scene di film come Leòn di Luc Besson senza questo film di John Cassavetes che riesce ancora a emozionare a quarant’anni dalla sua uscita.

John Cassavetes è morto nel 1989, la sua eredità è stata raccolta fin da subito da molti registi e continua ancora oggi a pesare sul cinema americano.
I suoi figli, ricordiamo Nick, Alexandra e Zoe Cassavetes, hanno raccolto le redini del suo lavoro e sono diventati anch’essi registi o attori.
La radicalità e la forza del suo cinema sono ancora oggi fonte d’ispirazione per molti registi che, nell’approcciarsi al cinema, non possono non fare i conti con la sua lezione.

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