Javier Bardem: 6 film che hanno definito la sua carriera

Javier Bardem è, insieme a pochissimi altri (Antonio Banderas e la moglie Penélope Cruz), uno degli attori spagnoli più conosciuti a livello internazionale. Con la sua faccia, strana tanto quanto fotogenica, e la sua bravura è riuscito a costruirsi una carriera diversificata e intensa.

Nato in una famiglia legata al mondo cinematografico, Javier Bardem si è saputo costruire un percorso ad hoc nella cinematografia iberica dapprima, e americana poi. Dagli esordi iberici degli anni ’90 fino alle recenti grandi produzioni hollywoodiane, Bardem ha dimostrato tutta la sua abilità recitativa versatile.

La stagione spagnola gli ha regalato ruoli più legati alla corporeità e alla sua figura machista (spesso anche messa in crisi o “ribaltata” in personaggi omosessuali). Una stagione che ha posto le basi per la futura carriera internazionale. Ed in questo periodo che si spinge in ruoli esplicitamente più “mentali”, atteggiamento che ha riportato anche nella caratterizzazione del cattivo-che-ha-qualcosa-in-più-da-dire.

Javier Bardem

Javier Bardem si è sempre mosso, dunque, in una zona che va dai B-movies ai film per il grande pubblico, dal blockbuster al film d’autore. Un eclettismo fluido e talmente strabiliante che l’ha, infatti, portato ad ottenere riconoscimenti di tutti i tipi. Si contano infatti: un Oscar, un Golden Globe, un BAFTA, due Coppe Volpi, un prix d’interprétation masculine a Cannes e ben 6 Premi Goya.

È per mostrare questa profonda versatilità dell’attore spagnolo che abbiamo deciso di proporvi una sorta di “filmografia essenziale di Javier Bardem”. Non sarà, dunque, una classifica delle sue migliori performance, quanto un percorso a tappe nella sua vita attoriale. Quindi se vi aspettate Vicky Cristina Barcelona e Mare dentro, ve lo diciamo subito, non li troverete! Abbiamo pensato, piuttosto, di fare una lista dei 6 film che hanno definito la carriera dell’attore. Pellicole famosissime e alcune meno conosciute, simboli di altrettante tipologie di personaggi interpretati dal camaleonte-Bardem.

1. “Prosciutto prosciutto”, Bigas Luna (1992)

Prosciutto prosciutto

L’inizio della carriera di Javier Bardem avviene tutto in terra spagnola, in particolare con registi del calibro di Bigas Luna e Pedro Almodóvar. Esordisce in un film del primo intitolato Le età di Lulù. Qui interpreta il personaggio secondario Jimmy, un violento che costringe la protagonista ad assistere ad un rapporto omosessuale in cambio di soldi.

È da questo momento che Bardem diventerà l’attore feticcio del cineasta erotico, con cui girerà altre tre pellicole. Una delle più importanti è appunto Prosciutto prosciutto. Nel film, primo girato con la sua futura moglie Penélope Cruz, Bardem interpreta Raul, un modello/magazziniere di uno stabilimento di prosciutti con la passione per la corrida. Per questo suo estro virile, egli viene assoldato per sedurre Silvia/Cruz e separare una coppia di innamorati.

Prosciutto prosciutto fa dei suoi punti nodali la sensualità, la passionalità e la carnalità. E, nello specifico, affida a Bardem il ruolo di esplorazione del machismo e dell’erotismo spagnolo, ad un livello più profondo. Il tutto in un mondo fatto di ipocrisia sessuale, ma anche di romanticismo e relazioni.

Il ruolo di Raul diede inevitabilmente all’attore molta notorietà e rischiò di costringerlo nello stereotipo del sex symbol. La cosa costrinse Bardem a rifiutare numerosi ruoli al fine di dimostrare che poteva essere anche altro.

 

2. “Carne trémula”, Pedro Almodóvar (1997)

Carne trémula

È secondo la prospettiva appena delineata che dobbiamo leggere questo film. Carne trémula rappresenta, infatti, il punto culminante della carriera spagnola e quello di passaggio ad una caratterizzazione più matura da parte di Javier Bardem.

Nella pellicola di Almodóvar l’attore interpreta il ruolo di David, un poliziotto ridotto in sedia a rotelle in seguito ad una sparatoria e costretto pure in una relazione tossica con la moglie, innamorata di un altro. Un rapporto che manifesta tutta la stasi, l’impotenza e la repressione della vita coniugale.

David rappresenta, dunque, la messa in crisi e l’espressione dei ruoli più “sessualizzati” di Bardem. In Carne trémula il sesso c’è, ma non risulta mai volgare o esagerato come poteva esserlo prima. David diventa così il punto culminante di questa immagine di mascolinità onnipotente e imperativa. Un’immagine tenace che si combina alla repressione dell’animalità sessuale e che darà il via alla carriera più matura dell’attore spagnolo.

 

3. “Prima che sia notte”, Julian Schnabel (2000)

Prima che sia notte

Prima che sia notte regala a Javier Bardem il successo internazionale. Nonostante la sua popolarità fervente in Spagna, l’attore era infatti ancora poco noto a livello mondiale. L’occasione gli venne offerta proprio con l’interpretazione del poeta e romanziere cubano Reinaldo Arenas, un ruolo che gli valse anche la Coppa Volpi a Venezia e la candidatura agli Oscar. Per la prima volta ad un attore spagnolo.

E il personaggio di Arenas, poeta omosessuale ostracizzato e perseguitato dal regime castrista, è quello che fa al caso di Bardem. Un ruolo sfumato e complesso, in cui l’attore riesce a minimizzare quella mascolinità forte che l’aveva sempre caratterizzato e che ora si ricopre di nuovi significati. Arenas diventa l’occasione per offrire una performance reale e sentita, la prima, a detta sua, in cui è riuscito davvero ad “abitare il ruolo senza imitarlo”.

E infatti quello di Arenas è un personaggio a cui lo stesso Bardem ha lavorato lungamente e con cura. Ha dovuto, per l’occasione, imparare l’inglese e il dialetto cubano. Ha perso ben 14 chili, è stato a Cuba, entrando in contatto con il compagno del poeta, cercando di ritrovarne e riprendere le movenze e i costumi del defunto poeta. Per non dimenticare il fatto che Bardem divorò davvero qualunque scritto da lui prodotto.

 

4. “Non è un paese per vecchi”, Joel & Ethan Coen (2007)

Non è un paese per vecchi

In seguito al successo di Prima che sia notte, iniziarono a piovere richieste di collaborazione da tutte le parti. Richieste che lo stesso Javier Bardem valutò con molta cura e minuziosità. Tanto che accettò con molta titubanza anche il ruolo di Anton Chigurh in Non è un paese per vecchi, forse davvero il suo più iconico e iconograficamente più riuscito.

Alla richiesta dei fratelli Coen sembra proprio che Bardem abbia risposto: “Ascoltate, sono l’attore sbagliato. Io non guido, parlo male l’inglese e odio la violenza“. Al che la controbattuta puntuale dei due cineasti: “Forse è per questo che ti abbiamo chiamato“.

E sembra proprio che i due fratelli del Minnesota non abbiano sbagliato nemmeno stavolta. Forse per questa lontananza ideologica, Bardem li ha aiutati a dare un carattere inedito e del tutto inaspettato al serial killer-filosofo, assurgendo a vero fulcro dell’intera pellicola. Anche perché, come fa un uomo con taglio a caschetto incutere così tanto timore e terrore, ancora ce lo dobbiamo spiegare… O forse è tutto merito del bravissimo attore (che ha anche ottenuto così il suo meritatissimo Oscar).

 

5. “Biutiful”,  Alejandro González Iñárritu (2010)

Biutiful

Il ruolo di Uxbal è una delle altre performance magistrali della carriera di Javier Bardem. L’attore, infatti, iniziò a lavorare proprio tra la fine degli anni 2010 e il decennio appena trascorso con molti grandi nomi dell’autorialità internazionale. Da Iñárritu a Woody Allen, da Terrence Malick ad Asghar Farhadi.

Biutiful risulta il titolo più emblematico di questa tendenza. Bardem non è più solo un bravo attore a cui affidare ruoli particolari, ma diventa il riferimento su cui scriverli. Il regista messicano ha infatti composto la sceneggiatura tenendo proprio Bardem a mente e il personaggio di Uxbal pare proprio calzargli a pennello. Malato terminale di cancro alla prostata, la sua unica missione è quella di trovare una soluzione alla cura dei figli dopo la sua scomparsa.

Nella sua infinita e predestinata corsa all’oblio e al disfacimento esistenziale, però Uxbal rivela la sua forza interiore. Egli non smette mai di ricercare amore, armonia e bellezza. Sentimenti che trova solamente a fronte della necessaria presenza di orrore e miseria. Un ruolo maturo, complesso e stratificato che trova nel poliedrico Bardem la sua via di sfogo e di creazione stessa.

 

6. “Skyfall”, Sam Mendes (2012)

Skyfall

Dopo l’exploit di Non è un paese per vecchi, Bardem ha iniziato ad essere associato, in particolare dal cinema d’intrattenimento, al ruolo del cattivo”. E se il Salazar del quinto capitolo della saga dei Pirati dei Caraibi non convince appieno, lo stesso non si può dire del villain di Skyfall, Silva.

Mendes voleva creare un cattivo memorabile, molto più di altri nella saga. E pensò direttamente a Bardem, ritenendolo uno che potesse immergersi completamente in un personaggio dal complesso background. Silva infatti è guidato solo da un obiettivo: la vendetta. Ma, lungi dall’essere l’unico “colore” del personaggio, Bardem contribuisce alla sua stratificazione. E sembra, tra le altre cose, che l’attore abbia collaborato attivamente tramite sue idee alla caratterizzazione di questo cattivo.

Tutto riguardo l’impostazione di Silva è impressionante: le stranezze fisiche, i capelli ossigenati, il suo gusto nel vestire e, certamente, la sua effeminatezza. Ancora una volta caratteristiche in sé ridicole che, però, incupiscono il personaggio e lo rendono ancora più terribile, profondo e inaspettato. Non serve ricordare il favoloso monologo sull’isola infestata dai ratti, vero?!

 

Alla luce di ciò, risulta difficile dire quali altri ruoli ci si possa aspettare ancora dal sorprendente Javier Bardem. Ma siamo sicuri che ci sia ancora molto in serbo per il suo pubblico.

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