Fra i vari titoli proposti da Netflix questo mese troviamo anche il capitolo conclusivo di una trilogia destinata a diventare, nel male e nel male, un fenomeno cinematografico mondiale. Stiamo parlando di Cinquanta Sfumature di Rosso, tassello finale della relazione nata fra Anastasia Steele e Christian Grey, storia d’amore concepita da E.L. James dieci anni fa, nell’ormai lontano 2011. E allora addentriamoci in questo mondo di imbarazzanti sceneggiature e recitazioni piuttosto discutibili, ma soprattutto di rappresentazioni sbagliate.
“Io non faccio l’amore. Io *****. Forte”

RIASSUNTONE RAPIDO DELLE PUNTATE PRECEDENTI
Anastasia Steele (Dakota Johnson) è una giovane ragazza di ventuno anni che studia letteratura inglese. Composta, educata, garbata, viene scelta dalla sua coinquilina Kate (Eloise Mumford) per condurre un’intervista a Christian Grey (Jamie Dornan), ventisettenne imprenditore miliardario che fin da principio attira l’attenzione della casta fanciulla. E così, la povera ragazzina che si guadagna da vivere lavorando in una ferramenta, finisce nelle fauci del lupo bello e spietato, che dichiara fin da principio di avere rapporti con le donne solo dopo aver firmato un contratto che sancisca i loro ruoli: lui dominatore, lei sottomessa. Nasce dunque una relazione che oscilla fra alti e bassi, dubbi e ripensamenti. Alla fine, Ana si rende conto di non apprezzare le pratiche da lui richieste e fugge via dal castello incantato. Ma tranquilli, abbiamo il sequel, Cinquanta Sfumature di Nero. I due ormai si sono lasciati, Ana lavora come assistente per una redazione e Christian rimugina sul suo passato tormentato, segnato dalla perdita della madre avvenuta nei primi anni di esistenza. Ed è proprio qui, in questo secondo terribile capitolo, che accade qualcosa di particolare, in grado di peggiorare radicalmente la posizione della trilogia. Il vettore erotico assunto dalla prima pellicola, si unisce in un simpatico intreccio dalle note thriller. La vita di Ana, infatti, risulta in pericolo a causa di un’ex di Christian, completamente manipolata e sottomessa dal giovane imprenditore. A questo si aggiunge anche il temibile Jack Hyde, capo della ragazza, che in una scena indimenticabile tenta di abusare di lei. Nonostante i mille ostacoli, la relazione rimane in piedi. Questo significa, purtroppo, che al secondo tempo segue un terzo, Cinquanta Sfumature di Rosso (di cui non vi ricorderemo niente, tanto lo trovate su Netflix).
“Dimenticate il passato ed entrate in un mondo più oscuro”

Cosa c’è che non va nella Trilogia di Cinquanta Sfumature? Praticamente tutto e più che meritatamente è stato anche inserito fra i peggiori film del decennio secondo l’Hollywood Reporter. Partendo da un punto di vista legato solo alle questioni cinematografiche, la saga è decisamente imbarazzante (e non per le scene di sesso). La recitazione di Jamie Dornan è probabilmente peggiore di quella di colei che sta scrivendo questo articolo nella recita di fine anno in quinta elementare. Sempre la stessa espressione, un statua greca che non muove mai i muscoli facciali, sia che stia legando la sua partner, sia durante gli attimi di ricordo amaro del proprio passato o magari dinanzi a un imprevisto. A proposito di quest’ultimo punto, come non ricordare la modalità con cui i problemi fanno capolino nelle pellicole e vengono risolti con una facilità disarmante (ricordiamo la violenza subita da Ana o l’ex che ricompare nella loro esistenza). Chiaro è che i film di Cinquanta Sfumature sono degli adattamenti di romanzi inconsistenti, vuoti e pertanto il miracolo non si poteva certamente sperare. Ma qui non c’è niente. Non un briciolo di tensione, non un bisbiglio di drammaticità. Tutto piatto, tutto tristemente brutto.
In questo quadro agghiacciante esiste però qualcosa che forse è la pecca maggiore: la rappresentazione della trasgressione e del BDSM, nata in primis dall’operazione di marketing dei lungometraggi.
“Vieni, voglio mostrarti la mia stanza dei giochi”
Sbagliare un film (in questo caso tre) è perdonabile. Anche perché a distanza di qualche anno è arrivato su Netflix quel gioiellino di 365 giorni che viaggia sulla falsa riga dei lungometraggi su Anastasia e Christian, ma il cui risultato è ben peggiore (pensate un po’), spazzando per un po’ il brutto ricordo della trilogia Grey. Quel che non è invece in alcun modo passabile di Cinquanta Sfumature è il messaggio sbagliato. L’intento è quello di smuovere i bollenti spiriti promuovendo l’idea di portare sul grande schermo il BDSM. Ma fermi tutti: cos’è il BDSM? Non è certo questo il posto per approfondire il tema, motivo per cui se aveste voglia di entrare più nel dettaglio, esistono prodotti dedicati e interessanti a tal proposito (mai sentito parlare di Ayzad e della sua Guida?). In questa sede ci limiteremo solo a fornire le definizioni basilari per comprendere meglio di cosa stiamo parlando. BDSM è l’acronimo di un concetto, di un’idea, un mondo, piacere, sensazioni, legami (in tutti i sensi). Bondage e disciplina, Dominazione e sottomissione, Sadismo e Masochismo. Una sessualità da esplorare in cui non è tutto concesso, ma regolato dal Ssc (Sano, Sicuro e Consensuale). Non è dunque frutto di un abuso sessuale subito, non è stereotipo, non è improvvisazione. E questo è senza dubbio il peggior crimine di Cinquanta Sfumature.
“Tutte le favole meritano un lieto fine”

Nonostante gli infiniti difetti, bisogna riconoscere che Cinquanta Sfumature ha il merito di non cadere mai nella volgarità, seppur le tante occasioni. Tralasciando infatti quelle due o tre frasi ad effetto, pronunciate un po’ così, de botto, i minuti restanti non scivolano mai nel vortice della scurrilità. D’altra parte, E.L. James aveva dichiarato a suo tempo: “Non volevo che fosse graficamente esplicito e so che questo deluderà alcune persone. La cosa più difficile era come e dove pepare il sesso e non dare la sensazione che fosse qualcosa che sembrasse gratuito”.
In ultima battuta, vogliamo chiudere ricordando che seppur si tratti di un materiale decisamente imbarazzante da un punto di vista cinematografico e non corretto sotto il profilo dell’immagine che ne deriva di una certa idea di sesso, tanto meno per le conseguenze e gli effetti prodotti sugli imitatori improvvisati, rimane comunque utile per contribuire ad abbattere tabù e parlare liberamente di eros. Il fenomeno Cinquanta Sfumature, difatti, ha portato alla luce piccole fantasie, desideri, stimolando discussioni e alimentando un dibattito sulla questione.
Per cui, Brutto? Sì, molto. Non corretto? Anche. Utile? Almeno nell’intento.
Per tutti gli altri focus, continua a seguici sul nostro sito, CiakClub.










