Con una carriera pressoché breve ma intensa, Gene Wilder è entrato nell’immaginario collettivo per essere stato il primo volto di Willy Wonka e per il parodistico e geniale ruolo di Victor “Frankestin”.
Il cinema di Wilder non è per tutti. Con uno stile cinico, amaro e a tratti dissacrante, l’attore è passato spesso in secondo piano rispetto a una comicità più immediata, a discapito di alcuni titoli che solo di recente sono diventati dei cult. Dai primi anni ’70, l’attore ha collaborato con svariati registi, da Woody Allen a Arthur Hiller ma non c’è assolutamente dubbio che la chimica con Mel Brooks sia stata di gran lunga vincente nell’esaltarne l’umorismo.
Tutt’altra invece l’atmosfera sul piano privato. La star ha infatti collezionato quattro divorzi in poco più di vent’anni, oltre a un tormentato rapporto con la figlia adottiva. Si è ritirato poi dalle scene per una situazione clinica delicata, culminata in un aggressivo Alzheimer.
Ripercorriamo insieme la comicità scorretta di Gene Wilder attraverso 5 performance iconiche da non dimenticare.
Per favore, non toccate le vecchiette! – Mel Brooks (1968)

Secondo film da co-protagonista e primo progetto da regista di Mel Brooks, Per favore non toccate le vecchiette è un mirabile ritratto della bravura di Wilder che grazie alla sceneggiatura originale di Brooks (Oscar nel 1986) confeziona una delle interpretazioni più divertenti della storia del cinema. L’attore interpreta infatti Leò Bloom, un contabile che si unisce a un impresario fallito nel tentativo di mettere su una frode che possa giustificare le lacune finanziarie del suo assistito.
Per fare ciò, i due allestiscono uno spettacolo teatrale, La primavera di Hitler, nella speranza che Bialystock possa ripagare le vecchiette che seduce e circuisce. Il soggetto, anch’esso originale, sfodera una comicità fuori dagli schemi, ancora lontana dal raffinato cinismo del maturo Wilder. Ai primi germogli della carriera, Brooks decide proprio di rivolgersi a un genere ibrido che includa momenti puramente comici e musicali a cui lui stesso ha contribuito scrivendo i testi e prestando la propria voce.
Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso* (*ma non avete mai osato chiedere) – Woody Allen (1972)
“Tutto quello che avreste voluto sapere sul sesso” è un film del 1972, uno dei pochi ad episodi diretti da Woody Allen, nonché trampolino di lancio di un Gene Wilder reduce dell’insuccesso commerciale di Willy Wonka e la Fabbrica di Cioccolato. In soli 15 minuti di episodio, Wilder dà vita a un personaggio inconsapevolmente instabile, un dottore che, dopo la visita di un paziente nel suo studio, instaura un amore spassionato con Daisy. Potrebbe essere tutto normale, se non che Daisy è una pecora per cui anche il paziente, deciso a riprendersela, avrebbe perso la testa.
Secondo di sette episodi, Che cos’è la sodomia? combina eccellentemente il grottesco della vicenda con la vena irriverente dell’attore che racconta una storia sconclusionata e irreale. Assurdo ma allo stesso tempo magnetico, il lavoro di Allen non tarda a mettere in luce il talento dell’attore che, grazie alla mimica naturale, restituisce allo spettatore una risata genuina e incredula.
Il rinoceronte – Tom O’Horgan (1974)

Teatro e Wilder: una combinazione vincente che fa de Il Rinoceronte uno dei titoli più importanti all’interno della filmografia dell’attore. La pellicola si pone infatti sulla falsariga dell’opera teatrale di Eugène Ionesco in cui gli abitanti di una cittadina sconosciuta si trasformano uno ad uno in rinoceronti. Il film uscì infatti con la premessa di essere una commedia che punta a raccontare l’istinto animalesco delle persone grazie alla performance smodata di tre grandi attori: Zero Mostel, Karen Black e Gene Wilder.
L’interpretazione del giovane Wilder, che nel film ricopre il ruolo di Stanley, si colloca in un nuovo capitolo della sua carriera, a metà tra il prodotto di Allen e il western alternativo di Brooks. La pellicola rappresenta poi la seconda collaborazione tra Gene Wilder e Zero Mostel che avevano già avuto modo di confrontarsi sul set de Per favore, non toccate le vecchiette! del 1968.
Frankenstein Junior ( Young Frankenstein ) – Mel Brooks (1974)

Indiscusso capolavoro di Mel Brooks, Frankenstein Junior (Young Frankenstein) è una palese parodia dei cliché gotici ispirati dall’omonimo romanzo di Mary Shelley. Con un Wilder ormai avviato dalla fortunata collaborazione con il regista, il film reinventa il genere gotico in modo assolutamente geniale attraverso un pretesto che lega passato e presente.
Wilder interpreta Victor Frankenstein, il nipote del famoso scienziato, con una compostezza imperturbabile. Al suo seguito figurano quattro personaggi decisamente fuori dagli schemi che stonano con il carattere mite del personaggio principale. Gene Wilder confeziona infatti una performance divertente, a tratti incontrollata ma di gran stile con la conseguenza di aver dato vita a uno dei personaggi più omaggiati degli ultimi tempi.
Ennesimo merito riconosciuto a Wilder riguarda l’uso della mimica che, più volte nel film, ci regala dei primi piani dove gli occhi vitrei e i capelli arruffati ci riportano all’atmosfera grottesca degli anni ‘30. Gran parte del merito di questa performance va poi all’eccellente doppiaggio italiano che ha saputo esaltare una sceneggiatura che, già di per sé, è spigliata e divertente.
Non guardarmi, non ti sento – Arthur Miller (1989)

Classica, ma non troppo, commedia del 1989 con due imprevedibili Gene Wilder e Richard Pyron, Non guardarmi, non ti sento vede protagonisti Dave Lyons, un uomo sordo, e Wallace Karew, un uomo cieco. Arthur Hiller ci presenta anche un Kevin Spacey al suo quarto film da co-protagonista. Wilder infatti torna a far coppia con Pyron, dopo il titolo del 1980 Nessuno ci può fermare, in una commedia dove l’unione fa la forza.
I due dovranno infatti fare squadra nel momento in cui, davanti alla loro edicola, un uomo viene ucciso, crimine per cui verranno accusati. L’unico modo che hanno per riconoscere l’assassino è dunque affidarsi ai propri sensi e unire gli indizi sull’accaduto. Dave ha infatti visto di sfuggita due gambe mentre Wallace è riuscito a sentire il profumo dell’assassino.
Hiller torna dunque ad esaltare la genialità di Wilder grazie alla spavalda sceneggiatura di Barret e Sultan che non tarda a conferire all’attore quei tocchi comici irresistibili che rendono questa pellicola una delle commedie più alternative degli anni ‘80.
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