Fleabag: 10 cose che abbiamo imparato grazie alla serie

Sotto diversi aspetti, Fleabag è esattamente la serie di cui tutti abbiamo bisogno. Phoebe Waller-Bridge, con il suo sarcasmo cinico e diretto, è riuscita a realizzare una delle serie migliori degli ultimi anni: leggera ma estremamente intelligente, capace di affrontare tematiche molto delicate, divertente e struggente, Fleabag mantiene un equilibrio perfetto e lascia il segno nello spettatore.

Waller-Bridge ha deciso di concludere Fleabag con la seconda stagione: una scelta che ha fatto soffrire i fan, ma che dimostra coerenza. L’autrice aveva infatti pensato sin dall’inizio l’intera storia e non ha voluto applicare aggiunte forzate, nonostante il grande successo riscontrato. Quindi Fleabag rimane un piccolo capolavoro, da vedere e rivedere. I motivi sono tanti, ma qui cercheremo di riassumere le 10 cose che Fleabag ci ha insegnato.

1. Un ritratto di Fleabag onesto e senza retorica

Fleabag con una tazza di teFin dalla prima puntata una cosa risulta chiara: la scrittura di Phoebe Waller-Bridge non ha peli sulla lingua. Uno dei punti di forza di Fleabag è che risulta estremamente onesta. Con l’espediente della rottura della quarta parete, Fleabag guarda allo spettatore dritto negli occhi, rivolgendosi direttamente a lui. Si crea così un incredibile senso di complicità, a volte anche con un semplice sguardo, che ci coinvolge in prima persona.

Quello di Fleabag è un personaggio molto realistico: complesso, sfaccettato, a tratti anche molto negativo. Probabilmente si tratta di uno dei personaggi femminili scritti meglio degli ultimi anni. Lontana da qualsiasi stereotipo, idealizzazione e retorica, Fleabag è un ritratto incredibilmente sincero e ben strutturato di una donna indipendente ma problematica, alle prese con difficoltà familiari, economiche e personali.

Fleabag è un personaggio di cui abbiamo bisogno: la rappresentazione perfetta di una generazione allo sbando in un mondo che sta cambiando. Ci rivela i suoi pensieri, anche quelli più intimi, quelli che tutti pensiamo ma non abbiamo il coraggio di rivelare ad alta voce. E man mano iniziamo a scoprirla, a conoscerla, a scavare nella sua psiche che si rivela decisamente profonda e complessa. Come chiunque, non possiamo catalogarla: è allo stesso tempo una ragazza intelligente e sarcastica, una giovane donna problematica e allo sbando, una ribelle indipendente e una ragazza alla ricerca della sua strada. Nella sua complessità, riusciamo a rivederci, ci sentiamo compresi. Abbiamo bisogno di più personaggi onesti come Fleabag.

2. È lecito essere “una pessima femminista”, come Fleabag

Fleabag con un porcellino d'indiaPer vari motivi Fleabag è una serie che si presta ad una lettura in chiave femminista e la stessa protagonista si definisce tale. E’ una donna emancipata che tiene molto alla propria indipendenza. Non la vediamo mai fare attivismo direttamente, ma sicuramente ne condivide i principi. D’altra parte, Fleabag è una femminista “imperfetta”.

La vediamo talvolta comportarsi in modo egoista, avere poco rispetto di sé, confrontarsi con uomini che la trattano male o, ancora, pensare cose che potremmo considerare sbagliate. Durante un convegno dichiara esplicitamente che sarebbe disposta a rinunciare a cinque anni di vita in cambio del “tanto bramato corpo perfetto”, per poi rimproverarsi di essere “una pessima femminista”. In un’altra scena, invece, si chiede se sarebbe così femminista anche “se avesse le tette più grandi”.

In un periodo storico come quello attuale, in cui le lotte sulla parità di genere sono tanto accese quanto discusse, Fleabag ricorda un elemento fondamentale: il femminismo, così come qualsiasi altra forma di attivismo, è un percorso. Un discorso è credere e condividere determinati ideali, ma più difficile è applicarli sempre. E’ concesso anche commettere errori, avere momenti di debolezza, porsi dei dubbi. E’ concesso, ogni tanto, essere “una pessima femminista”E’ un discorso apparentemente scontato, ma in realtà non così tanto in una società che condanna e attacca così facilmente. Anche in questo caso Waller-Bridge riesce ad essere sincera, intelligente e rassicurante.

3. Vedere corpi e fisicità con naturalezza

Fleabag ed Henry davanti ad una statuaIl corpo, la fisicità e il sesso sono temi molto presenti in Fleabag. Waller-Bridge usa il corpo come un linguaggio, con diversi significati e livelli di interpretazione, ma senza nessun tipo di stigma o giudizio. In un primo momento Fleabag è semplicemente una ragazza con una vita sessuale attiva e spigliata: non cerca veramente delle relazioni, semplicemente si diverte, e in questo non c’è assolutamente niente di male. Vediamo semplicemente una donna a proprio agio col proprio corpo, sotto vari punti di vista.

Tuttavia solo successivamente scopriamo che per Fleabag il sesso è anche una valvola di sfogo, che talvolta assume una connotazione poco sana: alla fine della prima stagione confesserà di pensare che il corpo è tutto ciò che le rimane, e che negli altri cerca una validazione di sé. Il corpo diventa quindi un mezzo per non pensare ad un’interiorità ancora sconvolta dal lutto e dal senso di colpa.

Infine abbiamo una visione artistica del corpo. La matrigna di Fleabag (interpretata da Olivia Colman) è un’artista erotica che utilizzerà la fisicità come forma d’arte. Si crea un processo straniante tra questa visione sublimata, ma allo stesso tempo concreta, e le bizzarre serate della protagonista. Fleabag e la Matrigna hanno forse due modi opposti e allo stesso tempo simili di approcciarsi alla fisicità: entrambe, in realtà, usano il corpo come mezzo di espressione della propria interiorità e hanno di esso una visione a tratti ossessiva.

Il punto d’incontro starà nella statuetta raffigurante un nudo femminile che sarà presente in tutta la serie: Fleabag continuamente lo ruberà e tenterà poi di restituirlo invano. La userà come regalo, come trofeo, come mezzo per scusarsi. E’ forse ancora una volta un simbolo del valore e delle sfaccettature che un corpo può assumere. Solo alla fine scopriremo che il modello per quel nudo era la madre di Fleabag: a quel punto questo attaccamento alla statuetta assume ancora un valore in più, quasi sacro.

4. Perché mettono le gomme alla fine delle matite

Fleabag co Boo davanti alla portaNonostante all’apparenza sia spigliata e ironica, Fleabag è continuamente logorata dal senso di colpa. Si ritiene infatti colpevole per la morte di Boo, la sua migliore amica. Conosciamo Boo solo tramite alcuni flashback disseminati nel corso delle stagioni, eppure risulta un personaggio estremamente positivo: un’amica fedele, attenta, dolcissima, che riesce sempre a trovare le parole perfette per tirare Fleabag su di morale.

Probabilmente la visione che abbiamo di lei è filtrata dalla soggettività di Fleabag, che tra la mancanza, il lutto non elaborato e il senso di colpa idealizza l’amica, ricordandola come una persona ineccepibile. Per questo risulta, a contrasto, ancora più turpe il tradimento di Fleabag nei suoi confronti.

In generale Fleabag non è mai un personaggio del tutto positivo: spesso mente, imbroglia, si comporta in modo infantile o poco responsabile e commette una lunga serie di errori. Spesso possiamo giustificare i suoi comportamenti sulla base dei suoi problemi, delle sue debolezze e insicurezze. Ma più in generale, semplicemente Fleabag è molto umana. E’ ancora una volta Boo a darci la risposta perfetta, di una semplicità disarmante: “Le persone sbagliano. E’ per questo che mettono le gomme in fondo alle matite”. Stare a rimuginare sugli errori non serve, a volte bisogna solo concedersi di poter cancellare, per poi riscrivere.

5. Il rapporto di Fleabag con Claire

Fleabag e Claire sotto un ombrelloTra tutte le relazioni disfunzionali che Fleabag intreccia nel corso delle due stagioni, l’unico vero affetto stabile che ha è quello della sorella Claire. Inizialmente ci sembra che i due personaggi siano assolutamente opposti tra loro: Claire è una donna tutta d’un pezzo, con una carriera di successo, un matrimonio all’apparenza solido. E’ molto matura, ha una strada ben definita e un carattere forte e deciso. L’instabilità sociale e mentale di Fleabag è molto lontana.

Scopriremo poi che in realtà non sono così distanti: anche Claire è una ragazza molto fragile e insicura, il suo matrimonio è in rovina, sotto certi aspetti quasi invidia la libertà della sorella. Nonostante le differenze, le due sono incredibilmente legate tra di loro. Le vediamo sostenersi, aiutarsi, rifugiarsi l’una nell’altra. Ci sono momenti in cui si accusano a vicenda, perdono fiducia o si allontanano. Ma in realtà sanno sempre di poter contare l’una sull’altra.

Il rapporto tra Claire e Fleabag è un bellissimo esempio di legame imperfetto ma forte e sincero. Un esempio di sorellanza, nonostante le difficoltà e le differenze. Sono diverse ma complementari: Claire garantisce a Fleabag solidità, mentre Fleabag aiuta Claire a lasciarsi andare e a riscoprire sé stessa. Insieme crescono, migliorano, si fanno del bene.

6. A volte abbiamo solo voglia di piangere

Fleabag durante il ritiroFleabag e Claire partecipano a diversi convegni e seminari che dovrebbero aiutarle a superare la perdita della madre, o almeno questo è il maldestro intento del padre. Nella 1×04 si ritrovano quindi a soggiornare in una sorta di ritiro spirituale, in cui devono svolgere degli esercizi in totale silenzio. Nell’edificio adiacente, invece, si svolge un workshop decisamente meno silenzioso per aiutare uomini accusati di molestie.

A fine puntata entrambi i seminari si rivelano alquanto inefficaci. Alla fine Fleabag si trova a confrontarsi con il manager di banca molestatore. Quest’ultimo dimostra una reale voglia di cambiare, di voltare pagina: nonostante le azioni commesse, non c’è una condanna definitiva nei suoi confronti, c’è una possibilità di redenzione. D’altra parte, Fleabag non è ancora riuscita a trovare la pace. Per la prima volta, dopo tanto silenzio, lo confessa apertamente: “Ho solo voglia di piangere, continuamente”.

Probabilmente Fleabag soffre di depressione, ha dei traumi che non si possono risolvere con della semplice meditazione. I suoi atteggiamenti sarcastici e libertini sono un tentativo di nascondere questa realtà. Questa grande voglia di positività quasi forzata che spesso va di moda, questo tentativo maldestro di silenziare il dolore con strani rituali, non basta. A volte possiamo anche, semplicemente, avere solo voglia di piangere. La serie di Waller-Bridge normalizza anche questo.

7) Possiamo anche non piacere

Fleabag con suo padreUn personaggio forse sottovalutato, ma molto interessante di Fleabag, è il padre. E’ un uomo anziano che ha perso la moglie e sta per risposarsi. La cosa più evidente è la sua assoluta incapacità di esprimere le sue emozioni: forse per un retaggio culturale antiquato, ogni volta che deve spiegare ciò che prova inizia a balbettare fino a pronunciare solo poche, confuse, parole.

In realtà è un uomo molto dolce che tenta, a modo suo, di mantenere l’ordine nella sua famiglia. Eppure ci sono momenti in cui rivela una grande schiettezza, dimostrando di essere colui che conosce e comprende meglio le sue figlie. Sul finale della seconda stagione c’è una scena molto intensa: il padre sta per sposarsi, ma Fleabag lo trova chiuso in soffitta alle prese con una trappola per topi. Ancora una volta non riesce a confessare di essere lui ad aver paura del matrimonio, di sentirsi come in trappola. Alla fine si rivolge alla figlia con una sincerità estrema: le dice che è una ragazza difficile, e poi aggiunge “Ti voglio bene ma non sono sicuro che tu mi piaccia“.

E’ una frase difficile da sentirsi dire, soprattutto da un genitore. D’altra parte diamo per scontato che a persone che ci sono così vicine piacciamo necessariamente. Il padre non le nega il suo amore incondizionato, ma Fleabag si è spesso comportata male nei suoi confronti: è legittimo che lei non gli piaccia. Ed è anche possibile che, se riuscirà a superare i suoi problemi, riuscirà a farsi apprezzare anche dal padre. Intanto, è possibile che ai nostri genitori non piacciamo, e va bene anche così.

8) Esci e flirta con qualcuno

La donna d'affari parla con FleabagNel terzo episodio della seconda stagione Fleabag si confronta con una donna d’affari, premiata durante una serata con i colleghi di Claire. Si tratta di una donna sulla cinquantina, sicura di sé, realizzata, che sembra quasi indicare la via per la protagonista. Diretta e affasciante, la donna pronuncia un intenso discorso motivazionale per tutti.

Prima di tutto ribalta l’idea secondo cui la giovinezza è necessariamente il periodo migliore della vita, quello che ricorderemo con nostalgia: c’è anche dolore, fisico e psicologico, e invecchiando va meglio. Ma dopo un elogio alla menopausa come liberazione dal dolore, è bene comunque sfruttare ciò che l’essere giovani ci permette: il contatto con le altre persone. Anche e soprattutto il contatto frivolo, leggero e divertente. Le persone sono tutto quello che hai, quindi va’ a flirtare con qualcuno“.

Ma non significa flirtare in una disperata ricerca di affetto, come spesso fa Fleabag. E’ semplicemente una festa, un gioco senza conseguenze, una distrazione dal dolore a cui siamo condannati, il vantaggio di avere 30 anni. Quindi, semplicemente, esci e flirta con qualcuno. Perché no?

9) Qualcuno che mi dica cosa fare nella vita

Fleabag nel confessionaleSiamo abituati a vedere personaggi che sono modelli, persone con un obiettivo o un ideale da raggiungere. La loro storia è solitamente un percorso di crescita e formazione, con una direzione, volta a raggiungere una meta. Fleabag non è così. Se inizialmente, nonostante i suoi problemi, ci sembra comunque una ragazza decisa e sicura di sé, scopriremo che in realtà non ha alcun punto fisso.

Per questo uno dei momenti più intensi e iconici della serie è la confessione di Fleabag col Prete, nel quarto episodio della seconda stagione. In un luogo sacro che non le si addice affatto, ubriaca e profana in un confessionale, la protagonista riesce finalmente ad aprirsi del tutto. E’ qui che confessa che tutto ciò che vorrebbe è “qualcuno che mi dica come vivere la mia vita perché finora ho sbagliato tutto”.

Qualcuno che le indichi come vestirsi, cosa ascoltare, cosa dire, come comportarsi. E’ un pensiero che non ci aspetteremmo da nessun adulto indipendente, da nessuna donna femminista, da nessun protagonista di una serie. Ma Fleabag non ha più nessun punto di riferimento, nessuna fiducia in sé stessa e nessuna grande meta da raggiungere. Quanto sarebbe bello, allora, avere una strada sicura, qualcuno che ci indichi esattamente cosa fare, senza avere una scelta, senza il rischio di sbagliare. Un Dio o chi per esso, da seguire fedelmente e a cui affidarsi. E’ questo che Fleabag confessa nel suo momento più fragile e onesto. Nel momento in cui è più facile ritrovarci in lei e capirla.

10) Passerà

Fleabag e il Prete alla fermata del busIn Fleabag non manca il tema dell’amore, anche se mai troppo romantico e mai stereotipato. Le varie storie della protagonista non sono mai basate su un reale sentimento. E’ affetto reale, invece, quello che prova per Claire o per Boo. C’è l’amore coniugale, positivo tra i genitori, ormai in rovina tra Claire e il marito.

Ma a Fleabag sembra di essere realmente innamorata solo quando incontra il Prete (Andrew Scott). Un amore ovviamente impossibile e doloroso. Forse anche in questo caso, la donna vede in lui l’emblema di quella stabilità che tanto brama. Eppure questo incontro la pone di fronte ad una parte di sé, quella emotiva e fragile, che tenta continuamente di nascondere. E’ ancora una volta il padre a comprenderla meglio, quando le dice che lei sa meglio di tutti come amare, e per questo per lei è così doloroso.

L’amore è spaventoso, ti fa dubitare di te stesso. Quindi non è strano che non vogliamo affrontarlo da soli”. E’ l’omelia del prete durate il matrimonio che sta celebrando. Per l’amore di coppia ci vuole forza e speranza, e non sempre si trova. E non è neanche l’unica espressione dell’amore. E’ come se l’amore sia qualcosa con cui si nasce, che appartiene alla singola persona. Semplicemente, delle volte si trova un’altra persona a cui dare questo sentimento, altre volte no. Alla fine Claire avrà il suo grande gesto romantico, fuggendo per raggiungere il collega di cui è innamorata in aeroporto. Fleabag no, non avrà il suo lieto fine.

Quando, seduta alla fermata del bus, Fleabag dichiarerà al Prete di amarlo, la sua risposta è “Passerà”. Una risposta secca, spietata, ma vera. Quell’innamoramento farà male, ma passerà. E’ un finale amaro, ma è un finale solo per noi. Vediamo Fleabag andare via, col suo mezzo sorriso, la sua statuetta e gli occhi ancora lucidi. E siamo sicuri che le sue avventure, le sue bizzarre serate e i suoi strani incontri continueranno. Semplicemente, passerà.

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