Disney+: pregi e difetti della nuova piattaforma streaming

L’arrivo di Disney+ sul mercato italiano ha rappresentato una rivoluzione nel mondo dei servizi streaming della nostra penisola. Complice anche il drammatico periodo di quarantena che stiamo vivendo in Italia, l’ultimo progetto commerciale della The Walt Disney Company ha visto fin da subito un elevato numero di abbonati e, nel complesso, un buon riscontro da parte del pubblico.
Quello che faremo in questo articolo è andare a vedere più nel dettaglio i pregi e i difetti di quella che, secondo molti, potrebbe diventare l’alternativa più valida a Netflix e Prime Video.

IL TARGET ATTUALE SARA’ ANCHE IL TARGET FUTURO?

Indispensabile per quest’analisi è focalizzarsi, per prima cosa, su una domanda che tutti si sono posti al lancio della piattaforma streaming di Disney+: qual è il suo target?
La risposta a questa domanda non è semplice come si crede e, per rispondere, bisogna fissare un punto fondamentale: il target lo si può trovare anche a posteriori.

Il racconto che si fa di Disney+ è volto a descrivere la piattaforma come un servizio pensato appositamente per la “famiglia”, nella più Disneyana delle sue concezioni. Ma chi ci dice che il target sia davvero destinato ad essere per sempre questo?
Analizzando i dati che orde di data-analyst riceveranno sarà molto facile tracciare un segmento di pubblico, conoscere le sue preferenze, conoscere le varie percentuali di età maggiormente coinvolte nella riproduzione dei prodotti presenti su Disney+ e, sulla base di questi dati la Disney trarrà le proprie conclusioni trovandosi di fronte ad una scelta che a noi non può esser chiara da subito: fidelizzare con il pubblico che si è creata proponendo nuovi contenuti sulla falsariga di quelli già esistenti o cercare di allargare il più possibile il proprio pubblico?

Disney+ è indubbiamente, a primo impatto, un prodotto “per famiglie” fiero del suo essere tale e che sembra voler puntare esplicitamente su di loro.
Disney+ va, però, a riempire egregiamente un vuoto, che prima o poi qualcuno avrebbe dovuto colmare, lasciato dai servizi che costituiscono una sorta di duopolio nel mondo dello streaming, Netflix e Prime Video.
Nè Netflix nè Prime Video hanno mai fatto trasparire un’apertura verso il target che sembra voler essere quello di riferimento di Disney+ e, in quest’ottica, la manovra commerciale della Walt Disney Company è da ritenersi perfetta.

In questo contesto Disney+ risponde alla perfezione ad un pubblico fatto essenzialmente di “famiglie giovani” con bambini ancora piccoli che possono certamente apprezzare la vasta gamma di film e serie tv presenti nella piattaforma. Gli stessi genitori potrebbero, per svago, guardare anche i film che hanno caratterizzato la loro adolescenza o rivivere la magia, ancora viva nella mente, dei grandi classici della Disney e degli splendidi film della Pixar.
Se il target di Disney+ appare chiaro, appare difficile capire come esso potrà essere fidelizzato.

Disney+
Immagine da The Mandalorian

I CONTENUTI ATTUALI, I CONTENUTI FUTURI:

Quando finiscono i prodotti di qualità visibili sulla piattaforma cosa si fa? Ci si lancia in serie improbabili su High School Musical o in remake in live-action di classici Disney di cui non se ne è mai sentito il bisogno oppure ci si gode un bel documentario della National Geographic o qualche film prodotto dalla 21st Century Fox?
Finito l’effetto magico o nostalgico che causano certi prodotti presenti su Disney+ cosa si fa? Si mantiene l’abbonamento alla piattaforma per farla usufruire ai propri bambini o si disdice ritenendo meglio far vedere ai propri figli i cartoni animati che danno in televisione, qualitativamente migliori delle serie ora presenti su Disney+?

Ad occhio è questo il grande difetto che ha dimostrato, al lancio, Disney+: una scarsa selezione di contenuti su cui avere non scelta, ma indecisione. L’indecisione sorge quando non si sa se guardare prima Dumbo o La spada nella roccia, se guardare prima i film di Star Wars o i film della Marvel, se guardare prima Togo o il live-action di Lilli e il vagabondo. Finita l’indecisione rimane soltanto una scelta passiva dettata da una curiosità che si spegne subito dopo aver compiuto essa. I film presenti, infatti, non sono film imperdibili e, tolto qualche cult degli anni che furono, c’è davvero poco che valga la pena guardare.
Un discorso simile si può fare anche con le serie che, tolta qualche eccezione, sono tutto fuorchè imprescindibili.

A difesa di Disney+ si può però dire che è abbastanza scorretto fare considerazioni di questo tipo a 10 giorni dal lancio e che, nel corso dei mesi, molti saranno i nuovi contenuti ad essere inseriti sulla piattaforma. Ricorderemo tutti come Netflix e Prime Video, ai primi mesi di lancio, avessero un catalogo abbastanza scarso e non di qualità elevata. La speranza è che i prodotti, originali o no, possano avere una effettiva qualità e non vengano  introdotti solo “per far numero”, come quelli presenti ad oggi. Molte sono le serie che si prospettano interessanti, sempre indirizzate ad un target ben preciso, che usciranno nei prossimi mesi e il successo di quest’ultime sarà fondamentale per capire se Disney+ potrà diventare una solida e corposa piattaforma streaming, cosa che al lancio non sembra essere.

Disney+
Locandina di lancio della serie High School Musical: The musical

IL RAPPORTO QUALITA’-PREZZO: UNA SCOMMESSA SUL FUTURO?

Appare evidente come il prezzo di abbonamento mensile di Disney+ voglia apparire competitivo soltanto nei confronti di Netflix. Con 6 euro e 99 centesimi hai a disposizione per un mese tutti i contenuti presenti in catalogo, con 69 euro e 99 centesimi hai invece a disposizione tutti i contenuti in catalogo per un anno.
La proporzione prezzo mensile-prezzo annuale è quella classica, ma, se regge bene il confronto con Netflix, esce davvero male in un confronto con Prime Video che offre i propri contenuti (e i vari servizi di Prime) a 4 euro e 99 centesimi al mese e a 36 euro annui con un risparmio di più di 23 euro rispetto ad un semplice rinnovo mensile dell’abbonamento.

Fatti questi conti ci si chiede: vale la pena spendere adesso 69 euro e 99 centesimi per un servizio che non so cosa potrà offrirmi da qui ad un anno?
Appare evidente che è molto più conveniente sottoscrivere un abbonamento mensile e, se insoddisfatti per la qualità dei prodotti che usciranno, disdire, piuttosto che rischiare di avere per un anno un servizio che in un mese esaurisce tutto ciò che ti può dare.
Il periodo di quarantena che stiamo vivendo, inoltre, stimola sicuramente a passare del tempo a godersi i contenuti disinteressati e leggeri presenti in una piattaforma come Disney+ e, di fronte a ciò, c’è il forte rischio che in un mese si sia visto già tutto ciò che si voleva vedere sulla piattaforma.

E’ meglio quindi aspettare di sapere che nuovi contenuti saranno presenti di mese in mese e rinnovare l’abbonamento mensilmente. Si arriverebbe, pagando 6 euro e 99 centesimi ogni mese per un anno, a superare di 13 euro il prezzo dell’abbonamento annuale e, a conti fatti, risulterebbe sicuramente meglio spendere 13 euro in più alla fine di un anno piuttosto che spendere 69 euro e 99 per un servizio che rischia di rimanere inutilizzato per lunghi periodi di tempo.
Certo nulla vieta di scommettere sulla Disney che, se vuole che la sua diventi una piattaforma streaming di livello, deve proporre qualche buon contenuto in più per far valere 6 euro e 99 che appaiono troppi rapportati a quanto offre Disney+ allo stato attuale.

LE ESCLUSIVE E I CONTENUTI ORIGINALI

Le esclusive, punto forte al lancio della piattaforma, mantengono le aspettative.

Lilli e il Vagabondo non è nulla di speciale, come in molti temevano, ma è l’ideale per passare delle ore di spensieratezza con la propria famiglia. Il film soffre della solita mancanza di espressività degli animali, resi con una computer grafica che deve essere assolutamente rivista dalla Disney se vuole andare avanti su questa strada.
Di Togo, che ha ricevuto un ottimo consenso da parte della critica, si può invece elogiare la prestazione eccellente di Willem Dafoe e la attenta regia di Ericson Core, in grado di dare un’insospettabile originalità ad un film che merita anche più di una visione.
La serie The Mandalorian si sta dimostrando una serie più che ottima, adatta anche a chi non è fan di Star Wars, con un’ambientazione fantastica, effetti speciali mozzafiato ed una trama avvincente ed accattivante, ma da sola non può valere il prezzo del biglietto.

Il livello delle altre serie originali è, infatti, abbastanza basso. Poche sono le serie che meritano di essere viste fra le esclusive in catalogo e molte presentano dei palesi limiti di budget che le rendono abbastanza trascurabili.
C’è però da dire che, chi scrive, scrive con gli occhi di un adulto che non può dire con certezza se dei prodotti per un pubblico di bambini siano validi o no e che quindi quest’ultima, più delle altre, è un’opinione strettamente personale.

Togo, film presente in esclusiva su Disney+

VALE LA PENA ABBONARSI A DISNEY+?

La sensazione, alla luce dei 10 giorni di esistenza i Disney+, è che la piattaforma streaming non miri ad essere alternativa, ma ad essere accessoria.
Molti saranno in futuro i pacchetti che permetteranno di usufruire del servizio Disney+ in aggiunta a qualcos’altro e probabilmente solo tramite bundle Disney+ potrà allargare sempre di più il proprio pubblico fino a diventare una piattaforma streaming completa.
Se si pensa però che Disney+ possa un giorno prendere il ruolo di Netflix nel mondo dello streaming digitale si deve credere anche che un giorno la Disney possa acquistare Netflix, perché è l’unica condizione per far sì che ciò si verifichi.

In conclusione, Disney+ è un gradevole servizio che va a coprire una zona del mercato lasciata vuota, ma che non sembra avere le carte in tavola, forse volutamente, per andare a porsi come alternativa.
Disney+ è pensato esplicitamente per una fascia di pubblico non rappresentata dagli altri servizi streaming.
Se il mercato dello streaming è un paese in cui sono presenti due market di alimentari, Disney+ è un panificio da cui passare sapendo che lì c’è il pane più buono del paese, ma che il panettiere non potrà mai darti anche il miglior latte.

Sicuramente in questo periodo di quarantena è piacevole, per le famiglie con dei bambini costrette in casa, poter usufruire di un servizio del genere, ma la sensazione è che fra qualche mese Disney+ diventerà semplicemente un “altro da” e non un “parte di” di un mercato che per ora può vedere soltanto due piattaforme, Netflix e Prime Video, contendersi il monopolio.
Non per questo si deve però pensare che Disney+ non possa, fra qualche mese, essere un ottimo investimento.

Questo ed altri approfondimenti su Ciakclub.it

 

 

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