E se il mondo fosse troppo poco per alcuni individui? Se la grandezza li opprimesse al punto di non potersi accontentare di una vita “normale”?
Probabilmente è il caso di quelli che, mi sbilancio (e non lo faccio mai), sono i due pesi massimi della recitazione: Al Pacino e Robert De Niro.
È però anche il caso dei loro due personaggi in Heat – La sfida, film che li vede finalmente protagonista ed antagonista, considerabile alla stregua del ring di un moderno The Rumble in the Jungle cinematografico: ovvero l’incontro tra Robert De Niro e Al Pacino, lo scontro tra Vincent Hanna e Neil McCauley.
Antefatto
Metà anni Novanta, i due attori sono ormai maturi, hanno alle spalle pellicole di culto, come Taxi Driver o Il padrino. Ecco, il padrino. Il sequel del capolavoro con Marlon Brando, vede i due attori insieme, ma per poco e senza che siano i simboli di Hollywood con i quali Michael Mann si troverà a lavorare. Sono maturi e pronti per un confronto.
Nel film sono due uomini profondamente simili, ma che hanno imboccato due strade completamente opposte: denominatore comune? La malsana ossessione per la propria professione, quella di poliziotto uno e quella di ladro l’altro, che li costringe ad una vita di solitudine ed infelicità.

Il confronto
In Heat Michael Mann non brucia l’opportunità di un confronto tra i due. Li presenta singolarmente, li avvicina, stuzzica l’interesse dello spettatore finché, dopo un’ora di film:
“Come andiamo? Te la prendi una bella tazza di caffè con me?”
“Volentieri, perché no?”
“Allora seguimi.”
Un dialogo qualunque. Un routiniero e dozzinale scambio di battute, come se ne sentono a centinaia nei film.
In qualunque altra situazione, mutatis mutandis, ciò corrisponderebbe al vero. Non qui, non questa volta.
Ci stiamo avvicinando al momento che tutti aspettano, ovvero il confronto tra i due attori.
Facciamo un passo indietro.
La scena di incontro-scontro tra i due sarà in un caffè. C’è già tanto nell’inquadratura, scegliere un’ambientazione che esulasse dall’ordinario sarebbe stato davvero troppo.
Prima però c’è l’incontro in tangenziale, quello riportato sopra:
Vincent Hanna, scende dalla macchina armato, si avvicina alla vettura del criminale Neil McCauley e gli chiede:
“Come andiamo? Te la prendi una bella tazza di caffè con me?”
Segue una lunga pausa prima della risposta:
“Volentieri, perché no?”
Nuovamente pausa:
“Allora seguimi.”
McCauley tentenna, si guarda in giro e si convince.
In Heat è tutto estremamente semplice. Dialoghi, musica di sottofondo, montaggio. Tutto ridotto ai minimi termini per dare quanto più spazio possibile ai due attori.
Un caffè che sa di leggenda
Seduti al tavolo finalmente si può combattere il match. Entrambi nutrono stima per l’altro, Entrambi sanno di essere simili, se non identici. Hanno semplicemente imboccato strade diverse.
“Non esiterei un attimo se dovessi spararti”
“Io nemmeno”
Affermano l’un l’altro senza remora alcuna. Da questo confronto si intuirà che il finale sarà un affare per loro due: tutte le persone che si muovono nel film appaiono come macchiette, una cornice mobile che permette al carisma dei due attori di risaltare ancor più, di brillare di luce propria.
Entrambi capiscono che la stima reciproca è ben riposta e che nessuno dei due riesce a mantenere degli affetti a causa della propria ossessione.
Un’ossessione che trascende il significato stesso permeato dal termine: è un’ossessione all’ennesima potenza, morbosamente totalizzante.
La stessa che probabilmente ha accompagnato la vita di Al Pacino e Robert De Niro, incapaci di non eccellere nella recitazione, al prezzo di dedicare tutti loro stessi.
Conclusione
Una vita intera senza “avere affetti o fare entrare nella tua vita niente da cui non possa sganciarti in 30 secondi netti se senti puzza di sbirri dietro l’angolo” che finisce così, con uno che muore e uno che per ucciderlo ha perso tutto. Tenendosi per mano.
Ed è così sottile il confine che separa il successo dalla sconfitta: Vincent uccide Neil, eppure gli tiene la mano. La sensazione è che non abbia vinto: fallire gli avrebbe dato uno scopo, incarcerarlo, invece, appagamento. Lo uccide, senza esitare, proprio come avrebbe fatto Neil, il criminale, il cattivo. Vincent è ancora vivo, ha fatto il suo dovere, ma non gli resta più nulla. O meglio, gli resta la mano di Neil, che non riesce a lasciare.
E voi, cosa ne pensate di Heat?
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